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DigitMondo

Francesco Marino

DigitMondo è il podcast di Francesco Marino, direttore di Digitalic, che racconta come tecnologia, intelligenza artificiale e innovazione stanno trasformando il mondo in cui viviamo.

Ogni episodio parte da una notizia, da un evento o da un segnale del presente, per allargare lo sguardo e capire che cosa sta davvero cambiando sotto la superficie. L’intelligenza artificiale, la robotica, la cybersecurity, la competizione tecnologica tra Stati Uniti, Europa e Cina non sono soltanto temi tecnici. Sono fenomeni che stanno ridisegnando economia, lavoro, geopolitica e cultura.

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  • 31 episodes
  • weekly
  • Avg 17 min
  • Italian
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  • Tuesday · 23 min

    OpenAI e la cimice nella carta igienica

    Il 30 settembre 2026, nella sala riunioni dei dirigenti di OpenAI a San Francisco, un dipendente trova un oggetto minuscolo dietro un televisore, avvolto nella carta igienica. Dentro c’è un registratore, con i file cifrati. Nessuno sa cosa abbia ascoltato. Il dispositivo non rivela chi l’ha piazzato. A rivelarlo è la cronologia dell’assistente AI interno: per un mese un ingegnere ha chiesto alla macchina dove si trovano le sale riunioni, quante persone contengono, chi le usa e quando. Ha chiesto anche come si costruisce un registratore che si accende da solo quando qualcuno parla. Abdulrahman Alfozan, 35 anni, saudita, ex studente del MIT, passato da Microsoft e Meta. Secondo l’accusa aveva un biglietto di sola andata per Riad, un ruolo da consulente in un fondo saudita accanto a un principe e chat su WhatsApp con un membro della famiglia reale che gli scriveva: “L’Arabia Saudita ha più bisogno di te degli Stati Uniti”. Partendo da un giallo giudiziario, la puntata arriva alla posta in gioco vera: i chip Nvidia, Humain, gli accordi tra Washington e Riad, un paese che ha costruito la sua ricchezza sul petrolio e oggi vuole un posto al tavolo dell’intelligenza artificiale. Si chiude con due lezioni per chi lavora in azienda: cosa sanno, e a chi lo raccontano, gli assistenti AI che diamo ai dipendenti, e perché la minaccia più difficile da vedere arriva da dentro. Alfozan non è accusato di spionaggio e, fino a una sentenza, è presunto innocente. 00:00 Il registratore dietro il televisore 02:19 Il filo: la cronologia dell’AI 05:09 La fuga 08:39 Il socio 12:44 L’eco: da Twitter a Google 14:27 Il prezzo di una stanza 18:21 Due lezioni 19:52 Finale Fonti L’arresto e l’atto d’accusa (San Francisco Standard): https://sfstandard.com/2026/10/13/openai-engineer-arrested-alleged-bugging-executive-conference-room/ Chi è Alfozan e i legami con Raed Ventures (Fortune): https://fortune.com/2026/10/14/who-is-abdulrahman-alfozan-the-openai-employee-the-fbi-arrested-has-ties-to-saudi-investment-funds Le chat con il membro della famiglia reale (San Francisco Standard): https://sfstandard.com/2026/10/19/accused-openai-spy-had-ties-saudi-royal-prosecutors-say/ L’udienza e il no alla cauzione (KQED): https://www.kqed.org/news/12104786/san-francisco-judge-denies-bail-to-engineer-accused-of-bugging-openai-hq DigitMondo è il podcast di Digitalic, scritto e condotto da Francesco Marino. Se la puntata ti è piaciuta, segui il podcast e lascia 5 stelline.

  • Monday · 56 sec

    Trailer - Questo è DigitMondomondo

    La tecnologia non cambia il mondo da sola: lo fanno le persone che la inventano, la usano e a volte ne devono affrontare le conseguenze. DigitMondo è il podcast di Francesco Marino che racconta l’intelligenza artificiale, la scienza e l’innovazione attraverso storie vere e protagonisti reali.

  • October 27 · 18 min

    Come cadono le bande di Hacker - Brian Krebs

    Team PCP è entrata in più di 1.000 organizzazioni rubando mezzo milione di credenziali; a farla cadere sono stati i tradimenti dei suoi soci, prima ancora del lavoro degli investigatori. Luglio 2026: Brian Krebs, giornalista investigativo che da vent'anni legge i forum dei criminali informatici, riceve su Signal i messaggi di un ventunenne di Perth che si presenta come portavoce della banda. Racconta di aver incassato circa 20.000 dollari e di essersi fatto da parte a marzo; Krebs, prima di rispondergli, ha già ricostruito il suo nome partendo da un profilo su HackerOne e da una piccola ditta australiana chiamata Opsec Express. Sulla stessa pista lavora Austin Larsen, analista di Mandiant, la società di cybersecurity di Google. La sua talpa nella chat di Team PCP era stata cacciata quando ShinyHunters, la banda che incassava i riscatti senza versare la percentuale pattuita, aveva consegnato tutte le conversazioni agli investigatori; per arrivare all'arresto gli restano un indirizzo Gmail e una richiesta di rimborso PayPal del 2019, scritta da un quattordicenne per alcune licenze pirata di Microsoft Office che non funzionavano. Il resto lo fa un backup su Google Drive, dove la banda custodiva il bottino. Intorno a questa caduta la puntata apre l'atlante dei tradimenti hacker: le chat interne di Conti pubblicate da un ucraino due giorni dopo l'invasione russa, il sito di LockBit trasformato dalla polizia britannica in un conto alla rovescia contro il suo capo, il forum di Fly che organizzò una colletta per spedire eroina a casa di Krebs e si chiuse con un arresto a Napoli, nel giugno 2014. Mentre la puntata va in onda, ShinyHunters rivendica di aver rubato i dati di alcuni dipendenti dell'FBI. Seconda parte della storia di Team PCP; la prima, «Come funzionano le bande hacker», racconta la talpa dal giorno in cui è entrata nella chat. 00:00 Una notifica su Signal da Perth03:41 Come un giornalista trova un hacker08:38 L'atlante dei tradimenti14:30 Ritorno al 2026 DigitMondo è il podcast di Digitalic condotto da Francesco Marino; nuova puntata ogni martedì. Se ti è piaciuta, segui il podcast e lascia cinque stelle.

