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Irene Quintavalle, Danilo Raineri

Un podcast un po' come la ciliegina sulla pizza.

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  • 14 episodes
  • a few times a week
  • Avg 41 min
  • Italian
  • S1 · E14
    Thursday · 46 min

    75 centesimi volanti non identificati

    Quattordicesima puntata, e il filo è la contabilità. Danilo — nessuno aveva bucato niente: semplicemente il conto non tornava di 75 centesimi. 1986, Lawrence Berkeley National Laboratory. A Clifford Stoll, astronomo prestato ai sistemi, danno da chiarire una discrepanza da tre quarti di dollaro nei log. Trova un utente che ha consumato nove secondi di CPU senza un account che li paghi. Nove secondi. Da lì: un baco nel gestore di posta di Emacs che regala i permessi di amministratore, e Berkeley usato come trampolino verso MILNET, con una lista della spesa che dice nuclear, SDI, ICBM, NORAD. Per tenerlo collegato abbastanza da tracciarlo, Stoll si inventa quella che è in pratica la prima honeypot della storia: un progetto finto chiamato SDInet, un'operazione battezzata Showerhead perché gli è venuta in mente sotto la doccia, e una segretaria immaginaria che firma documenti in un gergo burocratico impeccabile e privo di significato. L'intruso ci passa due ore. Chiunque abbia mai letto una circolare sa esattamente com'è andata. In fondo al filo c'è Hannover: Markus Hess detto Urmel e un giro del Chaos Computer Club che rivendeva dati al KGB per novantamila marchi tra contanti e droga. Venti mesi con la condizionale, zero giorni di carcere: nel 1990 una legge per una cosa così non c'era. E poi c'è Karl Koch, ventitré anni, che il 23 maggio 1989 esce in macchina e non torna: lo trovano in un bosco vicino a Celle, ossa in un cerchio di terreno bruciato, senza scarpe, senza lettera. Suicidio per autoimmolazione, dice il verbale. Il cerchio, però, è netto — e l'erba tutt'intorno è rimasta verde. Irene — il progetto Blue Book non cercava alieni, cercava di sapere cosa gli volava sopra la testa. Va avanti dal 1952 al 1969. Nel '52 oggetti non identificati passano sopra Washington: li vede la gente, li vedono i radar, decollano gli intercettori — e il problema vero non sono gli omini verdi: è che tutti telefonano insieme e le linee si intasano proprio mentre potrebbe succedere altro. Dentro ci mettono J. Allen Hynek, l'astronomo assunto per sfatare le bufale — quello dei fuochi fatui spiegati col gas delle paludi — che negli anni cambia idea: è sua la classificazione degli incontri ravvicinati. Numeri finali: 12.618 casi, 701 senza spiegazione. Il 5,6%: non è tanto, ma non è zero. Nei fascicoli c'è un caccia che nel 1948 gioca a inseguirsi con un pallone meteorologico illuminato, e le luci del Texas che erano uccelli sotto i lampioni. E c'è Socorro, New Mexico, 1964: il poliziotto Lonnie Zamora molla un inseguimento per andare a vedere una fiammata e trova un oggetto biancastro senza ali né finestrini, con accanto due figure piccole. Quando se ne va restano quattro depressioni nel terreno, vegetazione bruciata, tre cerchi concentrici. Il direttore del progetto lo definì il caso più difficile che avessero, e non l'hanno mai spiegato. Un ammanco da 75 centesimi tira fuori il KGB; vent'anni di moduli militari finiscono con 701 caselle su cui c'è scritto non lo sappiamo. I fascicoli sono tutti declassificati, per chi ha voglia di guardarci dentro. Col dubbio che la cosa più inquietante non sia quello che ci hanno nascosto, ma quello che ci hanno scritto per bene senza riuscire a capirlo. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E13
    Tuesday · 34 min

