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Studio BURDI

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Questo è il Podcast dello
Studio BURDI.

Giorgio Burdi è psicologo e psicoterapeuta e Sessuologo con oltre trentacinque anni di esperienza clinica, maturata nell’ambito della psicologia, della psicoterapia e della ricerca sui processi di cambiamento della persona.

Accanto all’attività professionale, è autore di numerosi libri pubblicati su Amazon, raccolti nella collana editoriale “Psicologia e Psicoterapia Applicata”, nella quale affronta, con un linguaggio profondi, rigoroso ma accessibile, temi legati al cambiamento personale, alle relazioni, alle emozioni, al superamento della sofferenza psicologica e allo sviluppo dell’identità…

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  • 28 episodes
  • Avg 6 min
  • Italian
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  • Monday · 1 min

    Number One Number Two

    It is not a manual for surviving but an instrument for revealing yourself: a resolute method for reading and strengthening your inner structure, for listening to the voice buried beneath what does not belong to us, and for tracing difficulties back to their origin before they harden into structured disorders. For those who live under the weight of guilt, for those who have built a life that works but does not resemble them, for those seeking a path of personal growth that refuses to settle for consolation. The fruit of thirty-six years of clinical listening and research. Studio BURDI, with Giorgio Burdi, psychologist and psychotherapist. Practices in Bari and Rome. https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/ Author bibliography on Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • Monday · 10 min

    Psicoterapia Senza Diagnosi

    Quando una persona viene definita da una diagnosi, smette di essere voce e diventa sintomo, smette di essere volto e diventa codice. Questo episodio è un manifesto contro le etichette, quelle che dividono i popoli e quelle che si insinuano nella coscienza di un singolo fino a diventare identità. Si parla di come la diagnosi, quando si fa identità, diventi un tatuaggio invisibile che accompagna ogni gesto. Di quei pazienti che entrano in studio dicendo "io sono un bipolare" invece di "ho la sindrome bipolare". Del fatto che le diagnosi hanno quasi sempre carattere temporale ed evolutivo, perché tutto nella mente umana si trasforma, e che la psicoterapia lavora proprio per il trapasso di una diagnosi. E di che cosa fa lo psicoterapeuta in una psicoterapia senza diagnosi: valuta il livello di gravità della sofferenza, decide se può essere affrontata attraverso un percorso psicoterapico o se serve un invio a un altro specialista, e lo fa senza etichette. Un episodio per chi si è sentito ridotto a una scheda e vuole tornare a essere una storia da ascoltare. Studio BURDI, con Giorgio Burdi, psicologo psicoterapeuta. Studi a Bari e a Roma. Bibliografia dell’autore su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST Leggi qui l’articolo https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/psicoterapia-senza-diagnosi/

  • Sunday · 11 min

    Psicoterapia Senza Diagnosi

    Quando una persona viene definita da una diagnosi, smette di essere voce e diventa sintomo, smette di essere volto e diventa codice. Questo episodio è un manifesto contro le etichette, quelle che dividono i popoli e quelle che si insinuano nella coscienza di un singolo fino a diventare identità. Si parla di come la diagnosi, quando si fa identità, diventi un tatuaggio invisibile che accompagna ogni gesto. Di quei pazienti che entrano in studio dicendo "io sono un bipolare" invece di "ho la sindrome bipolare". Del fatto che le diagnosi hanno quasi sempre carattere temporale ed evolutivo, perché tutto nella mente umana si trasforma, e che la psicoterapia lavora proprio per il trapasso di una diagnosi. E di che cosa fa lo psicoterapeuta in una psicoterapia senza diagnosi: valuta il livello di gravità della sofferenza, decide se può essere affrontata attraverso un percorso psicoterapico o se serve un invio a un altro specialista, e lo fa senza etichette. Un episodio per chi si è sentito ridotto a una scheda e vuole tornare a essere una storia da ascoltare. Studio BURDI, con Giorgio Burdi, psicologo psicoterapeuta. Studi a Bari e a Roma. Bibliografia dell’autore su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST Leggi qui l’articolo https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/psicoterapia-senza-diagnosi/

  • Saturday · 3 min

    Ognuno si schianta nei bui altrui

    Ognuno si schianta nei bui altrui. Quando parliamo di schianto pensiamo a uno scontro in auto, ma nelle relazioni non esiste un dispositivo o una spia che ci avverta del pericolo. Il meccanismo più frequente è la proiezione: desideri, voglia di un rapporto e fragilità irrisolte vengono proiettati sulla realtà, come un film creato da noi. Poi, d'improvviso, ci troviamo nel buio dell'altro, che ruba le nostre energie e ci chiede un amore di cui non siamo responsabili. Persistiamo, ignoriamo il nostro sentore, perdiamo la bussola, e ci chiediamo cosa fare perché l'altro cambi: l'altro non cambia se non è lui a volerlo. Quando il film si spegne e la sala diventa buia, resta una vocina che non abbiamo mai ascoltato, e i sintomi di malessere trovano finalmente una spiegazione. Nel finale, un pensiero: tutto dipende da noi, relativamente. Puoi leggerlo qui https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/ognuno-si-schianta-nei-bui-altrui/ Libri dell’autore https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • Saturday · 3 min

