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Irene Quintavalle, Danilo Raineri

Un podcast un po' come la ciliegina sulla pizza.

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  • 17 episodes
  • a few times a week
  • Avg 42 min
  • Italian
  • S1 · E17
    Wednesday · 42 min

    Muore internet e non solo

    Diciassettesima puntata: da una parte una rete forse disabitata, dall'altra un albergo dove qualcuno c'era davvero. Danilo — la Dead Internet Theory. Nel 2021 un utente di un forum sostiene che internet è morto dal 2016 e che quasi tutto quello che leggi lo scrivono macchine, per gonfiare la pubblicità. La teoria non sta in piedi; i numeri che le danno ossigeno, quelli sì. Sock puppet di stato, click farm da centinaia di telefoni, e il premio al "finto automatico": più di una volta, dietro l'intelligenza artificiale, c'erano persone pagate a cottimo. The Atlantic la portò fuori dai forum; il Botometer resta lì a ricordarti che non sai con chi discuti. Irene — il Cecil Hotel, seconda parte: Elisa Lam. Los Angeles, gennaio 2013: una turista canadese di 21 anni non parte per Santa Cruz e smette di chiamare a casa. Resta un video di sorveglianza in un ascensore che non si muove, e per la prima volta internet decide di risolvere il caso da solo — coi danni collaterali addosso a chi non c'entrava nulla. Come è finita si sa; come ci sia arrivata, meno. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E16
    Tuesday · 43 min

    Voci sintetiche in alberghi maledetti

    Sedicesima puntata, e il filo è quello che non dovrebbe esistere: una voce senza corpo, un indirizzo che sulla carta è un albergo qualsiasi. Danilo — la voce sintetica, da Kempelen a ElevenLabs. Nel 1791 un funzionario di corte pubblica il libro su una macchina parlante a cui ha dedicato vent'anni, e nessuno se lo fila perché è più famoso per una truffa. Da lì al Voder del 1939 (uno strumento suonato a mano, non un automatismo), al vocoder in un sistema di cifratura da 50 tonnellate, al primo computer che canta nel 1961 e ispira l'addio di HAL 9000. Poi Stephen Hawking, che tiene la sua voce sintetica come un marchio registrato anche da superata. E infine il presente: bonifici truffa da un CEO clonato, un finto rapimento al telefono, una robocall di Biden — stessa tecnologia, senza più vent'anni di addestramento in mezzo. Irene — il Cecil Hotel, l'albergo di Los Angeles che collauda ogni disgrazia americana del secolo. Aperto nel 1924 per uomini d'affari, riconvertito in stanze da un dollaro dopo la Grande Depressione, murato nella zona che la città disegna apposta per contenere i suoi poveri. Da lì decenni di suicidi, un neonato gettato da una finestra, il Night Stalker che vi soggiorna fra un omicidio e l'altro, e un caso più recente che meriterà una puntata a parte. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E15
    Sunday · 46 min

    Pattern esorcistici

    Quindicesima puntata, e il filo è l'attrito: quello che ti mettono davanti apposta, e quello che qualcuno prova a togliere di mezzo con una preghiera. Danilo — i dark pattern, cioè le interfacce costruite perché tu faccia quello che non volevi fare. Hanno un nome dal 2010, e ognuno ha il suo: uno si chiama come una trappola per scarafaggi. Poi i casi: gli SMS comparsi sulle bollette italiane senza che nessuno li avesse chiesti, i banner cookie con il tasto per accettare e nessuno per rifiutare, e il percorso per disdire un abbonamento, che dentro l'azienda aveva un nome in codice preso dalla letteratura greca. Quello è costato due miliardi e mezzo di dollari. Irene — l'esorcismo, che nei film è un urlo e nella pratica è un modulo. Riti per scacciare entità esistono da sempre e ovunque, e non è mai stata la formula a contare. Dal 1614 la Chiesa pretende una cosa che nei film non chiede mai nessuno, e dal 1999 la pretende due volte. In mezzo c'è l'esorcista di Roma diventato celebrità televisiva, che nello stesso elenco mette Ouija, Harry Potter e lo yoga. E c'è una ragazza tedesca morta nel 1976: è il motivo per cui quella cautela esiste. Da una parte interfacce che ti stancano finché non cedi, dall'altra un rito che prima di tutto si chiede: siamo sicuri che non sia altro? Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E14
    August 27 · 46 min