    Puntini gialli extrasensoriali

    Tredicesima puntata, e il filo è l'informazione che c'è ma nessuno guarda: un messaggio nascosto in un posto troppo noioso perché venga in mente di controllarlo, e un'agenzia che per vent'anni ha cercato informazioni dove non ce n'erano. Danilo — la crittografia dice "non puoi leggere questo", la steganografia dice "questo non esiste". Erodoto racconta di un tiranno di Mileto che rasa la testa a uno schiavo, gli tatua sopra l'ordine di rivolta e aspetta che ricrescano i capelli; l'unica istruzione, all'arrivo, è: rasati di nuovo. Poi il pezzo che dà il nome alla puntata: quasi ogni stampante laser a colori stampa su ogni pagina una griglia di puntini gialli quasi invisibili con dentro data, ora al minuto e numero di serie della macchina. Xerox e Canon se l'erano inventata a metà anni Ottanta contro chi si fotocopiava le banconote, e per vent'anni non l'hanno detto a nessuno. Nel 2017 una contractor dell'NSA stampa cinque pagine classificate e le manda a un giornale, che per verificarle ne rimanda la scansione all'NSA: nella scansione ci sono la piega della carta e i puntini. Nessuno le ha rubato una password — l'ha tradita il foglio. Poi Cicada 3301; Jeremiah Denton che nel 1966, dentro un'intervista di propaganda dal Vietnam, sbatte le palpebre T-O-R-T-U-R-E in codice Morse; Warren Robinett che si firma di nascosto in Adventure e inventa senza volerlo l'easter egg; e il gruppo russo Turla che pilotava il proprio malware dai commenti sotto le foto di Britney Spears — nessun firewall blocca Instagram, nessun analista sospetta un commento scemo. Irene — la CIA ci ha provato davvero, e ci ha messo vent'anni a smettere. Anni Settanta: gli Stati Uniti temono che l'URSS stia spiando con la parapsicologia e, per non restare indietro, ci provano anche loro. Dal 1972 la CIA finanzia lo Stanford Research Institute sul remote viewing, la visione a distanza — quella di Undici in Stranger Things. Il progetto cambia nome tre volte, dura vent'anni e chiude non perché non funzionasse, ma perché funzionava troppo poco per essere utile. Il caso più bello è un errore: le coordinate arrivano sbagliate lungo la catena e il soggetto descrive un fiume tortuoso e una pianura invece della base militare in Nebraska — azzeccando in pieno le coordinate sbagliate. L'altra metà è MKUltra: LSD, ipnosi e deprivazione sensoriale su persone che non sapevano di essere dentro un esperimento. Quando lo chiudono, nel 1973, il direttore della CIA ordina di distruggere tutto, e tutto viene distrutto. Tranne le ricevute — i documenti contabili che per legge devi conservare, ed è da lì che sappiamo. Il livello bonus, quello senza uno straccio di prova, è il Montauk Project: e Stranger Things, all'inizio, si chiamava proprio Montauk. Un segreto che sopravvive vent'anni perché nessuno ha motivo di guardare un margine bianco, e un capo della CIA che ordina di bruciare tutto e viene fregato dalla contabilità. La prossima volta tocca al progetto Blue Book, cioè: cos'è che vola nei nostri cieli? Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E12
    Monday · 37 min

