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Artwork for MindFood : storie che nutrono la mente.
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MindFood : storie che nutrono la mente.

Alberto Salis

Un sottile ronzio riempie la stanza mentre il professor X collega gli elettrodi alla fronte del volontario: "Quello che stai per sperimentare cambierà per sempre la tua percezione della realtà," sussurra. "Alcuni chiamano questa tecnologia pericolosa, altri rivoluzionaria. Io la chiamo... inevitabile."

Il mondo che conosci è solo la superficie di una verità molto più profonda. La coscienza umana è l'ultimo territorio inesplorato, e noi stiamo per attraversarne i confini.

MindFood: perché alcune storie non si limitano a intrattenerti... ti trasformano.

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  • 24 episodes
  • weekly
  • Avg 16 min
  • Italian
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  • Friday · 17 min

    68. L’UTILITÀ DELL’INCOERENZA

    Il neuroscienziato Karl Friston lo ha formalizzato in un principio: il cervello lavora per minimizzare la sorpresa. Ogni scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade è un costo — metabolico, attentivo, emotivo. E qui la coerenza smette di essere una virtù morale e diventa una questione di contabilità energetica. Un mondo coerente è un mondo prevedibile. Un mondo prevedibile costa meno glucosio. Una persona coerente è una persona su cui posso fare previsioni affidabili — quindi con cui posso cooperare, commerciare, dormire nella stessa caverna senza montare la guardia. Ma la coerenza ha un lato oscuro…così come l’incoerenza ha un lato luminoso… Bentornati….pronti all’ascolto?

  • September 4 · 18 min

    67. IL GAS CHE POTENZIA LA TUA MEMORIA

    In questo episodio entriamo dentro un “giallo scientifico” durato quasi un secolo: un fantasma inseguito dai laboratori di mezzo mondo, un premio Nobel dal finale che nessuno sceneggiatore avrebbe osato scrivere, e la scoperta che il vostro cervello nasconde una rete wireless di cui nessuno vi ha mai parlato. E alla fine, come sempre, tre strumenti concreti da usare già da stasera — uno dei quali richiede soltanto... di canticchiare a bocca chiusa. Ma prima, una domanda: se vi dicessi che in questo preciso istante, tra i vostri neuroni, si sta diffondendo un gas velenoso... voi smettereste di ascoltarmi? Spero di no. Perché è proprio quel “veleno” che deciderà se, domani, di questa puntata vi ricorderete qualcosa.

  • August 28 · 17 min

    66. IL CONFLITTO CHE NUTRE E QUELLO CHE DISTRUGGE

    Nella maggior parte delle nostre relazioni non c’è troppo conflitto. Ce n’è troppo poco. O meglio: troppo poco di quello giusto, e troppo di quello sbagliato. Per capirlo faremo dialogare due menti che non si sono mai incontrate. Un semiologo italiano che ha studiato come si fabbrica un nemico. E una facilitatrice americana che insegna alle aziende e alle famiglie a litigare bene. Perché tra la guerra e la pace esiste una terza cosa. Quasi nessuno la nomina. E potrebbe essere la chiave di tutto.

  • August 21 · 21 min

    65. NON PUOI MOTIVARE NESSUNO…

    domanda che ogni manager, prima o poi, si ritrova tra le mani — Come faccio a motivare le mie persone? — è una domanda lecita ma è quella sbagliata. E questo non perché sia ingenua. Ma perché nasconde già nella sua grammatica un'intera antropologia: c'è chi motiva e c'è chi viene motivato. Un soggetto che spinge, un oggetto che si lascia spingere. Un ingegnere e un meccanismo. La Teoria dell'Autodeterminazione ( SELF DETERMINATION THEORY o “SDT” ) degli psicologi Deci e Ryan ha passato quarant'anni a smontare, dato dopo dato, esattamente quella grammatica. …