    La realtà è la cura

    La realtà è la cura. Spesso non vediamo la realtà così com'è, ma attraverso occhiali che proiettano le nostre credenze, prospettive, illusioni e la nostra esperienza di vita, ed è per questo che le persone reagiscono in modo diverso alla stessa situazione. Abbiamo schemi con cui leggiamo le esperienze quotidiane: a seconda di quanto sono rigidi o adattivi, davanti a un "Sei bella oggi" possiamo sentire un complimento oppure un'ironia, e agire in modo più o meno sano. L'emozione che proviamo dipende dall'interpretazione che diamo a ciò che ci accade. I pensieri negativi, intrusivi e ricorrenti, ci avvolgono come una nuvola che offusca la visione. Come possiamo cambiare il modo in cui ci sentiamo? Cambiando il discorso interno che abbiamo con noi stessi, e chiedendoci se ciò che pensiamo è davvero così. I nostri pensieri sono interpretazione ed elaborazione della realtà, non la realtà stessa: per cambiare il sistema di credenze ci vogliono pratica e sforzo. Lo trovi su https://www.burdi.it/la-realta-e-la-nostra-cura/ I libri dell’autore sono su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • Saturday · 9 min

    L’Amore di Sé

    L'amore di sé Lo trovi su Amazon https://amzn.eu/d/09UbDqhS è un libro che nasce dalla necessità primaria di ritornare proprietari di sé stessi, ripartendo da sé. Chi non si è mai guardato allo specchio? Lo facciamo per il volto, per i capelli, per il rossetto, ma quando lo sguardo incrocia i nostri occhi sfugge, perché guardarsi dentro fa paura. Il testo propone una prova: fissare il fondo delle proprie iridi e dirsi "Ti Amo", fino a vedere cambiare qualcosa. Segue una lunga dichiarazione d'amore a se stessi, il compagno che c'è sempre, in mezzo alla gente, nel caos, nel dolore. "Ama il prossimo tuo come te stesso": il vero problema è questo te stesso, lasciato da solo a sentirsi sbagliato. Non è narcisista chi impara ad amarsi, e chi si ama contagia la vita e le relazioni d'amore. Leggi l’articolo su https://www.burdi.it/l-amore-di-se/

  • Saturday · 9 min

    La sostanza affettiva

    “La sostanza affettiva”, è diventato il libro sulle dipendenze affettive, per comprendere le sue origini e come liberarsene, è la più radicata e la più complessa da trattare: in una scala di difficoltà di trattamento viene prima dell'eroina, del crack, dell'alcol, della cocaina e della cannabis. Per questo la chiamo sostanza affettiva. Affonda le sue radici nella relazione parentale e si assume per gratificare quei sistemi di ricompensa mancati nella relazione originaria. In questo breve compendio: i sintomi, la differenza tra dipendenza e amore, il ruolo degli abbandoni subiti e di ciò che manca davvero a chi dipende, la presenza. In chiusura, i tre passi per liberarsi: consapevolezza, comprensione dei meccanismi e investimento su di sé. Leggi l’articolo https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/la-sostanza-affettiva/ Trovi il libro su Amazon https://amzn.eu/d/05orJVle

  • Friday · 5 min

    Esiste la normalità ?

    Esiste la normalità? Un testo che parte da una frase di Cristina Leo, "Tieniti la tua normalità, mentre io coltivo la mia unicità", e si chiede se una norma possa davvero rispettare l'individualità di ciascuno. Non ci sono pazienti da curare, ma persone da riportare a se stesse. Siamo una sintesi continua di contraddizioni, e per paura della solitudine ci conformiamo, rinunciando a noi stessi. La solitudine, invece, è l'appuntamento con la propria unicità. Tra equilibrio e alienazione, tra leggi omologanti e democrazia, la normalità diventa il rispetto delle follie di tutti, non in senso psichiatrico, perché in ognuna c'è l'unico. Se la follia viene considerata una patologia solo perché siamo tutti unici e diversi, allora malattia e normalità sono definizioni semplicistiche e obsolete: ciò che esiste davvero è l'uomo. Trovi l’ articolo su: https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/l-uomo-analitico/ Libri dello stesso aure su Amazon: https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • Friday · 8 min