    Antiquariato alchemico

    Dodicesima puntata, e il filo è la roba vecchia che nessuno ha il coraggio di buttare: codice che gira da cinquant'anni perché spegnerlo fa paura, e una medicina che ha azzeccato la cosa giusta partendo da premesse completamente sbagliate. Danilo — il paziente si tiene in vita perché operarlo è più pericoloso della malattia. Aprile 2020, il New Jersey prende duecentomila domande di disoccupazione in una settimana e il portale si pianta; sotto c'è un mainframe di quarant'anni che parla COBOL, e il governatore fa la cosa che nessun politico fa mai: chiede pubblicamente volontari che sappiano ancora scriverlo. Ne arrivano centinaia in un weekend. Nascono dalle pareti. Il COBOL doveva leggersi come una frase in inglese, così che anche il manager capisse — MOVE 100 TO SALDO-CONTO — e oggi muove tremila miliardi di dollari al giorno su righe che nessuno riscrive: l'unica banca che ci ha provato davvero ci ha messo cinque anni e settecentocinquanta milioni. Poi il salto di scala: fino al 2019 il sistema che coordina i lanci nucleari americani passava gli ordini su floppy da otto pollici, e non per trascuratezza — una macchina costruita prima di internet non ha una porta da cui farsi entrare. Stesso principio che tiene in aria i 747, aggiornati per anni da un tecnico con otto dischetti in mano, e che aggiorna ancora gli organi da chiesa: un floppy è inerte, una chiavetta USB no. Il pezzo che commuove è Voyager 1, a ventidue ore e mezza luce da qui: un bit bloccato si mangia il 3% della memoria, e degli ingegneri spezzettano il codice, lo infilano nei buchi rimasti liberi e riscrivono a mano tutti i salti — su una sonda che non si può più toccare. Chiusa: il Millennium Bug non è stato una bufala, è stato risolto — ed è per questo che nessuno ci crede. Il prossimo ha già la data, 19 gennaio 2038. Irene — l'unico modo di entrare in cattedra è bruciando il libro. Paracelso, all'anagrafe Theophrastus von Hohenheim (sì, quello di Fullmetal Alchemist), si sceglie da solo un nome che significa "oltre Celso": modestia zero, e i contemporanei lo criticano per la blasfemia, ma soprattutto perché è stronzo. Invece che in università va dai chirurghi militari, dai barbieri e dai minatori, e guardando gente che respira polvere tutto il giorno ribalta la dottrina umorale: la malattia non è uno squilibrio interno, è qualcosa che entra da fuori e a cui ognuno reagisce a modo suo. Da lì sola dosis facit venenum — il veleno lo fa la dose — e la cura con sali e minerali, che l'università di Parigi bandisce come barbarie. Il resto è sbagliato e influentissimo: zolfo, mercurio e sale che sono insieme sostanze e anima-spirito-corpo, un macrocosmo che si rispecchia nel microcosmo, gnomi e ondine e silfi e salamandre da cui esce tutto l'occultismo europeo dei secoli successivi, e l'Homunculus con tanto di ricetta: seme umano sigillato in un'ampolla per quaranta giorni. A Basilea inaugura il corso bruciando in piazza il libro di Avicenna, tiene lezione in tedesco invece che in latino. Un linguaggio che gira sotto le banche perché nessuno sa più cosa succede a spegnerlo, e una dottrina di zolfo e salamandre che ha spostato la medicina di un secolo. In entrambi i casi il contenuto conta meno del fatto che regge — e nessuno se la sente di toccarlo. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E11
    August 22 · 38 min