  • July 22 · 18 min

    64. TUTTO CIÒ CHE VIVE “E’ IN FIAMME”

    La Jolla, California, 2009. Un laboratorio dell'Istituto Scripps, affacciato sull'oceano. Una giovane ricercatrice — Tracey Lincoln, arrivata dalla Giamaica per il suo dottorato — fissa una provetta. E dentro quella provetta non c'è un animale. Non c'è una cellula. Non c'è nemmeno un filo di DNA. C'è una molecola. Un piccolo frammento di RNA. Costruito dall'uomo, atomo su atomo. E quella molecola sta facendo una cosa che gela la stanza: sta copiando se stessa. Una diventa due. Due diventano quattro. Quattro diventano otto. Raddoppia ogni ora. E potrebbe non fermarsi mai. Ma non è finita. Perché in quella provetta, versioni diverse della stessa molecola cominciano a competere. Le più veloci prosperano. Le più lente si spengono. Selezione. Evoluzione. Sopravvivenza del più adatto — dentro un tubo di vetro. Senza un solo battito. Senza un solo respiro. Lincoln alza gli occhi verso il suo professore, Gerald Joyce. E nella stanza si posa una domanda che nessuno dei due osa pronunciare per primo. "Questo… è vivo?" La risposta che daranno sarà onesta, e per questo ancora più inquietante: no, non è vita. Ma ha imparato a comportarsi come se lo fosse.

  • July 8 · 11 min

    63. EFFICIENZA VS. EFFICACIA

    Il 28 gennaio 1986 il Challenger si disintegrò 73 secondi dopo il decollo. Non per un errore di calcolo. Per un O-ring che si irrigidì nel freddo. Un componente che aveva persino un backup — giudicato “ridondante”, quindi inefficiente, in un programma che doveva rispettare tempi e budget. Da lì parte la puntata di oggi di MindFood, ma il punto vale ben oltre l’aerospazio. Efficienza si misura sempre — a priori, in tempo reale, a consuntivo. Efficacia si misura quasi sempre dopo — quando l’azione ha già incontrato la realtà. Questa asimmetria temporale spiega perché premiamo così spesso ciò che è misurabile invece di ciò che funziona. Tre idee che uso spesso in aula, riprese nell’episodio: → Legge della Varietà Necessaria (Ashby, 1956) — controlli davvero una situazione solo se hai più risposte possibili di quante ne richieda la media dei casi. Il resto sembra “ridondanza”. È capacità di risposta. → Antifragilità (Taleb) — il corpo umano ha due reni, capacità polmonare in eccesso, anticorpi per minacce mai incontrate. Sprecato dal punto di vista energetico. Indispensabile in un ambiente incerto. → Exploration vs exploitation (Sutton & Barto) — nessun sistema, biologico o organizzativo, sopravvive stando solo su un polo. Chi fa solo exploitation diventa Kodak nel 2007. Chi fa solo exploration brucia risorse senza mai consolidare nulla. La domanda che provo a lasciare a chi lavora con me: Hai margini che oggi sembrano uno spreco e domani potrebbero essere l’unica via d’uscita?

  • June 24 · 13 min

    61. QUANDO LA TUA MENTE VARCA LA “SOGLIA COLLETTIVA”

    New York, giugno 2026. Dopo cinquantatré anni di digiuno, i Knicks hanno vinto il campionato NBA. E la cosa più sorprendente, raccontano i giornali, non è il trofeo. È un’altra: le persone, a New York, hanno ricominciato a parlarsi. Bisogna capire cosa significa, qui. New York ha fatto della propria freddezza una filosofia di vita. Il newyorkese tipico indossa, ogni mattina, quella che potremmo chiamare un’armatura: uno sguardo che attraversa l’altro senza mai agganciarlo. In metropolitana, in fila dal salumiere, nell’ascensore — milioni di persone vicinissime nei corpi e lontanissime negli occhi. Questa armatura ha un nome scientifico. Negli anni Sessanta, il grande sociologo Erving Goffman la chiamò civil inattention — “disattenzione civile”. È quel micro-rituale per cui, incrociando uno sconosciuto, gli concediamo un’occhiata brevissima di riconoscimento — “ti ho visto, esisti” — per poi distogliere subito lo sguardo, come a dire ”…ma non ho intenzione di intrometterti nella tua vita, né tu nella mia”. È una forma di rispetto. È anche una gabbia. Perché ecco il primo paradosso di oggi: noi costruiamo questa armatura per proteggerci. Ma più ce ne fidiamo, più ci ammaliamo di solitudine.