    L’elogio dell’’incoerenza

    L'unica coerenza umana è l'incoerenza. Un elogio a chi sceglie, risceglie e non rinuncia a rivedere le proprie idee, perché cambiare è il segno di una persona viva e non di un debole. Il testo ritrae il perfetto: pretenzioso, severo, prigioniero dell'uomo di parola e dei giudizi della gente, che chiama coerenza ciò che è paura del cambiamento e si ammala di immobilismo. Accanto a lui l'incoerente, che ricomincia cento volte la dieta, perde le staffe, ascolta le proprie follie e in itinere scopre quale problema ha davvero. La vita ci impone una trasformazione continua, e la natura ce lo insegna: dalla morte dell'inverno esplode, incoerentemente, il fior di mandorlo. Qui puoi leggere l’articolo https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/l-elogio-dell-incoerenza-l-unica-coerenza-umana-e-l-incoerenza/ Autore di numerosi libri presenti su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • Friday · 7 min

    L’ amore non basta

    L’ amore non basta Di chi è la colpa quando le storie amorose declinano? Un testo che smonta l'idea che l'amore, da solo, basti a reggere una coppia. Si ama ciò di cui si ha bisogno in quel momento della vita, e il fallimento arriva quando si scopre di aver amato una proiezione e non la persona. Per essere tale, l'amore va veduto nei dettagli, nei segnali che il corpo e il tempo restituiscono prima che diventino sintomi. L'intimità non nasce a letto ma dalla parola, dal desiderio di parlarsi sempre. L'amore è uno dei colori dell'arcobaleno della felicità e, senza gli altri, sbiadisce giorno dopo giorno. L’ articolo lo trovi su https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/l-amore-non-basta/ Studio BURDI, con Giorgio Burdi, psicologo psicoterapeuta. Studi a Bari e a Roma. Autore di numerosi libri presenti su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • October 7 · 9 min

    L’Uomo Analitico

    È un inno a colui che decide di entrare in analisi, a chi già ci è dentro, a tutti coloro che l'hanno terminata e a tutti quelli che non la lasciano mai. Ritratto dell'uomo analitico, che appende al chiodo la maschera, mette a nudo la propria opera d'arte ed è Numero Uno. Non teme il dolore né il conflitto, li considera occasioni di sviluppo. Si perde e si ritrova, non punta il dito, cade e si rialza con il gioco tra le dita, come un bambino. Ostetrica dell'anima, aiuta ciascuno a partorire se stesso senza sostituirsi a nessuno. Un testo che non giudica e non consola a buon mercato: ricorda che la felicità ha un costo, e che vivere bene comincia adesso. Trovi l’ articolo su https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/l-uomo-analitico/ Libri dello stesso aure su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • October 7 · 9 min

    Col presente curiamo il passato e col passato ci allontaniamo dal presente

    Davide ha ancora in tasca la chiave di un appartamento che non è più suo. Non la usa, ma sapere di poter rientrare lo fa respirare. Questo episodio parte da una storia e arriva a un meccanismo che molti riconoscono appena lo vedono. Si lascia una relazione, il dolore arriva tardi, si torna indietro non perché l'altro sia cambiato ma perché il ritorno funziona da analgesico. Poi arriva la frase doppia: non possiamo stare insieme, però proviamo a vivere sotto lo stesso tetto. E si ascolta soltanto la seconda. Dentro l'episodio: perché col presente curiamo il passato, cercando nella persona di oggi la famiglia che non abbiamo avuto. Perché col passato ci allontaniamo dal presente, leggendo ogni piccolo gesto come l'inizio del cambiamento. Che cosa fanno il Numero Uno e il Numero Due quando qualcuno dice "proviamo". Come la mappatura delle storie antiche permette di guardare la relazione per quello che accade e di prendersi cura del dolore che la separazione riapre. Un episodio per chi aspetta ancora una risposta da chi non può darla. La storia è vera. Nomi e dettagli identificativi sono stati modificati per tutelare la riservatezza delle persone. L’ articolo lo trovi anche su https://www.psicologo-psicoterapeuta-roma.com/col-presente-curiamo-il-passato-e-col-passato-ci-allontaniamo-dal-presente/ Studio BURDI, con Giorgio Burdi, psicologo psicoterapeuta. Studi a Bari e a Roma. Autore di numerosi libri presenti su Amazon https://www.amazon.it/stores/Dr.-Giorgio-Burdi/author/B0DZ2BC5ST