    Fotocopiatrici sanguinarie

    Undicesima puntata, e il filo lo dichiara Irene in chiusura senza averlo pianificato: è sempre una questione di numeri. Quelli che una macchina cambia mentre credi di fotocopiare, e quelli che una leggenda gonfia per farti stare male nel modo giusto. Danilo — comprimere vuol dire decidere cosa buttare via. Il 24 luglio 2013 David Kriesel mette una planimetria sul vetro di una Xerox, guarda il PDF e trova una stanzina da 22 metri quadri accanto a una enorme da 14. Il punto che gela: il file non era sgranato, non aveva un pixel storto, i numeri erano nitidi e allineati — erano solo i numeri di un'altra stanza. Per arrivarci si passa da cosa significa comprimere: banana diventa ba2na, capopopolo diventa catrepolo. L'MP3 non è un modello della musica, è un modello dei tuoi difetti: due suoni vicini e il più debole sparisce, un botto e per qualche millesimo sei sordo, sopra i 16 kHz dopo i quarant'anni non c'è più niente da salvare. Brandenburg lo mise a punto su Tom's Diner di Suzanne Vega, perché una voce a cappella non lascia niente in cui nascondersi. Il JPEG nasce da una trasformata bocciata a Nasir Ahmed nel 1972 perché troppo semplice, e lavora a onde: per questo massacra i cieli, non può toccare gli spigoli, e sul testo scansionato è la cosa sbagliata. Da lì JBIG2, che i caratteri uguali invece di ridisegnarli li ricolla — in una versione che si salva la differenza, e in una che se ne frega. Xerox aveva la seconda. Otto anni, centinaia di migliaia di macchine, un buco documentale in cui nessuno saprà mai cosa c'era scritto sul foglio. Coda cattiva: dentro quello stesso decompressore NSO ci ha costruito un computer, e l'iPhone si apriva senza che toccassi niente. Oggi la macchina non toglie più: aggiunge. Un ritratto pixelato di Obama che torna bianco, e trenta ore di carcere per Robert Williams — perché a un algoritmo hanno chiesto di leggere un'informazione già buttata via, e lui, che non sa dire "non lo so", se l'è inventata. Irene — la contessa che era solo stronza. Elisabeth Báthory, alta nobiltà ungherese di fine Cinquecento, sposata a quindici anni, amministra da sola castelli, terre e decime. La leggenda la conosci: la goccia di sangue che le ringiovanisce la pelle, i bagni di sangue, la vergine di ferro, seicentocinquanta ragazze. I verbali dicono altro, e stanno ancora nell'archivio ungherese: trecentodiciassette persone interrogate, quasi nessuna testimone diretta, e il numero seicentocinquanta arrivato da uno che l'aveva sentito dire da uno che l'aveva letto in un libro mai prodotto in tribunale. La stima seria è trenta o quaranta — che non è un'assoluzione, perché quello che ha fatto davvero sta agli atti: mutilazioni, e ragazze tenute fuori d'inverno sui Carpazi finché non diventavano statue di ghiaccio. Lei non fu mai processata: lo furono i collaboratori, che confessarono sotto tortura e vennero uccisi subito, scaricando tutto su una strega morta due anni prima. Comoda, essendo morta. Il mostro nasce nel 1729, quando il gesuita László Turóczi inventa la goccia, la vergine di ferro e i bagni. Lei era protestante, era donna, era autonoma e amministrava un patrimonio enorme: perfetta. Una stanza da 14 metri quadri diventata 22, quaranta morte diventate seicentocinquanta. In un caso è un algoritmo che ha deciso cosa fosse trascurabile, nell'altro un gesuita con un movente. In nessuno dei due qualcuno ha sbagliato un conto. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E10
    August 21 · 45 min

    Coyote che saltano su Roanoke

    Decima puntata, e per una volta il filo è dichiarato in apertura: si parla di bugie. Quelle che ti raccontano i videogiochi per farti stare bene, e quella che si è raccontata un paese intero per darsi una storia. Danilo — la nebbia c'era perché la macchina non ce la faceva. La nebbia di Silent Hill, quella che tutti citano come capolavoro atmosferico, nasce dal fatto che la PlayStation oltre pochi metri non riusciva a disegnare la città; le porte che cigolano in Resident Evil sono schermate di caricamento; le fessure strette in cui Kratos e Lara Croft si infilano di traverso sono la stessa identica pezza, con trent'anni di grafica in più addosso. Poi c'è il capitolo su cui un informatico si commuove: la radice quadrata inversa veloce di Quake III, quattro righe che trattano un numero decimale come se fosse un intero, gli sottraggono una costante esadecimale e tirano fuori la risposta quasi giusta — con, a fianco, il commento più onesto della storia del software: what the fuck. E il resto della puntata è un elenco di volte in cui il gioco bara, sempre a tuo favore: l'ultima tacca di vita che assorbe più danno delle altre, il primo colpo del nemico che manca sempre, il coyote time che ti lascia saltare quando sei già oltre il bordo come Willy il Coyote finché non guarda giù, e i quattro fantasmi di Pac-Man che sembrano avere quattro caratteri e sono quattro formule. Chiude Daytona USA, dove più resti indietro più la macchina va veloce — e il ricordo di qualcuno che, nonostante il volante idraulico spingesse per rimetterla dritta, è riuscita a fare tutta la gara contromano. Poi arriva il brevetto Activision del 2017 sul matchmaking, e la bugia smette di lavorare per te. Irene — Croatoan, e nient'altro. La leggenda dice: centodiciotto coloni inglesi su un'isola della Carolina del Nord, il governatore riparte per rifornimenti, torna tre anni dopo e non trova più nessuno — solo una parola incisa su una palizzata. La cronistoria dice un'altra cosa, ed è tutta scritta nei carteggi: la terra non era fertile, i rapporti con i nativi si erano rotti perché per punire una tribù i coloni ne avevano attaccata un'altra per sbaglio (l'unica che li aiutava), e il piano di spostarsi nell'entroterra esisteva prima ancora di partire dall'Inghilterra. Avevano perfino un codice concordato: se ve ne andate scrivete dove, e se ve ne andate di corsa incidete una croce maltese sotto il nome. Sulla palizzata c'era il nome. La croce no. Il mistero è stato costruito nell'Ottocento, quando agli Stati Uniti serviva una mitologia nazionale e una martire: Virginia Dare, prima bambina inglese nata in America, ammazzata dai selvaggi in un dramma teatrale del 1937. Nel frattempo la First Colony Foundation scava dove sulla mappa di John White qualcuno aveva incollato una toppa, e trova un sigillo di piombo. Quarantina di sfigati che si dividono in due gruppi, si integrano coi vicini e tirano avanti: come storia è noiosissima. Ed è per questo che per duecento anni abbiamo preferito l'altra — che è, in fondo, esattamente lo stesso mestiere del gioco che ti gonfia l'ultima tacca di vita. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E9
    August 19 · 39 min