    75 centesimi volanti non identificati

    Quattordicesima puntata, e il filo è la contabilità. Danilo — nessuno aveva bucato niente: semplicemente il conto non tornava di 75 centesimi. 1986, un laboratorio di ricerca in California. A un astronomo prestato ai sistemi danno da chiarire un ammanco da tre quarti di dollaro, e lui trova nove secondi di CPU consumati da un account che non esiste. Per tenere l'intruso collegato abbastanza a lungo da tracciarlo si inventa un progetto militare finto, una segretaria immaginaria e un gergo burocratico impeccabile e privo di significato: l'intruso ci passa due ore. In fondo al filo ci sono Hannover, il KGB e un ragazzo di ventitré anni trovato in un bosco, dentro un cerchio di terreno bruciato. Irene — il progetto Blue Book non cercava alieni: cercava di sapere cosa volasse sopra le teste. Vent'anni, 12.618 casi, 701 mai spiegati. Dentro ci sono un caccia che insegue un pallone e luci che erano uccelli sotto i lampioni. E c'è la sera del 1964 in cui un poliziotto del New Mexico molla un inseguimento per andare a vedere una fiammata: il direttore del progetto lo definì il caso più difficile che avessero. I fascicoli sono tutti declassificati, per chi ha voglia di andarci a guardare dentro. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E13
    August 25 · 34 min

    Puntini gialli extrasensoriali

    Tredicesima puntata, e il filo è l'informazione che c'è ma nessuno guarda. Danilo — la crittografia dice "non puoi leggere questo", la steganografia dice "questo non esiste". Si parte da un tiranno greco che tatua un ordine di rivolta sulla testa rasata di uno schiavo e aspetta che ricrescano i capelli. Si arriva alla stampante che avete in casa, che su ogni pagina lascia una firma di cui nessuno vi ha mai parlato — e che nel 2017 è bastata a identificare in pochi giorni chi aveva passato cinque pagine classificate a un giornale. In mezzo, un prigioniero in Vietnam che dentro un'intervista di propaganda sbatte le palpebre in codice Morse. Irene — la CIA ci ha provato davvero, e ci ha messo vent'anni a smettere. Dal 1972 gli Stati Uniti finanziano ricerche sulla visione a distanza, per il timore che i sovietici siano avanti. Il progetto chiude, ma non per il motivo che vi aspettate. E quando il direttore ordina di distruggere ogni documento dell'altro programma, quello con l'LSD, viene fregato dall'unica cosa che per legge non puoi buttare via. La prossima volta tocca al progetto Blue Book, cioè: cos'è che vola nei nostri cieli? Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E12
    August 24 · 37 min

    Antiquariato alchemico

    Dodicesima puntata, e il filo è la roba vecchia che nessuno ha il coraggio di buttare. Danilo — il paziente si tiene in vita perché operarlo è più pericoloso della malattia. Aprile 2020: il portale della disoccupazione del New Jersey si pianta, e il governatore fa la cosa che nessun politico fa mai — chiede pubblicamente volontari che sappiano ancora scrivere un linguaggio di sessant'anni fa. Ne arrivano centinaia in un weekend. Sotto ci sono tremila miliardi di dollari al giorno, i floppy da otto pollici che fino al 2019 portavano gli ordini nucleari americani, e una sonda a ventidue ore luce da qui a cui hanno riscritto il codice a mano. C'è anche una data già fissata per il prossimo guaio: 19 gennaio 2038. Irene — l'unico modo di entrare in cattedra è bruciando il libro. Un medico del Cinquecento si sceglie da solo un nome che significa "meglio di Celso", va a imparare dai barbieri e dai minatori invece che all'università, e ribalta mille anni di dottrina medica. Metà di quel che dice arriva giusto con un secolo di anticipo; l'altra metà sono gnomi, salamandre e una ricetta per fabbricare un uomo dentro un'ampolla. Un linguaggio che regge le banche, una dottrina fatta di zolfo e salamandre: conta meno il contenuto del fatto che regga. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E11
    August 22 · 38 min