  • October 4 · 8 min

    Non Siamo Secondi ai Vostri Imprevisti

    l’ imprevisto è una forma di dittatura e chi la esercita vorrebbe passare da galante. «Ho avuto un imprevisto» è diventato, per troppa gente, il passatempo, il lasciapassare per fare del tempo degli altri quello che vuole. Lo pronunci e pensi di aver sistemato tutto: l’appuntamento salta, la promessa decade, qualcuno dovrà riorganizzarsi e dovrà farlo senza disturbarti, perché hai già la tua complicazione da gestire. Poco importa che si sia liberato dal lavoro, abbia rinunciato a un altro incontro, attraversato la città o preparato qualcosa per te. Il tuo imprevisto arriva e pretende di comandare sulla sua giornata. E guai a manifestare disappunto: rischia di diventare lui quello rigido, quello che non comprende, quello che se la prende per niente. Prima gli sconvolgi i programmi, poi gli chiedi anche di sentirsi in difetto per avertelo fatto notare. È questa pretesa a essere intollerabile: trasformare una propria difficoltà in un ordine al quale gli altri dovrebbero obbedire. Nessuno è veggente, nessuno può prevedere una malattia improvvisa o impedire che accada un’emergenza. Ma qui parliamo di chi ha fatto dell’imprevisto un’abitudine e dell’altrui comprensione una risorsa da sfruttare fino all’esaurimento. Di chi prende impegni con una leggerezza disarmante, salvo diventare pesantissimo quando gli si chiede di mantenerli. «Non ho previsto» dovrebbe qualche volta significare: ho calcolato male, sono stato distratto, ho promesso più di quanto potessi sostenere. Assumersi questa responsabilità richiede di scendere dal piedistallo dell’innocenza e riconoscere che il disagio provocato a qualcuno ci riguarda. Molto più comodo chiamare in causa il destino e presentarsi come vittime di una giornata che, guarda caso, saranno soprattutto gli altri a pagare. C’è chi riempie l’agenda fino a farla scoppiare e si compiace della propria efficienza, senza vedere che sta organizzando una catena di inadempienze. Si attribuisce il valore di una persona molto richiesta mentre distribuisce agli altri il costo della propria incapacità di scegliere. Ogni sì aggiunto senza criterio contiene un appuntamento che verrà sacrificato, una persona che aspetterà inutilmente, una scusa già pronta a entrare in scena. C’è poi chi non sa dire di no a chi ha davanti e diventa improvvisamente capace di negare tutto a chi è lontano: tempo, attenzione, parola data. Il presente ingombra, insiste, fa pressione; l’assente può essere spostato. E così la priorità finisce per andare a chi si impone di più, mentre chi si è fidato viene retrocesso. La correttezza diventa una debolezza della quale approfittare. Analiticamente, l’imprevisto può anche offrire riparo a una resistenza: un incontro mette paura, un confronto è scomodo, un cambiamento richiede di abbandonare una posizione nella quale ci si è accomodati. Sopraggiunge un contrattempo e lo si accoglie con un sollievo che meriterebbe di essere ascoltato. Finalmente si può rimandare senza dichiarare che cosa si sta evitando. La circostanza ci presta una giustificazione e noi la lasciamo parlare al posto nostro. Ma la comprensione di un meccanismo inconscio non autorizza a lasciarne le conseguenze sulle spalle di chi ci aspetta. Chi impone questa sospensione si prende una libertà che sottrae a qualcun altro. E spesso non avvisa nemmeno, pur potendo farlo, perché considera il proprio affanno più importante della possibilità altrui di organizzarsi. Un messaggio richiederebbe pochi istanti, ma perfino quegli istanti sembrano un investimento eccessivo per la persona lasciata ad aspettare. Il tempo le viene rubato due volte: perde quello riservato all’appuntamento e quello che continua a tenere prigioniero nell’eventualità che qualcuno si faccia vivo. Tu intanto non cominci nulla, non ti allontani, non prendi un altro impegno, perché potresti essere chiamato proprio allora.…

  • October 4 · 3 min

    Il Numero Uno e il Numero Due Number One Number Two

    Dentro di te convivono due istanze, due voci. Solo una è davvero tua. Il Numero Uno è ciò che sei: l'essenza, l'irripetibile, l'opera d'arte da cui partire e da coltivare, e il Numero Due, il mondo che ne ostacola l'espressione e l'emersione: il Numero Due è rappresentato da doveri, sensi di colpa, obblighi, pregiudizi, i modelli imposti, i moralismi e molto altro ancora. Ogni giorno il Numero Uno si confronta tra ciò che è e ciò che gli altri vorrebbero che fosse. Da quel conflitto nasce quasi tutta la sofferenza psicologica che conosciamo e gran parte delle psicopatologie. Ti propongo un modello nuovo e veloce di comprensione della tua personalità e ti chiedo, parola dopo parola, di proteggere la tua identità, la tua voce assoluta, di custodire la tua essenza, ciò che sei senza tradirti, perché è da quella voce che nasce ogni giusto tuo orientamento e ogni lealtà a te stesso che rappresenta la tua felicità possibile. Non sono un manuale per sopravvivere. Sono uno strumento per rivelarti. Un metodo determinato per leggere e rafforzare la propria struttura interna, per ascoltare la propria voce alle volte sepolta sotto le macerie di ciò che non ci appartiene, per risalire da quei disagi che, se ignorati, si trasformano in disturbi strutturati. Ogni volta che mi riapri, ti scuoto paragrafo dopo paragrafo, come in una seduta: ti provoco, ti costringo a rispondere a te stesso senza compromessi e difese, aprendo varchi reali e percorsi più semplici verso ciò che sei sempre stato. Sono un libro per chi vive sotto il peso dei sensi di colpa, per chi ha costruito una vita che funziona ma non gli appartiene, per chi cerca un percorso di ritrovamento di sé, di crescita personale o che non si accontenti della sola tranquillità. Sono nato dai trentasei anni di ascolto clinico di Giorgio Burdi, psicologo psicoterapeuta, e dalla sua ricerca su come intercettare, definire e realizzare la missione più profonda di ogni essere umano: diventare pienamente sé stesso.