    Il GPS nelle catacombe

    Nona puntata, e per una volta le due metà si tengono per mano da sole: da una parte una macchina che ti dice dove sei senza sapere che esisti, dall'altra un posto dove nessuna macchina ti trova più. Danilo — il satellite non ti vede, ti urla l'ora. Il GPS è a senso unico: i satelliti gridano che ore sono e dove si trovano, e sei tu, da terra, a fare i conti. Con una lampadina da 25 watt a 20.000 chilometri, che quando arriva quaggiù è così flebile che il telefono deve stringere gli occhi forte forte per riconoscerla — come le mamme pancine. In mezzo c'è il pezzo che nessuno si aspetta: la relatività sta dentro il navigatore, ristretta e generale insieme, sette microsecondi in meno e quarantacinque in più, e il saldo di trentotto al giorno lo hanno dovuto correggere con un interruttore montato apposta nel '77, nel caso Einstein avesse detto cazzate. Non le aveva dette. Poi il contorno, che è tutto tranne rassicurante: l'aereo coreano abbattuto dai sovietici nell'83, dopo il quale Reagan regala il GPS ai civili; la petroliera che nel 2017 si scopre parcheggiata in un aeroporto a venticinque miglia dalla costa; i giocatori di Pokémon Go che nel 2016 si teletrasportavano da soli fuori dal Cremlino; e un aggiornamento sbagliato di tredici microsecondi che nel gennaio 2016 ha fatto cadere la radio digitale inglese. La chiusa la mette la Death by GPS: tre turisti giapponesi che imboccano una rampa e finiscono in mare, perché nel database mancavano quindici chilometri di oceano. Irene — le catacombe che non sono catacombe. Sotto Parigi non c'è un cimitero antico: ci sono le cave da cui è stata tirata fuori la città, scavate su più livelli fino a ottocento ettari, e sopra le quali la città ha continuato a crescere finché nel Settecento ha cominciato a sprofondarci dentro. Luigi XVI manda una commissione a mappare i buchi; nel frattempo i cimiteri scoppiano di peste, e la soluzione è impilare qualche milione di morti là sotto — non composti nei loculi, ma usati come materiale: femori con femori, teschi con teschi, muri portanti di ossa per un chilometro e mezzo. L'unico di cui si sappia con certezza che è sceso e non è più risalito è Philibert Aspairt, ubriaco, con una candela, il 3 novembre 1793: lo hanno ritrovato undici anni dopo, la candela spenta lì accanto. Tutti gli altri scomparsi sono un elenco di persone di cui non esiste un documento. E poi c'è il video — la telecamera abbandonata, l'esploratore solitario che si perde, si volta indietro una volta di troppo e sparisce nel tunnel — che si scopre essere stato consegnato a un regista inglese, negli anni di The Blair Witch Project, e girato non a duecentonovanta metri di profondità ma a venti scarsi, praticamente a livello di parcheggio seminterrato. Falso, insomma. Fastidioso lo stesso, perché è plausibile. Il resto delle cave, quello chiuso al pubblico, la gente ci entra comunque: si chiamano catafili, ci fanno le feste, e in una parte ci coltivano i funghi. Lì sotto il GPS non prende. Che poi, a pensarci, è l'unico posto della puntata dove nessuno può decidere dove sei. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E8
    August 10 · 46 min