  • June 17 · 12 min

    60. IL TUO CERVELLO È UN VEGGENTE?

    L’occhio umano — visto da vicino — è una pessima macchina fotografica. È sfocato ai bordi. Ha un punto cieco, un buco vero, là dove esce il nervo ottico. Proietta le immagini capovolte. E ha i vasi sanguigni davanti alla retina, che gettano ombre sull’immagine. Per ogni standard ottico, l’occhio umano è uno strumento difettoso. Eppure tu, in questo momento, vedi un mondo nitido. Stabile. Continuo. Senza buchi, senza ombre, senza confini sfocati. Come è possibile? La risposta del dott. Helmholtz a ciò è una frase di due parole che riecheggerà per centosettant’anni: inferenza inconscia Tu non vedi ciò che cade sulla tua retina. Tu vedi l’ipotesi migliore che il tuo cervello ha formulato su ciò che potrebbe averla generata. E allora ti lascio con la domanda che ha tenuto sveglio Helmholtz, e che da stanotte terrà sveglio anche te: Se tutto ciò che vedi è un’ipotesi… cos’altro nella tua vita è soltanto un’ipotesi travestita da realtà?

  • May 28 · 16 min

    59. KAIROS: IL TEMPO CHE SCORRE DENTRO LA TUA MENTE

    William James aveva cinquantadue anni quando scrisse la frase più inquietante della sua carriera. Era il 1894. Era professore ad Harvard. Aveva già fondato la psicologia americana, aveva già scritto il trattato più influente sulla coscienza mai pubblicato in lingua inglese. Eppure c’era una cosa che lo tormentava. Una cosa che aveva osservato in sé stesso e che non riusciva a spiegare con nessuna delle sue teorie. Aveva l’impressione che il tempo stesse accelerando. Non in senso metaforico. In senso fisico, percettivo, viscerale. Le settimane duravano quanto i giorni di trent’anni prima. Le estati erano diventate schiocchi di dita. E il 1° gennaio sembrava coincidere sempre più spesso con il 31 dicembre. E poi la sua diagnosi: il tempo non passa più veloce. Siamo noi che ne produciamo meno. Meno novità, meno memoria, meno distinzione tra un momento e il successivo. Il cervello — sostiene James — non misura il tempo in secondi. Lo misura in esperienze nuove. E quando le esperienze nuove si esauriscono, i giorni diventano indistinguibili. E l’indistinguibile non si ricorda. E ciò che non si ricorda, non è mai esistito.

  • May 20 · 13 min

    58. IL CERVELLO SI “NUTRE” DI GIOCHI

    Cornell University. Autunno del 1946. Richard Feynman è seduto nella mensa universitaria. Sta guardando il vuoto. Ha trentatré anni e ha già fatto la cosa più difficile che un fisico possa fare: ha costruito la bomba atomica. Per anni, a Los Alamos, ha vissuto a pane e equazioni, caffè e segreti militari. E adesso... è spento. Clinicamente, quasi. Lo chiamano depression, un termine che in quegli anni sa di debolezza. Lui preferisce non dargli un nome. Sa solo che la fisica, quella cosa che amava come si ama una persona, ha perso ogni sapore. Poi, in quell'anonima mensa universitaria, succede una cosa ridicola. Uno studente lancia in aria un piatto. Il piatto rotea, ondeggia, cade. Ma per una frazione di secondo, Feynman vede qualcosa. Il piatto balla. Oscilla mentre gira, e il simbolo dell'Università di Cornell — impresso sul bordo — descrive un'orbita strana, quasi ipnotica. Feynman non ha nessun motivo per calcolarlo. Non c'è un gant, non c'è un programma di ricerca, non c'è nessun generale che lo aspetta con le stellette. C'è solo lui, un piatto che cade, e quella scintilla di curiosità giocosa che non si era ancora spenta del tutto. Tira fuori un foglio. Inizia a scarabocchiare equazioni. Per gioco. Quelle equazioni — scritte per puro divertimento, senza scopo, senza utilità — diventeranno il seme dell'elettrodinamica quantistica. Nel 1965, Richard Feynman riceve il Premio Nobel per la Fisica