  • October 3 · 10 min

    Contaminazioni

    Le Contaminazioni Elena è una donna di cinquant’anni, con una solida formazione universitaria e un lavoro amministrativo in una località del centro Italia. Sta bene con sé, preferisce stare sola, ma viene in studio per comprendere perché non senta il bisogno di avere un uomo. Racconta di aver avuto relazioni importanti e aggiunge un particolare: dopo l’intimità doveva lavarsi per bene. Nel ripercorrere la sua storia emerge che, a cinque anni, mentre la madre accudiva il marito, veniva affidata a una vicina. Sua figlia Miriam, di sei anni più grande, chiudeva la porta del salone, si sdraiava e le chiedeva di accarezzarle le parti intime. Elena racconta di aver poi ripetuto quei gesti con la sorella Sara e con Terry, una bambina più intraprendente. Nel cortile quei comportamenti erano proseguiti, fino a quando una delle bambine le aveva chiesto un contatto orale-genitale. Elena si era rifiutata, disgustata, interrompendo definitivamente quelle esperienze. L’emozione del disgusto può aver fissato nella memoria di Elena quella richiesta di rapporto orale sull’altra bambina, lasciando un filo d’Arianna lungo quarantacinque anni. È l’emozione che può essere rimasta viva, fino a riaccendersi nell’intimità di oggi, nel bisogno di lavarsi dopo un rapporto e, forse, nella distanza dalla relazione con un uomo. La contaminazione potrebbe trovarsi proprio in questo passaggio: l’esperienza è terminata, ma l’emozione legata a quell’esperienza entra nelle successive, mescolando ciò che Elena vive adesso con ciò che ha vissuto allora. Ma perché oggi la distanza dalla relazione con un uomo, se l’esperienza era avvenuta con altre bambine? Perché le prime esperienze della propria sessualità possono generalizzarsi lungo la vita attraverso le sensazioni e i significati che lasciano: ciò che si riattiva può riguardare l’intimità, il contatto, l’esposizione del corpo, indipendentemente dal sesso dell’altra persona. Nel bambino l’identità sessuale è in formazione; non è assente, ma manca ancora la comprensione adulta di quelle esperienze….. La storia riportata è vera ma i nomi luoghi e date sono tutte di fantasia nel rispetto della privacy giorgio burdi

  • September 26 · 8 min

    Il Diritto al Cazzeggio

    Non siamo secondi ai vostri imprevisti l’ imprevisto è una forma di dittatura e chi la esercita vorrebbe passare da galante. «Ho avuto un imprevisto» è diventato, per troppa gente, il passatempo, il lasciapassare per fare del tempo degli altri quello che vuole. Lo pronunci e pensi di aver sistemato tutto: l’appuntamento salta, la promessa decade, qualcuno dovrà riorganizzarsi e dovrà farlo senza disturbarti, perché hai già la tua complicazione da gestire. Poco importa che si sia liberato dal lavoro, abbia rinunciato a un altro incontro, attraversato la città o preparato qualcosa per te. Il tuo imprevisto arriva e pretende di comandare sulla sua giornata. E guai a manifestare disappunto: rischia di diventare lui quello rigido, quello che non comprende, quello che se la prende per niente. Prima gli sconvolgi i programmi, poi gli chiedi anche di sentirsi in difetto per avertelo fatto notare. È questa pretesa a essere intollerabile: trasformare una propria difficoltà in un ordine al quale gli altri dovrebbero obbedire. Nessuno è veggente, nessuno può prevedere una malattia improvvisa o impedire che accada un’emergenza. Ma qui parliamo di chi ha fatto dell’imprevisto un’abitudine e dell’altrui comprensione una risorsa da sfruttare fino all’esaurimento. Di chi prende impegni con una leggerezza disarmante, salvo diventare pesantissimo quando gli si chiede di mantenerli. «Non ho previsto» dovrebbe qualche volta significare: ho calcolato male, sono stato distratto, ho promesso più di quanto potessi sostenere. Assumersi questa responsabilità richiede di scendere dal piedistallo dell’innocenza e riconoscere che il disagio provocato a qualcuno ci riguarda. Molto più comodo chiamare in causa il destino e presentarsi come vittime di una giornata che, guarda caso, saranno soprattutto gli altri a pagare. C’è chi riempie l’agenda fino a farla scoppiare e si compiace della propria efficienza, senza vedere che sta organizzando una catena di inadempienze. Si attribuisce il valore di una persona molto richiesta mentre distribuisce agli altri il costo della propria incapacità di scegliere. Ogni sì aggiunto senza criterio contiene un appuntamento che verrà sacrificato, una persona che aspetterà inutilmente, una scusa già pronta a entrare in scena. C’è poi chi non sa dire di no a chi ha davanti e diventa improvvisamente capace di negare tutto a chi è lontano: tempo, attenzione, parola data. Il presente ingombra, insiste, fa pressione; l’assente può essere spostato. E così la priorità finisce per andare a chi si impone di più, mentre chi si è fidato viene retrocesso. La correttezza diventa una debolezza della quale approfittare. Analiticamente, l’imprevisto può anche offrire riparo a una resistenza: un incontro mette paura, un confronto è scomodo, un cambiamento richiede di abbandonare una posizione nella quale ci si è accomodati. Sopraggiunge un contrattempo e lo si accoglie con un sollievo che meriterebbe di essere ascoltato. Finalmente si può rimandare senza dichiarare che cosa si sta evitando. La circostanza ci presta una giustificazione e noi la lasciamo parlare al posto nostro. Ma la comprensione di un meccanismo inconscio non autorizza a lasciarne le conseguenze sulle spalle di chi ci aspetta.... continua a leggere giorgio burdi, “La malattia del tempo”, 2025, Amazon