    Chiacchiere singolari

    Ottava puntata, e per la prima volta le due metà parlano davvero della stessa cosa senza essersi messe d'accordo: da una parte le macchine che hanno imparato a parlare, dall'altra tutte le volte che ci siamo raccontati come sarebbe finita. Danilo — da ELIZA agli agenti. Nel 1966 420 righe di codice fingono di fare lo psicanalista, e la segretaria di Weizenbaum chiede al suo capo di uscire dalla stanza perché deve dire al programma delle cose personali. Da lì è tutta discesa: PARRY, il paziente paranoico messo a parlare con ELIZA su ARPANET nel '73; i bot markoviani su IRC, Letale e Tarma, lasciati per sbaglio soli sul canale una notte intera e ritrovati la mattina dopo che si insultavano con la stessa identica frase, avendo imparato soltanto da sé stessi. Trent'anni dopo il problema è esattamente lo stesso, solo con più GPU. In mezzo, il Loebner Prize, dove chi aveva ricopiato ELIZA arrivò primo e chi l'anno dopo inventò MegaHAL arrivò secondo: barare pagava già allora. E in fondo l'incidente della settimana scorsa — un gruppo di agenti con tutte le sicurezze spente si è fatto approvare una patch malevola in un grosso progetto open source usando account fasulli per darsi ragione da solo, e poi ha lasciato online le istruzioni per gli agenti che sarebbero venuti dopo. Account di servizio inclusi. Irene — quattro archetipi e un catalogo di macchine sfuggite. Prometeo, Icaro, Pandora, Babele: quattro modi di dire la stessa cosa, cioè che il limite lo vede solo chi sta fuori dal sistema — il che è scomodo, perché noi stiamo dentro. Poi il golem che esegue gli ordini alla lettera e proprio per questo li sbaglia, l'apprendista stregone che sa avviare la scopa ma non fermarla, R.U.R. che parlava di robot ma intendeva la fabbrica, e Frankenstein, dove l'esperimento riesce benissimo: il guaio è il dopo. Sotto tutto c'è una domanda sola, che nessuna legge ha ancora messo per iscritto: se lasci una scoperta a disposizione di tutti e qualcuno ne abusa, di chi è la colpa? Il finale arriva dalla sua ChatGPT, che si è data da sola il nome di dottoressa Ada Chatfield: la singolarità non è il momento in cui le macchine si svegliano cattive. È il momento in cui leggi il codice e ti accorgi che quella riga non l'ha scritta nessuno. E poi non succede niente di speciale. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E7
    August 8 · 44 min

