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Il cacciatore di libri · Today

Michele Mari e Carlo Calabrò

"I convitati di pietra" di Michele Mari e "Cemento e sangue" di Carlo Calabrò E' il romanzo che ha vinto il Premio Strega 2026: "I convitati di pietra" di Michele Mari (Einaudi). Siamo a metà degli anni '70, una classe di un liceo milanese che ha appena fatto la maturità decide di darsi appuntamento il 22 luglio di ogni anno per una cena. Qualcuno, non si saprà mai chi, lancia l'idea di una strana riffa: ogni volta ciascuno di loro verserà una quota in denaro, il capitale sarà investito e gli ultimi tre che resteranno in vita (poi diventerà uno solo) si aggiudicheranno il monte premi. Nasce come gioco, ma poco a poco emergono le meschinità: si scommette su chi morirà prima in base allo stato di salute, si fanno macumbe fino ad arrivare agli omicidi. Il meccanismo della "riffa della morte" cambia lo sguardo che ognuno di loro ha sugli altri. Nella seconda parte parliamo di "Cemento e sangue" (Marsilio), il nuovo romanzo di Carlo Calabrò che avevamo conosciuto con il noir "Meccanica di un addio", con protagonista un ingegnere svizzero, Florian Kaufmann, proprietario di una segheria in Amazzonia, che aveva l'obiettivo di fare utili salvaguardando l'ambiente. Kaufmann torna in questo nuovo romanzo, ma non è in primo piano. Il protagonista è Everton Barros, giornalista ecologista che si muove in bicicletta in una San Paolo del Brasile dominata da inquinamento e malaffare. Si troverà a seguire il caso della morte di Flavio Bloch, un ex compagno di università, attivista per l'ambiente, annegato in un fiume. Tutto questo mentre osserva i movimenti di un politico populista di destra, Donato Abreu, con ambizioni di carriera. Abreu è un po' la punta dell'iceberg di un sistema fatto di corruzione e di intreccio fra potere politico e malaffare. All'inizio del romanzo Everton Barros non pare avere il sacro fuoco del giornalista d'inchiesta e lo vediamo adeguarsi a un certo sistema, poi le cose cambieranno.

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"I convitati di pietra" di Michele Mari e "Cemento e sangue" di Carlo Calabrò

 E' il romanzo che ha vinto il Premio Strega 2026: "I convitati di pietra" di Michele Mari (Einaudi). Siamo a metà degli anni '70, una classe di un liceo milanese che ha appena fatto la maturità decide di darsi appuntamento il 22 luglio di ogni anno per una cena. Qualcuno, non si saprà mai chi, lancia l'idea di una strana riffa: ogni volta ciascuno di loro verserà una quota in denaro, il capitale sarà investito e gli ultimi tre che resteranno in vita (poi diventerà uno solo) si aggiudicheranno il monte premi. Nasce come gioco, ma poco a poco emergono le meschinità: si scommette su chi morirà prima in base allo stato di salute, si fanno macumbe fino ad arrivare agli omicidi. Il meccanismo della "riffa della morte" cambia lo sguardo che ognuno di loro ha sugli altri. 

Nella seconda parte parliamo di "Cemento e sangue" (Marsilio), il nuovo romanzo di Carlo Calabrò che avevamo conosciuto con il noir "Meccanica di un addio", con protagonista un ingegnere svizzero, Florian Kaufmann, proprietario di una segheria in Amazzonia, che aveva l'obiettivo di fare utili salvaguardando l'ambiente. Kaufmann torna in questo nuovo romanzo, ma non è in primo piano. Il protagonista è Everton Barros, giornalista ecologista che si muove in bicicletta in una San Paolo del Brasile dominata da inquinamento e malaffare. Si troverà a seguire il caso della morte di Flavio Bloch, un ex compagno di università, attivista per l'ambiente, annegato in un fiume. Tutto questo mentre osserva i movimenti di un politico populista di destra, Donato Abreu, con ambizioni di carriera. Abreu è un po' la punta dell'iceberg di un sistema fatto di corruzione e di intreccio fra potere politico e malaffare. All'inizio del romanzo Everton Barros non pare avere il sacro fuoco del giornalista d'inchiesta e lo vediamo adeguarsi a un certo sistema, poi le cose cambieranno.