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C'è figa. Il podcast live

C'è figa - Fandango Podcast

“C’è Figa” è il podcast nato dall’omonimo format di stand-up comedy femminista: uno spazio nato per smentire, una battuta alla volta, quell’idea vecchia e resistente secondo cui “le donne non fanno ridere”.  Partito dai palchi di Roma come serata di stand-up dedicata a persone socializzate donne, ha un carattere irriverente, non fa sconti e mette il microfono in mano a chi ha davvero qualcosa da dire. Ora “C’è Figa” diventa podcast e si prende ancora più libertà.

Tra proverbi invecchiati malissimo, ospiti clamorose e una certa tendenza al caos, raccontiamo attualità, cultura e vita quotidiana smontando stereotipi, bias culturali e tutta quella narrazione che ci vuole educate e mansuete.

Parliamo di genere, linguaggio, relazioni e potere, ma senza fare le brave. Perché se c’è una cosa che questo podcast non ha intenzione di fare, è risultare rassicurante.

“C’è Figa” è il posto in cui si ride, si rosica male e si mettono in discussione le cose.

E se dà fastidio, probabilmente sta funzionando.

Un podcast di Alessandra Flamini

Revisione testi collettivo C'è Figa 

Con Alessandra Flamini, Frad, Ilaria Giambini, Paola Giglio e Valentina Medda.

La sigla è "Lo Schiaffo d'Anagni" delle Molestya, dal disco "La mia rabbia è ancora integra".

Cura e produzione: Giulia Galzigni

Montaggio e sound design: Luca Santarelli


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  • 6 episodes
  • Avg 32 min
  • English
  • June 24 · 27 min

    6. Donne, asini e noci vogliono mani atroci

    Ci sono proverbi che non si limitano a raccontare una cultura: la giustificano. Questo, tra i più violenti della tradizione popolare, mette sullo stesso piano donne, animali e oggetti, suggerendo che la forza, la durezza e perfino la violenza siano strumenti legittimi per ottenere obbedienza e controllo. Partendo da una frase che oggi appare scioccante ma che per secoli è stata tramandata come saggezza comune, ci chiediamo quanto di quella mentalità sia davvero scomparso. Ne parliamo con Federica Scrollini, responsabile della formazione e della prevenzione di Be Free, cooperativa sociale che dal 2007 lavora nei centri antiviolenza, nelle case rifugio e nei percorsi di contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni. Con lei affrontiamo il tema della violenza non come emergenza improvvisa, ma come fenomeno culturale che si alimenta di normalizzazioni, silenzi e narrazioni ancora profondamente radicate.

  • June 17 · 36 min

    5. Alle donne che non fanno figli non ci andar né per piacere né per consigli

    Un proverbio antico che suona come una sentenza: se una donna non è madre, allora manca di qualcosa. In questa puntata esploriamo il confine sottile tra scelta, aspettativa sociale e giudizio collettivo. Perché non tutte le donne sono madri, non tutte vogliono esserlo, e nessuna dovrebbe essere definita da questo. Ne parliamo con Michela Andreozzi, attrice, regista e scrittrice che ha trasformato questo tema in una riflessione pubblica e personale. Insieme affrontiamo il peso delle domande non richieste, delle aspettative familiari e di quella convinzione dura a morire secondo cui una donna sarebbe completa solo diventando madre. Una puntata per smontare un pregiudizio antico e ricordare che la libertà di scegliere la propria vita non dovrebbe mai aver bisogno di giustificazioni.

  • May 20 · 35 min

    4. Donna al volante, pericolo costante

    Uno dei proverbi di punta del repertorio italiano per chiederci: chi è davvero “pericolosa”, e per chi? Tra stereotipi duri a morire e aspettative sociali cucite addosso, proviamo a capire come certe narrazioni continuino a tenerci al nostro posto — o almeno ci provino. Lo facciamo insieme alle Karma B, duo drag, artistico e performer che da anni attraversa palchi e televisione con ironia, consapevolezza e una bellezza esagerata. Con loro parliamo di giudizio e sopravvivenza creativa: di cosa significa esporsi, essere giudicate e continuare comunque a guidare — anche quando ti dicono che non dovresti. Un vademecum del “non ci avranno mai come ci vogliono loro".

  • May 12 · 35 min

    3. Donne e buoi dei paesi tuoi

    In questa puntata partiamo da uno dei proverbi più radicati (e sospetti) della tradizione italiana per chiederci: ma davvero ci siamo bevute questa roba? Tra identità, appartenenza e razzializzazione travestita da saggezza popolare, smontiamo pezzo per pezzo il detto. Lo facciamo insieme a Madonna Freeda, artista e creatrice di meme su Instagram, che usa l’ironia e la giusta dose di sarcasmo per parlare di inclusività, marginalizzazione e libertà. Con lei discutiamo di confini geografici, culturali e mentali, e di cosa succede quando si decide di superarli e si pretende che la società faccia altrettanto. Il tutto, come sempre, tra risate, battute discutibili e qualche verità che punge più del previsto

  • May 12 · 28 min

    2. Donna ridarella: o santa o puttanella

    Se una donna ride è isterica. Se fa ridere è volgare. Se è troppo seria? È una figa di legno. Insomma, decidetevi. E, soprattutto, smettetela di rompere le ovaie: la nostra espressione del viso non è una questione pubblica. Ospite in questa puntata è Gioia Salvatori, attrice e autrice che non ha paura di far scricchiolare le ossa dei pregiudizi. Creatrice del progetto satirico Cuoro, ha portato la sua comicità su palchi, radio e tv con uno stile unico, ironico e inconfondibile. Insieme esploriamo quel fastidioso giudizio che si attacca alle donne che ridono (o peggio: che fanno ridere), smontando etichette appiccicose, viscide e perniciose.

  • May 12 · 29 min

    1. Chi dice donna dice danno

    Nella prima puntata parliamo di come certi proverbi abbiano contribuito a creare stereotipi, relazioni tossiche e drammi quotidiani. Ne chiacchieriamo con la professoressa Francesca Dragotto, Linguista, lavora presso l'Università di Roma "Tor Vergata". Ha all’attivo un centinaio di pubblicazioni scientifiche e più di duecento pubblicazioni divulgative. Dal 2020 è la direttrice scientifica del monitoraggio RAI sulla rappresentazione della figura femminile. Insomma, non è una cazzara. Non come noi. Ne discutiamo ridendo abbastanza da rendere il mondo un pelo meno insopportabile.

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