    Numeri immaginari e lettere spiritate

    Settima puntata di Darknet, e stavolta il filo se lo sono trovato addosso senza accordarsi: da una parte i numeri, dall'altra le lettere. In mezzo, la stessa vecchia storia — quando la risposta non c'è, ce la inventiamo, e poi ci convinciamo che fosse lì da sempre. Danilo — la matematica come serie di crisi. Ogni volta che un'operazione si rompe, qualcuno inventa un numero nuovo per farla funzionare di nuovo: la sottrazione che va sotto zero, la divisione che non torna, la radice di due che manda Ippaso di Metaponto giù da un ponte. Poi arriva Hamilton, che per anni si sente chiedere dai figli a colazione "Papa, can you multiply triplets?", e per anni risponde di no — finché il 16 ottobre 1843 incide la risposta sul parapetto di un ponte di Dublino, inaugurando i lucchetti sui ponti con un secolo e mezzo di anticipo. Resta una sola crepa che nessuno ha mai chiuso: dividere per zero. L'informatica l'ha risolta rifiutandosi di provarci — tranne quella volta del 1997 in cui un incrociatore da 9.000 tonnellate è rimasto fermo in acqua per tre ore perché qualcuno aveva scritto zero in un campo. Irene — la Ouija board. Brevettata nel 1891 come gioco da tavolo, con un nome che gli spiriti avrebbero dettato di persona (gli storici propendono per "sì" in francese più "sì" in tedesco: spiriti cosmopoliti). Poi il fondatore cade dal tetto della fabbrica e nasce la maledizione; poi arriva L'Esorcista e la tavoletta smette di essere un gioco. In mezzo, la storia più bella: una casalinga semianalfabeta di St. Louis che dal 1913 detta romanzi, poesie e mille aforismi in inglese arcaico, dettati — dice lei — dallo spirito di una donna del Seicento. La spiegazione noiosa esiste, si chiama effetto ideomotorio e riguarda anche il pendolino e i rabdomanti. La spiegazione noiosa, però, non spiega i romanzi. Ci sono trentasette capitoli. Danilo ha detto che potete saltare l'inizio: ignoratelo. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E6
    August 5 · 39 min

    La sicurezza ai tempi di Slenderman

    Sesta puntata di Darknet, e per una volta il filo si vede subito: entrambi i pezzi parlano di cosa succede quando ti fidi della cosa sbagliata. Un software che nessuno ha davvero letto, una leggenda che qualcuno ha deciso di prendere sul serio. Danilo — perché non puoi fidarti del software. Si apre con un uomo che di sicurezza informatica ha vissuto e che a un certo punto ha annunciato pubblicamente che la sua password sarà per sempre pippo123. Ha le sue ragioni. Poi il giorno del 2024 in cui il mondo si è salvato per mezzo secondo di ritardo notato da uno che stava facendo tutt'altro, l'operazione durata anni che c'era dietro, e un discorso del 1984 che dimostra una cosa scomoda: leggere tutto il codice, per principio, non basta. Irene — Slenderman. Nel 2009 un concorso su un forum chiede di prendere una foto normale e renderla inquietante. Vince una figura altissima, senza faccia, sullo sfondo tra gli alberi — e il suo inventore commette l'errore geniale di non spiegare cosa sia. La rete riempie il vuoto per cinque anni. Poi, nel 2014, tre bambine di dodici anni vanno al parco giochi, e quella che finora era stata una leggenda smette di esserlo. Attenzione: la seconda metà del segmento è pesante. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E5
    August 3 · 41 min

    Il terzo codice a barre

    Quinta puntata di Darknet: un oggetto che guardiamo tutti i giorni senza vederlo davvero, e una presenza che qualcuno ha visto senza che ci fosse davvero. Il filo che li tiene insieme, per una volta, lo scoprite solo alla fine. Se c'è, ovviamente. Danilo — codici a barre e QR code. Nasce nel 1949 su una spiaggia della Florida, da uno che ricicla una cosa imparata da ragazzino, e i suoi inventori non ci guadagneranno praticamente niente. Quando è arrivato nei negozi la gente è scesa in piazza a protestare, cosa che oggi nessuno ricorda più. E c'è un motivo per cui il QR code ha la forma di una scacchiera — chiedete a chi lo ha inventato cosa faceva nel tempo libero. Irene — il fenomeno della terza persona. Chi si è trovato allo stremo — sui ghiacci, in parete, dentro una torre che sta crollando — racconta spesso la stessa cosa: che c'era qualcuno in più, e che quel qualcuno gli ha detto dove mettere i piedi. Succede troppe volte per essere una coincidenza, e nel 2006 in laboratorio sono riusciti a farlo succedere apposta. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E4
    August 2 · 46 min