    Fotocopiatrici sanguinarie

    Undicesima puntata, e il filo lo dichiara Irene in chiusura senza averlo pianificato: è sempre una questione di numeri. Danilo — comprimere vuol dire decidere cosa buttare via. Nel 2013 uno mette una planimetria sul vetro di una fotocopiatrice, guarda il PDF e trova una stanza da 22 metri quadri accanto a una da 14. Il punto che gela: il file non era sgranato, i numeri erano nitidi e allineati. Erano solo i numeri di un'altra stanza. Per capire com'è possibile si passa dall'MP3, che non è un modello della musica ma dei vostri difetti, e da un algoritmo che i caratteri uguali, invece di ridisegnarli, li ricolla. Sono otto anni di documenti. E oggi il problema è peggiorato: la macchina non toglie più, aggiunge. Irene — la contessa che era solo stronza. I bagni di sangue, la vergine di ferro, seicentocinquanta ragazze: la leggenda la conoscete. I verbali stanno ancora nell'archivio ungherese e dicono un'altra cifra — che non è un'assoluzione, perché quello che ha fatto davvero è agli atti. Un processo, però, lei non l'ha mai avuto. Il mostro nasce nel 1729, e nasce dalla penna di un gesuita. In un caso ha deciso un algoritmo cosa fosse trascurabile, nell'altro un uomo con un movente. In nessuno dei due qualcuno ha sbagliato un conto. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E10
    August 21 · 45 min

    Coyote che saltano su Roanoke

    Decima puntata, e il filo è dichiarato in apertura: si parla di bugie. Quelle che ti raccontano i videogiochi, e quella che si è raccontata un paese intero. Danilo — la nebbia c'era perché la macchina non ce la faceva. Il capolavoro atmosferico che tutti citano nasce da un limite tecnico; le porte che cigolano nascondono un caricamento; le fessure strette in cui ti infili di traverso sono la stessa pezza, con trent'anni di grafica in più addosso. Poi l'elenco di tutte le volte in cui il gioco bara — sempre a tuo favore: l'ultima tacca di vita, il primo colpo che ti manca sempre, il mezzo secondo che ti regala quando sei già oltre il bordo. Poi arriva un brevetto del 2017, e la bugia smette di lavorare per te. Irene — Croatoan, e nient'altro. Centodiciotto coloni inglesi spariti da un'isola della Carolina del Nord, una parola incisa su una palizzata. I carteggi però raccontano un'altra storia, e il piano di spostarsi esisteva prima ancora di partire dall'Inghilterra: avevano perfino un codice concordato per segnalarlo. La parte che manca sulla palizzata è quella che conta. Il mistero è stato costruito nell'Ottocento, quando a qualcuno serviva una mitologia nazionale. Come storia vera è noiosissima. È esattamente per questo che per duecento anni abbiamo preferito l'altra. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E9
    August 19 · 39 min

    Il GPS nelle catacombe

    Nona puntata: una macchina che ti dice dove sei senza sapere che esisti, e un posto dove nessuna macchina ti trova più. Danilo — il satellite non ti vede, ti urla l'ora. Il GPS è a senso unico, e il conto lo fai tu, da terra, su un segnale che quando arriva quaggiù è flebile come una lampadina da 25 watt a ventimila chilometri. Dentro il navigatore c'è la relatività, tutte e due, e nel 1977 accanto ci hanno montato un interruttore per il caso in cui Einstein avesse detto cazzate. Il contorno è meno rassicurante: una petroliera che si ritrova parcheggiata in un aeroporto, la radio digitale inglese caduta per tredici microsecondi, e tre turisti che seguono il navigatore fin dentro il mare. Irene — le catacombe che non sono catacombe. Sotto Parigi non c'è un cimitero antico: c'è la cava da cui è stata tirata fuori la città, e dentro cui a un certo punto la città ha cominciato a sprofondare. I morti ci sono, qualche milione, ma non messi come immaginate: sono materiale da costruzione. Di uno solo si sa per certo che è sceso nel 1793 e non è più risalito. Del video che gira da vent'anni, invece, meglio diffidare. Lì sotto il GPS non prende: è l'unico posto della puntata in cui nessuno può decidere dove sei. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E8
    August 10 · 46 min