  • May 13 · 16 min

    57. MASSIMIZZARE” PROSCIUGA IL TUO CERVELLO

    Cambridge, Massachusetts. Primavera del 1870. William James ha ventotto anni e sta morendo. Non di una malattia. Di un'idea. È il futuro padre della psicologia americana — il pensatore che rivoluzionerà la filosofia della mente, che insegnerà ad Harvard per trentacinque anni, che scriverà opere che si leggono ancora oggi. Ma in questo momento, nella sua stanza mal riscaldata di Cambridge, non sa nulla di tutto ciò. Sa solo che è paralizzato. Da mesi non riesce ad alzarsi dal letto. Il medico non trova nulla di fisico. James soffre di quello che i suoi diari chiamano semplicemente "il problema delle scelte" — la sensazione lacerante che per ogni decisione presa esistano infinite alternative migliori non prese. Che qualunque cosa scelga, stia sbagliando. Che la vita perfetta sia sempre da qualche altra parte. Un martedì mattina di aprile, apre per caso un saggio del filosofo francese Charles Renouvier sul libero arbitrio. Renouvier scrive una cosa semplice, quasi banale: la volontà è reale se, quando si potrebbe continuare a pensare, si sceglie di smettere di pensare e di agire. James chiude il libro. Prende il diario. Scrive queste parole: "Il mio primo atto di libero arbitrio sarà credere nel libero arbitrio." Poi si alza dal letto. Non perché avesse trovato la risposta giusta. Non perché avesse eliminato il dubbio. Ma perché aveva scelto di smettere di cercare quella risposta e di vivere, invece, con una risposta abbastanza buona. William James non guarì dall'incertezza. Imparò a fare pace con essa. E quella pace divenne il fondamento di tutta la sua filosofia — il pragmatismo: non cercare la verità assoluta, ma la verità che funziona. Adesso vi faccio una domanda. E voglio che ci pensiate davvero, perché probabilmente è la domanda più scomoda che sentirete oggi: Quante delle cose che state rimandando nella vita non aspettano la scelta giusta — ma semplicemente il coraggio di smettere di cercarla

  • May 6 · 13 min

    56. PSICOTECNOLOGIA: COME LE BIG TECH HACKERANO IL TUO COMPORTAMENTO

    Oggi parliamo di qualcosa che ti riguarda in modo molto più profondo di quanto tu creda. Parliamo di quattro aziende che non si sono limitate a conquistare mercati: hanno riscritto i bisogni umani più antichi — e lo hanno fatto hackerando il tuo corpo, organo per organo. Preparati. Quello che stai per sentire non riguarda la tecnologia. Riguarda te. E cambierà il modo in cui guardi il tuo telefono, il tuo carrello della spesa, e forse anche te stesso.

  • April 29 · 14 min

    55. LA PSICOLOGIA DEL “COSTO ZERO”

    Era il 2007. Paulo Coelho — l’autore di L’Alchimista, il romanzo più venduto della storia della letteratura brasiliana — fece una cosa che i suoi editori considerarono un atto di pura follia. Si travestì da pirata. Non metaforicamente. Aprì un account su un forum russo di file sharing e cominciò a caricare lui stesso, in segreto, le versioni digitali dei propri libri. Gratuitamente. Illegalmente. Contro ogni clausola contrattuale firmata con i suoi editori. Lo fece perché aveva notato qualcosa di strano: nelle regioni dove i suoi romanzi venivano più piratati, le vendite fisiche… aumentavano. Non crollavano. Aumentavano. Il risultato? In Russia, le copie vendute passarono da 1.000 a 100.000 in un solo anno. Centomila copie…

  • April 22 · 43 min

    54. MASTERMIND: LA SPONTANEITÀ STRATEGICA NELLA COMUNICAZIONE

    Si può essere strategici e allo stesso tempo spontanei quando si comunica? Perché alcuni di noi confondono una comunicazione efficace con la manipolazione? Esiste la verità oggettiva quando si comunica o è inevitabile comunicare soggettivamente? Queste ed altre riflessioni unite a pratici consigli per una comunicazione efficace nella leadership e nelle interazioni professionali sono in fulcro di questo mastermind a 2 voci con Marina Osnaghi, Master Certified Coach con più di 40 anni di esperienza nel campo. Buon ascolto!

  • April 15 · 17 min

    53. QUELLO CHE “NON DICI” QUANDI CHIEDI AIUTO

    Immaginate di aprire una valigia. In superficie ci sono i vestiti piegati con cura: "mio figlio non studia", "in ufficio c'è un conflitto che non si risolve", "non riesco ad andare d'accordo con i miei colleghi". Oggetti reali. Problemi concreti. La valigia è ordinata, riconoscibile, presentabile. Ma se sollevate quei vestiti — se avete il coraggio di guardare sotto — trovate qualcosa di completamente diverso. Paure senza nome. Pretese inesplicabili. Fantasie segrete di salvezza. Bisogni di controllo che risalgono all'infanzia. Diffidenze vecchie come radici di un albero che nessuno vede perché stanno sottoterra. Due ricercatori italiani — Renzo Carli e Rosa Maria Paniccia dell'Università La Sapienza di Roma — hanno dedicato decenni allo studio di questo fenomeno affascinante e invisibile. Il loro modello si chiama analisi della domanda. E la loro intuizione centrale è semplice, potente, quasi sconvolgente nella sua chiarezza: non vediamo mai le cose come sono. Le vediamo sempre come siamo.

