

Il sentimento dell'intelligenza
Leonardo studiò anatomia per vent'anni, sezionando cadaveri di notte. Michelangelo scolpiva quattordici ore al giorno e dormiva vestito per non perdere tempo. Edison fece più di mille esperimenti falliti prima di una lampadina funzionante. Eppure di loro ricordiamo solo il risultato — mai il processo che lo ha prodotto. Nella dodicesima puntata di "I nostri sentimenti", Luca Stanchieri affronta il secondo dei sentimenti relazionali: quello verso la nostra intelligenza e la nostra bravura. Al centro c'è un bersaglio preciso, il paradigma della lotteria genetica — l'idea che chi è bravo sia nato fortunato. Nessuno, sostiene Luca, nasce con una genetica che regala un talento: ogni talento è campo-dipendente, si forma solo con un allenamento efficace, e il vantaggio iniziale di chi "va bene senza fatica" diventa spesso un ostacolo quando l'asticella si alza. La puntata attraversa le intelligenze multiple di Gardner, il celebre esperimento di Rosenthal e Jacobson alla Oak School del 1968 — dove bastò dire agli insegnanti che certi bambini, scelti a caso, erano promettenti perché lo diventassero davvero — e il mindset statico e dinamico di Carol Dweck. Fino a due idee che allargano il campo: la prospezione, cioè il modo in cui il sentimento delle nostre capacità, proiettato nel futuro, genera già oggi paura o fiducia; e il "serial killer della speranza", quella voce interna che smonta ogni ambizione e che non va combattuta né assecondata, ma ascoltata e tradotta in una domanda a cui rispondere. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it