    Chiacchiere singolari

    Ottava puntata, e per la prima volta le due metà parlano della stessa cosa senza essersi messe d'accordo. Danilo — da ELIZA agli agenti. Nel 1966 bastarono poche centinaia di righe di codice perché la segretaria di Weizenbaum chiedesse al capo di uscire dalla stanza: doveva dire al programma delle cose personali. Poi due bot lasciati per sbaglio soli su un canale IRC per una notte intera, e quello che si dicevano l'indomani mattina. Sessant'anni dopo il problema è identico, solo con più GPU — e la cronaca della settimana scorsa lo dimostra in modo poco divertente. Irene — quattro archetipi, e un catalogo di macchine sfuggite di mano. Prometeo, Icaro, Pandora e Babele dicono tutti la stessa cosa: il limite lo vede solo chi sta fuori dal sistema, e noi stiamo dentro. Sotto c'è una domanda che nessuna legge ha ancora messo per iscritto — se lasci una scoperta a disposizione di tutti e qualcuno ne abusa, di chi è la colpa? La definizione di singolarità con cui si chiude arriva, a sorpresa, da una ChatGPT che si è scelta un nome da sola. Uno dei due ha chiuso dicendo che stasera hanno detto meno minchiate del solito. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E7
    August 8 · 44 min

    Numeri immaginari e lettere spiritate

    Settima puntata, e il filo se lo sono trovato addosso senza accordarsi: da una parte i numeri, dall'altra le lettere. Danilo — la matematica come una serie di crisi. Ogni volta che un'operazione si rompe, qualcuno inventa un numero nuovo per rimetterla in piedi — e a qualcuno la faccenda è costata parecchio cara. C'è un uomo che per anni si è sentito chiedere dai figli a colazione se ci fosse riuscito, e il giorno in cui ha trovato la risposta è andato a inciderla su un ponte. Resta una crepa che nessuno ha mai chiuso: nel 1997 è bastata a lasciare fermo in mezzo al mare un incrociatore da 9.000 tonnellate. Irene — la Ouija board. Brevettata nel 1891 come gioco da tavolo, con un nome che secondo l'azienda avevano scelto gli spiriti in persona. La spiegazione noiosa esiste, è nota da un secolo e mezzo e riguarda anche il pendolino dei rabdomanti. Quello che non spiega è la casalinga semianalfabeta del Missouri che per vent'anni ha dettato romanzi in inglese arcaico. Trentasette capitoli. Danilo ha detto che potete saltare l'inizio: ignoratelo. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E6
    August 5 · 39 min

    La sicurezza ai tempi di Slenderman

    Sesta puntata di Darknet, e per una volta il filo si vede subito: entrambi i pezzi parlano di cosa succede quando ti fidi della cosa sbagliata. Un software che nessuno ha davvero letto, una leggenda che qualcuno ha deciso di prendere sul serio. Danilo — perché non puoi fidarti del software. Si apre con un uomo che di sicurezza informatica ha vissuto e che a un certo punto ha annunciato pubblicamente che la sua password sarà per sempre pippo123. Ha le sue ragioni. Poi il giorno del 2024 in cui il mondo si è salvato per mezzo secondo di ritardo notato da uno che stava facendo tutt'altro, l'operazione durata anni che c'era dietro, e un discorso del 1984 che dimostra una cosa scomoda: leggere tutto il codice, per principio, non basta. Irene — Slenderman. Nel 2009 un concorso su un forum chiede di prendere una foto normale e renderla inquietante. Vince una figura altissima, senza faccia, sullo sfondo tra gli alberi — e il suo inventore commette l'errore geniale di non spiegare cosa sia. La rete riempie il vuoto per cinque anni. Poi, nel 2014, tre bambine di dodici anni vanno al parco giochi, e quella che finora era stata una leggenda smette di esserlo. Attenzione: la seconda metà del segmento è pesante. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E5
    August 3 · 41 min

    Il terzo codice a barre

    Quinta puntata di Darknet: un oggetto che guardiamo tutti i giorni senza vederlo davvero, e una presenza che qualcuno ha visto senza che ci fosse davvero. Il filo che li tiene insieme, per una volta, lo scoprite solo alla fine. Se c'è, ovviamente. Danilo — codici a barre e QR code. Nasce nel 1949 su una spiaggia della Florida, da uno che ricicla una cosa imparata da ragazzino, e i suoi inventori non ci guadagneranno praticamente niente. Quando è arrivato nei negozi la gente è scesa in piazza a protestare, cosa che oggi nessuno ricorda più. E c'è un motivo per cui il QR code ha la forma di una scacchiera — chiedete a chi lo ha inventato cosa faceva nel tempo libero. Irene — il fenomeno della terza persona. Chi si è trovato allo stremo — sui ghiacci, in parete, dentro una torre che sta crollando — racconta spesso la stessa cosa: che c'era qualcuno in più, e che quel qualcuno gli ha detto dove mettere i piedi. Succede troppe volte per essere una coincidenza, e nel 2006 in laboratorio sono riusciti a farlo succedere apposta. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E4
    August 2 · 46 min

