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Studio BURDI · Saturday · 10 min

Contaminazioni

Le Contaminazioni Elena è una donna di cinquant’anni, con una solida formazione universitaria e un lavoro amministrativo in una località del centro Italia. Sta bene con sé, preferisce stare sola, ma viene in studio per comprendere perché non senta il bisogno di avere un uomo. Racconta di aver avuto relazioni importanti e aggiunge un particolare: dopo l’intimità doveva lavarsi per bene. Nel ripercorrere la sua storia emerge che, a cinque anni, mentre la madre accudiva il marito, veniva affidata a una vicina. Sua figlia Miriam, di sei anni più grande, chiudeva la porta del salone, si sdraiava e le chiedeva di accarezzarle le parti intime. Elena racconta di aver poi ripetuto quei gesti con la sorella Sara e con Terry, una bambina più intraprendente. Nel cortile quei comportamenti erano proseguiti, fino a quando una delle bambine le aveva chiesto un contatto orale-genitale. Elena si era rifiutata, disgustata, interrompendo definitivamente quelle esperienze. L’emozione del disgusto può aver fissato nella memoria di Elena quella richiesta di rapporto orale sull’altra bambina, lasciando un filo d’Arianna lungo quarantacinque anni. È l’emozione che può essere rimasta viva, fino a riaccendersi nell’intimità di oggi, nel bisogno di lavarsi dopo un rapporto e, forse, nella distanza dalla relazione con un uomo. La contaminazione potrebbe trovarsi proprio in questo passaggio: l’esperienza è terminata, ma l’emozione legata a quell’esperienza entra nelle successive, mescolando ciò che Elena vive adesso con ciò che ha vissuto allora. Ma perché oggi la distanza dalla relazione con un uomo, se l’esperienza era avvenuta con altre bambine? Perché le prime esperienze della propria sessualità possono generalizzarsi lungo la vita attraverso le sensazioni e i significati che lasciano: ciò che si riattiva può riguardare l’intimità, il contatto, l’esposizione del corpo, indipendentemente dal sesso dell’altra persona. Nel bambino l’identità sessuale è in formazione; non è assente, ma manca ancora la comprensione adulta di quelle esperienze….. La storia riportata è vera ma i nomi luoghi e date sono tutte di fantasia nel rispetto della privacy giorgio burdi

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Le Contaminazioni

Elena è una donna di cinquant’anni, con una solida formazione universitaria e un lavoro amministrativo in una località del centro Italia. Sta bene con sé, preferisce stare sola, ma viene in studio per comprendere perché non senta il bisogno di avere un uomo. Racconta di aver avuto relazioni importanti e aggiunge un particolare: dopo l’intimità doveva lavarsi per bene. Nel ripercorrere la sua storia emerge che, a cinque anni, mentre la madre accudiva il marito, veniva affidata a una vicina. Sua figlia Miriam, di sei anni più grande, chiudeva la porta del salone, si sdraiava e le chiedeva di accarezzarle le parti intime. Elena racconta di aver poi ripetuto quei gesti con la sorella Sara e con Terry, una bambina più intraprendente. Nel cortile quei comportamenti erano proseguiti, fino a quando una delle bambine le aveva chiesto un contatto orale-genitale.

Elena si era rifiutata, disgustata, interrompendo definitivamente quelle esperienze. L’emozione del disgusto può aver fissato nella memoria di Elena quella richiesta di rapporto orale sull’altra bambina, lasciando un filo d’Arianna lungo quarantacinque anni. È l’emozione che può essere rimasta viva, fino a riaccendersi nell’intimità di oggi, nel bisogno di lavarsi dopo un rapporto e, forse, nella distanza dalla relazione con un uomo.

La contaminazione potrebbe trovarsi proprio in questo passaggio: l’esperienza è terminata, ma l’emozione legata a quell’esperienza entra nelle successive, mescolando ciò che Elena vive adesso con ciò che ha vissuto allora. Ma perché oggi la distanza dalla relazione con un uomo, se l’esperienza era avvenuta con altre bambine? Perché le prime esperienze della propria sessualità possono generalizzarsi lungo la vita attraverso le sensazioni e i significati che lasciano: ciò che si riattiva può riguardare l’intimità, il contatto, l’esposizione del corpo, indipendentemente dal sesso dell’altra persona. Nel bambino l’identità sessuale è in formazione; non è assente, ma manca ancora la comprensione adulta di quelle esperienze…..

La storia riportata è vera ma i nomi luoghi e date sono tutte di fantasia nel rispetto della privacy

giorgio burdi

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