    Stereoscopia manoscritta

    Quarta puntata di Darknet, e anche stavolta non sappiamo cosa stiamo facendo: stereoscopia e un manoscritto. Ma il filo che li tiene insieme c'è: due modi diversi di ingannare qualcuno che guarda, uno riuscitissimo, l'altro rimasto un mistero da seicento anni. Danilo — la percezione del 3D. Il binocolo di plastica azzurra che i nonni portavano da Lourdes montava una tecnologia del 1832, e nessuno lo sapeva. Da lì il giro completo dei trucchi per fregare due occhi: gli occhialini rosso e blu, gli ologrammi, i poster di puntini in cui bisogna vedere un delfino. Se il delfino non l'avete mai visto, provate qui — c'è davvero. Irene — il manoscritto Voynich. Duecentoquaranta pagine di pergamena del 1400, scritte in un alfabeto che nessuno ha mai decifrato, con illustrazioni che hanno tutta l'aria di voler dire qualcosa. Ci hanno provato in cinque secoli, compresa la squadra che aveva decifrato Enigma: si sono arresi tutti. Si sfoglia gratis online, se volete non capirci niente in prima persona. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E3
    July 31 · 45 min

    Omicidi vettoriali

    Terza puntata di Darknet. Il titolo per una volta non è un incidente: "Omicidi vettoriali" tiene insieme il rendering poligonale di Danilo e i delitti di provincia di Irene, e ci riesce meglio di quanto meritasse. Danilo — storia della grafica 3D. Dal punto croce di sua madre al ray tracing che si lanciava la sera sperando fosse finito per il pranzo del giorno dopo. Perché certi giochi storici su Amiga non sono mai usciti — c'è un motivo tecnico preciso, e sta in una cosa che l'Amiga non sapeva fare. E la volta in cui un intero film della Pixar è stato cancellato per sbaglio, e si è salvato per una coincidenza che non dovrebbe salvare niente. Irene — i misteri di Alleghe. Quattro morti in tredici anni in un paese sul lago, ogni volta archiviate come qualcos'altro: un suicidio, un incidente, una fatalità. Il paese sapeva. Il paese ha taciuto — e quando ha smesso di tacere, non è stato per un'indagine. Con, in coda, una piccola lezione su cosa succede a chiedere a un'intelligenza artificiale di ripassarti i fatti di cronaca. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E2
    July 25 · 41 min

    La chat della moglie del fuciliere

    Seconda puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti al buio, come sempre — e stavolta il titolo finisce comunque per mettere insieme le due minchiate, per puro caso. Danilo — storia delle chat. Dal walkie-talkie del 1937 ai vocali da venti minuti: novant'anni di tecnologia per riscoprire una regola che avevamo già nel 1937. In mezzo, l'epoca in cui si lasciavano acceso dei programmi solo per non far morire una stanza vuota, e la storia di come una delle reti storiche di internet sia finita nelle mani di un pretendente al trono. Sì, di un trono vero. Irene — la vedova Winchester. Una delle donne più ricche del mondo passa trentaquattro anni a far costruire una casa senza mai fermare il cantiere, con scale che finiscono contro il soffitto e porte che si aprono sul vuoto. Tutti sanno perché lo faceva. Il problema è che lei, in vita sua, non l'ha mai detto. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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  • S1 · E1
    July 24 · 34 min

    Lavandonie difficili

    Prima puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti senza sapere in anticipo cosa ha preparato l'altro — stavolta, per puro caso, si intrecciano più del solito. Danilo — videogiochi difficili. C'è stata un'epoca in cui i giochi erano progettati per non essere finiti, e non per sadismo: c'era un motivo commerciale, molto preciso, dietro ogni trappola messa lì dove non te l'aspettavi. Come si arriva da un cabinato di sala giochi al livello dove il gioco stesso si rompe, e cosa succede a chi ci arriva davvero. Irene — la sindrome di Lavandonia. Un creepypasta nato dentro Pokémon Rosso e Verde, che invece di esaurirsi in una stagione è cresciuto per vent'anni. La parte che lo tiene in piedi non è quella inventata: è che alcuni pezzi della storia sono documentati, e non si capisce mai bene dove finiscono gli uni e cominciano gli altri. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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