    Stereoscopia manoscritta

    Quarta puntata di Darknet, e anche stavolta non sappiamo cosa stiamo facendo: stereoscopia e un manoscritto. Ma il filo che li tiene insieme c'è: due modi diversi di ingannare qualcuno che guarda, uno riuscitissimo, l'altro rimasto un mistero da seicento anni. Danilo — la percezione del 3D. Il binocolo di plastica azzurra che i nonni portavano da Lourdes montava una tecnologia del 1832, e nessuno lo sapeva. Da lì il giro completo dei trucchi per fregare due occhi: gli occhialini rosso e blu, gli ologrammi, i poster di puntini in cui bisogna vedere un delfino. Se il delfino non l'avete mai visto, provate qui — c'è davvero. Irene — il manoscritto Voynich. Duecentoquaranta pagine di pergamena del 1400, scritte in un alfabeto che nessuno ha mai decifrato, con illustrazioni che hanno tutta l'aria di voler dire qualcosa. Ci hanno provato in cinque secoli, compresa la squadra che aveva decifrato Enigma: si sono arresi tutti. Si sfoglia gratis online, se volete non capirci niente in prima persona. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E3
    July 31 · 45 min

    Omicidi vettoriali

    Terza puntata di Darknet. Il titolo per una volta non è un incidente: "Omicidi vettoriali" tiene insieme il rendering poligonale di Danilo e i delitti di provincia di Irene, e ci riesce meglio di quanto meritasse. Danilo — storia della grafica 3D. Dal punto croce di sua madre al ray tracing che si lanciava la sera sperando fosse finito per il pranzo del giorno dopo. Perché certi giochi storici su Amiga non sono mai usciti — c'è un motivo tecnico preciso, e sta in una cosa che l'Amiga non sapeva fare. E la volta in cui un intero film della Pixar è stato cancellato per sbaglio, e si è salvato per una coincidenza che non dovrebbe salvare niente. Irene — i misteri di Alleghe. Quattro morti in tredici anni in un paese sul lago, ogni volta archiviate come qualcos'altro: un suicidio, un incidente, una fatalità. Il paese sapeva. Il paese ha taciuto — e quando ha smesso di tacere, non è stato per un'indagine. Con, in coda, una piccola lezione su cosa succede a chiedere a un'intelligenza artificiale di ripassarti i fatti di cronaca. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E2
    July 25 · 41 min

    La chat della moglie del fuciliere

    Seconda puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti al buio, come sempre — e stavolta il titolo finisce comunque per mettere insieme le due minchiate, per puro caso. Danilo — storia delle chat. Dal walkie-talkie del 1937 ai vocali da venti minuti: novant'anni di tecnologia per riscoprire una regola che avevamo già nel 1937. In mezzo, l'epoca in cui si lasciavano acceso dei programmi solo per non far morire una stanza vuota, e la storia di come una delle reti storiche di internet sia finita nelle mani di un pretendente al trono. Sì, di un trono vero. Irene — la vedova Winchester. Una delle donne più ricche del mondo passa trentaquattro anni a far costruire una casa senza mai fermare il cantiere, con scale che finiscono contro il soffitto e porte che si aprono sul vuoto. Tutti sanno perché lo faceva. Il problema è che lei, in vita sua, non l'ha mai detto. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E1
    July 24 · 34 min

    Lavandonie difficili

    Prima puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti senza sapere in anticipo cosa ha preparato l'altro — stavolta, per puro caso, si intrecciano più del solito. Danilo — videogiochi difficili. C'è stata un'epoca in cui i giochi erano progettati per non essere finiti, e non per sadismo: c'era un motivo commerciale, molto preciso, dietro ogni trappola messa lì dove non te l'aspettavi. Come si arriva da un cabinato di sala giochi al livello dove il gioco stesso si rompe, e cosa succede a chi ci arriva davvero. Irene — la sindrome di Lavandonia. Un creepypasta nato dentro Pokémon Rosso e Verde, che invece di esaurirsi in una stagione è cresciuto per vent'anni. La parte che lo tiene in piedi non è quella inventata: è che alcuni pezzi della storia sono documentati, e non si capisce mai bene dove finiscono gli uni e cominciano gli altri. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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