  • August 22 · 2 min

    Il Numero Uno e Il Numero Due - Il Libro -

    ⁠Il Numero Uno e Il Numero Due⁠ “Lo trovi su Amazon cercando Burdi o il titolo del libro”. Questo non è semplicemente un libro, ma una analisi di te infinita, una opportunità di lettura di te stesso, che può accompagnarti ovunque. Non è un libro da tenere in libreria, ma sul proprio comodino, sotto l’ ombrellone è da consultare spesso, nei momenti di maggior luminosità o in quei più difficili. Dentro di te convivono, due istanze, due persone. Solo una è davvero tua.Il Numero Uno è ciò che sei: l'essenza, l'irripetibile, l'opera d'arte da coltivare. Il Numero Due è il mondo che ne ostacola l'emersione: i doveri, i sensi di colpa, gli obblighi, il pregiudizio, i modelli imposti, i moralismi. Ogni giorno il Numero Uno si confronta tra ciò che è e ciò che gli altri vorrebbero che fosse. Da quel conflitto nasce quasi tutta la sofferenza psicologica che conosciamo. Questo libro propone un modello nuovo di comprensione della personalità e ti chiede, parola dopo parola, di proteggere la tua voce, di custodire ciò che sei senza tradirti, perché è da quella voce che nasce ogni giusto orientamento e ogni felicità possibile. Non è un manuale per sopravvivere. È uno strumento per svelarsi. Un metodo determinato per leggere e rafforzare la propria struttura interna, per ascoltare la voce sepolta sotto le macerie di ciò che non ci appartiene, per risalire all'origine di quei disagi che, se ignorati, si trasformano in disturbi strutturati. Ogni volta che lo riapri, ogni paragrafo agisce come una seduta: ti scuote, ti provoca, ti costringe a rispondere a te stesso senza più difese, aprendo varchi reali verso ciò che sei sempre stato. Un libro per chi vive sotto il peso dei sensi di colpa, per chi ha costruito una vita che funziona ma non gli somiglia, per chi cerca un percorso di crescita personale che non si accontenti di consolare.

  • August 22 · 3 min

    ognuno si Schianta sui Bui Altrui

    Ognuno si schianta nei bui altrui Quando parliamo di “schianto”, inevitabilmente, ci viene in mente uno scontro automobilistico in cui l’impatto improvviso è dato dall’assenza di misure di sicurezza. Nelle relazioni non esiste un dispositivo o una spia che ci avverte quando siamo di fronte ad un pericolo, ma siamo in grado di percepire ciò che ci fa stare bene o male, attraverso la nostra percezione, i segnali inviati dal corpo, o ancora la nostra vocina interiore. Ma cosa porta ad uno schianto? La proiezione è il meccanismo più frequente. I desideri, la voglia di un rapporto, gli stessi schemi mentali, le nostre fragilità irrisolte, vengono proiettate sulla realtà che viviamo. Un po’ come fossimo al cinema, vediamo un film creato da noi stessi che non ci permette di capire con obiettività ciò davanti cui ci troviamo. Tutto diventa edulcorato, mediante un’interpretazione senza filtri. Esci, due chiacchiere, uno scherzo e si sta bene.. e in alcuni momenti, male. Cosicchè d’improvviso ci troviamo in un luogo sperduto e senza via d’uscita. Il buio dell’altro. L’altro, colui che non vediamo, problematico quanto basta, accartocciato su se stesso, intriso nei suoi dolori, crocevia di pensieri intrusivi e sensi di colpa, ruba le nostre energie,portandoci a soddisfare una richiesta continua di amore di cui noi non siamo i diretti responsabili. Persistiamo, perché ce la possiamo fare. Ignoriamo il nostro sentore e deturpiamo l’unica opera originale, la nostra, per rincorrere incessantemente quel sentimento che crediamo essere unico e dal quale non ci accorgiamo essere intrappolati o giàdipendenti. La nostra vitalità svanisce, la pulsione di vita va in detumescenza. Il vuoto dell’altro diventa l’oggetto d’amore condiviso a caro prezzo. Abbiamo perso la bussola della nostra vita. Meglio ancora quando mettiamo in atto un comportamentoossessiva in cui riteniamo che l’altro possa cambiare.. e ci chiediamo senza sosta cosa poter fare. Nulla. L’unica soluzione valida: il nulla, meglio, lasciarlo nel suo vuoto. L’altro non cambia se non è lui a volerlo. La peggiore delle consapevolezze. Il momento in cui effettivamente percepiamo si esserci schiantati. Non rimane che una profonda tristezza, alienazione, cadiamo in una valle di lacrime, parole delle nostre più accese speranze e illusi rimaniamo attoniti in uno stato di confusionale, nel tentativo di dare una spiegazione a ciò che è stato. Quel film che stavamo vedendo si spegne davanti ai nostri occhi e la sala diventa buia. Non rimane più nulla, sedie vuote. Anzi, qualcosa ancora sosta ed è dentro di noi.. Quella vocina che non abbiamo mai ascoltato, balza alla nostra mente e quei sintomi di malessere hanno modo di trovare una spiegazione. Nel finale, un pensiero, “ tutto dipende da noi, relativamente”.....

