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Questa è la storia vera di uno dei miei più cari amici: Pippo.
Una mattina di giugno si sta infilando la camicia per correre in ufficio, e un istante dopo il ventre gli si ribella. Pancreatite acuta, gravissimo, le braccia trafitte dagli aghi, sette giorni e sette notti di corsia, la febbre oltre i quaranta, la stanza tinta di rosso, nessun arto che obbedisce, la certezza che sia finita, la moglie che lo piange come un morto e lui che la caccia via.
Poi l'alba. Dentro, una voce rozza ripete un solo verbo: ALZATI. E Pippo, ad arrendersi, non ci sta. Si trascina dietro l'asta delle flebo, e quei pochi metri verso il bagno diventano un continente da attraversare.
Il suo medico gli dirà che da lì ne escono due su cento. Pippo è uno dei due.
Il giorno delle dimissioni, tornando a casa a piedi, scarta una fogliolina nata sul marciapiede per non pestarla. Perché? Perché anche lei ha lottato per vivere.
E tu, che dai per scontati il tuo respiro e le facce che ami, fermati. Ascoltalo fino all'ultima parola.
La felicità esiste, e non abita nei traguardi: abita negli attimi che smettiamo di calpestare.
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