  • April 8 · 10 min

    52. IL DESIDERIO MIMETICO

    Immaginate un triangolo. Al primo vertice ci siete voi. Al secondo, l’oggetto del desiderio. Ma il terzo angolo — quello che nessuno vi ha mai insegnato a guardare — è occupato da qualcuno che ammirate, che invidiate, che temete. Qualcuno la cui vita sembra contenere qualcosa che la vostra manca. Non volete quell’oggetto: volete il sereno vigore, la pienezza di essere che proiettate su quella persona come una lanterna proietta la sua luce sul muro. È una sinestesia psicologica, una sovrapposizione dei sensi: vedete un oggetto, ma ne sentite il prestigio, ne respirate l’aura sociale. E qui — proprio qui — scatta la trappola.

  • April 1 · 12 min

    51. L’INTELLIGENZA DELL’OLFATTO

    Era il 1944. Parigi era ancora occupata dai nazisti. Marcel Déat, un politico collaborazionista, stava percorrendo una strada del centro città quando d'improvviso si fermò. Immobile. Gli occhi chiusi. Qualcuno vicino a lui gli chiese: "Cosa succede?" Lui rispose sottovoce: "Mia madre. Sento mia madre." Non c'era nessuna madre. C'era solo il profumo di un forno aperto che sfornava brioche — lo stesso odore che aveva permeato la sua infanzia in Borgogna, trent'anni prima. In quel momento di orrore storico, mentre la storia del mondo crollava attorno a lui, un singolo odore lo aveva catapultato indietro nel tempo, aveva ricostruito volti, voci, emozioni. In pochi decimi di secondo. Ma come è possibile che una manciata di molecole invisibili possa fare questo? Come fa il tuo naso — un organo che spesso ignoriamo completamente — a contenere in sé la chiave di accesso alla tua memoria più profonda, alle tue emozioni più viscerali, forse persino alla tua identità? Cosa sanno le molecole di odore che tu ancora non sai?

  • March 25 · 17 min

    50. LO SHOW DELLA MEMORIA

    La prima cosa che devi sapere sulla memoria è che tutto quello che credi di sapere su di essa è probabilmente sbagliato. Pensa a come immagini la tua memoria. Probabilmente la vedi come qualcosa di simile a un hard disk. Hai un'esperienza. Il cervello la codifica. La mette in un file. E quando ti serve, la recupera. Pulito. Lineare. Affidabile. Ma ecco la verità scientifica: La tua memoria non registra. Ricostruisce. Ogni singola volta. Quando ricordi qualcosa, il tuo cervello non recupera un file. Lo riscrive. Pezzo per pezzo, neurone per neurone, in tempo reale. E ogni volta che lo riscrive, lo modifica leggermente.

  • March 18 · 18 min

    49. LA PSICOLOGIA DEI SOLDI

    La finanza è considerata una scienza dura. Numeri. Formule. Algoritmi. Noi tendiamo a credere che chi gestisce meglio il denaro sia chi lo capisce meglio — chi ha studiato di più, chi conosce i mercati, chi legge i bilanci come altri leggono romanzi. Morgan Housel — uno degli analisti finanziari più letti al mondo — ha passato anni a osservare qualcosa di molto diverso. E la sua conclusione è tanto semplice quanto spiazzante. Fare bene con il denaro ha poco a che fare con quanto sei intelligente. Ha tutto a che fare con come ti comporti.

  • March 11 · 18 min

    48. L’EFFETTO PRIMING

    In questo momento, il vostro sistema nervoso riceve milioni di informazioni. Solo il nervo ottico trasmette al cervello dieci milioni di bit al secondo. La vostra coscienza ne gestisce una manciata. Decine, al massimo. Il resto? Viene orchestrato da qualcos'altro. Un sistema antichissimo. Potentissimo. Silenziosissimo. I neuroscienziati lo chiamano elaborazione implicita. Opera per pattern. Per abitudine. E risponde in modo preciso agli stimoli che gli diamo in pasto. Pensate a un aereo di linea. Ha un pilota in cabina. Ma gran parte del volo avviene in automatico. Sistemi che eseguono migliaia di operazioni al secondo. Senza che il pilota alzi un dito. Quel pilota automatico siete voi. La domanda è: chi lo ha programmato?

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