  • August 22 · 8 min

    L' Imprevisto

    L’ IMPREVISTO e i contrattempi “Mi dispiace, ma ho avuto un imprevisto e devo disdire” .”“Ha Dimenticato che mi ha impegnato l orario da cinque giorni ?” Ho avuto un imprevisto, dovrebbe potersi dire, non ho previsto, non si può essere veggenti per predire tutti i fenomeni, equivale anche ad ammettete che sono stato distratto, non ho calcolato bene i tempi, non ho potuto tener conto, non ho fatto caso, si è sovrapposta una situazione ad un altra. Oppure, sono un’ottimista che cerca di massimizzare la propria efficienza e che incastra troppi impegni nell’agenda giornaliera che inverosimilmente porterà a termine. Oppure, semplicemente, non riesco a dire di no alle richieste altrui, dando priorità a chi è presente senza tener conto degli altri impegni presi. Analiticamente, “l’ imprevisto”, ha una connotazione differente , quella difensiva, è una resistenza ad incontrarsi in un nuovo evento ritenuto inconsciamente sconvolgente, oneroso o intriso di paura per un cambiamento. A volte inconsciamente, accogliamo l’imprevisto nella nostra vita come un segno del destino, troviamo in esso la scusa per crogiolarci e procrastinare, per evitare situazioni scomode senza sensi di colpa. L’imprevisto, invece, si può e si deve controllare, e se ciò non accade, è una questione di mancata capacità riorganizzativa, sulla base dove il fenomeno precedente diventa secondario rispetto ad un nuovo evento. L’ansia generata dall’imprevisto può occultare la lucidità di pensiero ed alterare i parametri di giudizio. L’ imprevisto possiede una dimensione sociale, ha la caratteristica peculiare di rappresentare un domino di condizionamenti: disdico perché, ho il covid e sono in quarantena, mi hanno spostato l’ esame ad oggi; il mio relatore non legge la tesi del dottorato e mi lascia in standby da sei mesi. Questi condizionamenti di vita,, sono forme di imposizioni, di violenza e violazioni agite, dove il più debole attende. Ed in questa attesa, il tempo gli è rubato due volte: non solo non potrà andare avanti nella sua vita, come da programma, ma investirà male il suo tempo, non potendolo pianificare liberamente nell’eventualità che il più forte si faccia vivo. Imprevisti e contrattempi, sono tutti abusi manifesti, forme di aggressività passive,mobbing, molestie, se reiterate. Il tempo altrui è un patrimonio intimo ed inviolabile, ed il suo rispetto è un diritto umano su cui si fondano le società più evolute. Il rispetto del tempo ha un valore inestimabile perché il tempo è lo stesso uomo. Chi si trova in una condizione di attesa, muore, si pensi alle lungaggini per i ricoveri o per certe cure che non possono essere erogate, per le file di prenotazioni interminabili. Nelle attese, si bloccano dei meccanismi che, possono dipendere da singole persone “inceppate”, capaci di scatenare tsunami di imprevisti a catena, da mandare in blocco tutta la filiera. Chi dice ho un imprevisto o, peggio ancora chi non lo dice affatto e lo agisce, inconsapevolmente impone se con la una scelta, si pone nelle funzioni dell’ esercizio di un suo potere prepotente, che avrà le conseguenze su una catena di altri individui. Nel suo mondo,relativamente osservabile, lascia intendere che la situazione subentrata ha una valenza di gran lunga più importante. Chi esercita l’ imprevisto o lo tace, si comporta da usurpatore, fa del tuo tempo, il suo tempo, una carta appallottolata nel cestino, è come un ladro che ha la mano lesta, è un giocoliere manipolatore degli affari tuoi, ti lascia a bocca aperta perché, è “perfetto” che, che non lo puoi quasi contestare. L’ imprevisto ha una valenza squalificante e svalutante della persona, lascia disorganizzati, attoniti, bloccati, ed è generatore di ansia e depressione per le sue conseguenze e lungaggini, è comunque un meccanismo prevalentemente inconscio che induce ad una riorganizzazione, ad un reset, a ricalcolare le agende dei tanti del domino, dove ogni agenda è una vita....

  • August 22 · 9 min

    L' Elogio dell' Incoerenza

    L’ ELOGIO DELL’ INCOERENZA L’ unica coerenza umana, è l’ incoerenza. L’ incoerente è colui che una volta scelto, risceglie, una volta detto, ridice, non rinuncia a rivisitare la sua opinione, le sue comprensioni e deduzioni, a sbagliare di proprio; l’ incoerente è il solo in grado di sapersi mettere in discussione, ha carattere ed individualità creativa. Cambia idea parallelamente con le situazioni che cambiano e si evolvono, è un adattato capace di rispondere alle metamorfosi, è malleabile ed elastico ai contenuti del divenire. L’ incoerenza è la prerogativa delle nuove conoscenze e dell’ essere emancipati. La persona perfetta è pretenziosa, non gli bastano mai le conferme, può fare di più, è malato di dovere, ti mette in riga, suggeziona, genera imbarazzo, è un narcisista, ti parla con gli occhi, è sufficiente o scarso ma si sente primo, punta il dito, ti fa sentire ultimo, out, fuori luogo, fuori legge, sregolato, inappropriato, inadeguato, annoia, suggestiona, stanca, è un tribunale inquisitore, è un dominus, un alter ego, un ego partes, guarda dall’ alto della sua fragilità, perché sta fuori dall’ umanità. Bacchetta, è severo, boccia e promuove chi gli è riverente, adora le penne rosse, sottolinea, cancella, strappa la pagina, cerca cavilli, il pelo nell’ uovo,usa il registro, le note disciplinari, ha l’ alibi perfetto per inchiodarti, ti blocca, ti sblocca, ti inquadra, cerca la pecora nera e L’ uomo perfetto è un uomo di parola, è un obbligato, non viene mai meno, anche se gli eventi e le persone cambiano, resta un uomo d’ onore, deve mantener sempre fede agli impegni dati, se venisse meno non reggerebbe le critiche, perché la gente parla, mentre il mondo è cangiante, l’ uomo di parola, rimane fedele, per questo disadattato ed inappropriato, perché subisce i cambiamenti, mentre mantiene la propria posizione, realizza che agli altri è dovuto, mentre lui è tenuto; realizza tutto da solo, il suo più elevato stato di sottomissione ed ingiustizia nei propri confronti, l’ eziopatogenesi della sua malattia. La persona perfetta non deve fare una grinza, non fa una piega, non fa una pippa, squadra rapporti gognometrici, applica gli algoritmi alle relazioni, non esce dal rango, biasima chi cambia idea, posizione e connotati, è eccessivo ed un ossessivo del controllo, è un tradizionalista, ció che è vecchio gli risuona stabile e conosciuto, mentre percepisce il nuovo come un pericolo da evitare. La minaccia di poter cambiare, di potersi mettere in gioco, lo spaventa, lo fa rammaricare ed ammalare, per auto sabotare e frenare le prospettive sospirate. La malattia è la sua risposta, come un alibi, alla paura del cambiamento, vissuto come una minaccia di squilibrio, pur ideato per la sola sua emancipazione. L’ incoerente è uomo perchè inizia cento volte la dieta, e fa la molla con il peso, si rifà la dose, si rifà del suo problema, ed in itinere ne comprende i motivi e magari ne esce, perchè scopre che non è la dose il suo vero problema, ma quali ricordi ha, lui chi è e quale tipo di vita fa. L’ uomo incoerente è uomo, perchè ascolta le follie del suo traffico mentale, e finalmente agisce ciò che non sono gli altri, perché è stanco di chi interferisce e frena la sua corsa, e se poi perde le staffe nella sua follia, decide che delle briciole non sa più che farsene e pretende poi il pane, il panificio e la cassiera, perché da coerente al problema, diventa incoerente della soluzione, da zerbino, all’ azienda che è, dall’ idea, al progetto, al plinto,dalla linea contorta della sua vita, al mattone. Ogni trasformazione che la vita in divenire ci ripropone o ci impone, rappresenta una forma di incoerenza, perché ci impone sempre una emancipazione dal passato verso il presente, ed è per questo che ci propone e ci impone una incoerenza continuativa nell’ essere sempre diversi da prima di come eravamo. Nulla è mai uguale a prima... giorgio burdi

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