  • October 20 · 22 min

    Come funzionano le bande hacker: la talpa di Google dentro TeamPCP

    Una talpa di Google entra nella chat segreta di una banda di hacker e per settimane legge ogni messaggio. La banda si chiama TeamPCP: secondo gli investigatori ha violato più di mille organizzazioni nel mondo e sottratto oltre mezzo milione di credenziali, cioè password, nomi utente e chiavi d’accesso ai sistemi delle aziende. La storia comincia dalla fine. Il 26 agosto 2026, a Cottesloe, sobborgo elegante di Perth, in Australia, la polizia arresta Ruben Ian Thomson, 21 anni, felpa nera e capelli lunghi fino alle spalle; per l’FBI è una delle menti dell’organizzazione. Da lì il racconto torna indietro di cinque mesi, a quando un infiltrato di Mandiant, la società di sicurezza informatica comprata da Google nel 2022, conquista la fiducia di un criminale e si fa presentare nel cerchio più stretto della banda. Nella puntata vediamo come TeamPCP avvelena il software open source che usano tutti, a partire da Trivy, e con il worm Shai-Hulud colpisce, direttamente o indirettamente, perfino GitHub e la Commissione europea. Austin Larsen, analista di Google, convince Amazon e Microsoft ad annullare le chiavi rubate prima che la banda riesca a usarle. Google presenta poi un caso come il primo di criminali che trovano una falla zero-day con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, per aggirare l’autenticazione a due fattori. Il precedente è Hive, la banda di ransomware dentro cui l’FBI è rimasta nascosta per sette mesi. Infine c’è il doppio gioco di ShinyHunters: un anno prima chiedeva a Google di licenziare Larsen, adesso gli consegna i propri soci. Quando TeamPCP capisce di essere spiata chiude la chat, e la talpa resta fuori. Come si sia arrivati comunque a quella villetta sul mare lo racconta la prossima puntata, la seconda dedicata a TeamPCP: “Nessuno tradisce come un ladro”. Capitoli 00:00 L’arresto a Perth 04:15 L’amico fidato: come si entra in una banda hacker 06:00 Il mulino: l’attacco alla supply chain del software 08:00 L’uomo che telefonava alle vittime 09:30 Il magazzino: mezzo milione di credenziali rubate 12:15 La seconda serratura: AI, zero-day e autenticazione a due fattori 14:45 Il precedente: l’FBI dentro il ransomware Hive 17:00 Il ricettatore infedele: ShinyHunters 21:15 Chi non era uno di loro 25:45 La prossima puntata DigitMondo è il podcast di Digitalic sulle storie vere di tecnologia, intelligenza artificiale e cybersecurity, di e con Francesco Marino. Se la puntata ti è piaciuta, segui il podcast e lascia 5 stelle.

  • October 13 · 20 min

    Lo schiavo che truffava con ChatGPT - Scam Cities

    Duncan Okindo aveva ventisei anni e un diploma in comunicazione. Ha lasciato Nairobi per un lavoro che non esisteva. All'aeroporto di Bangkok non lo aspettava nessuno. Lo hanno portato oltre il fiume Moei, dentro KK Park, 250 edifici sul confine birmano dove lo stato non arriva. Per quattro mesi ha scritto a sconosciuti americani fingendosi un allevatore texano, lui che una mandria non l'aveva mai vista, con le frasi che gli preparava la versione gratuita di ChatGPT. Questa è la storia di un'industria nata nei casinò svuotati dalla pandemia e tenuta in piedi da due tecnologie che chiunque può comprare. Le antenne satellitari portano la rete dove non arrivano né i cavi né i governi, i modelli linguistici hanno moltiplicato la produttività di ogni prigioniero e cancellato l'ultimo segnale con cui una vittima poteva accorgersi dell'inganno: la frase scritta male. Resta la domanda più difficile: chi è il colpevole, se chi ti ha portato via i risparmi lo ha fatto sotto la minaccia delle botte? A chi gli chiedeva cosa lo infastidisse di più, Primo Levi rispondeva: la frode in chi si fida. Per capire i recinti del sudest asiatico, i ricercatori che li studiano sono tornati proprio a lui, alla zona grigia dei Sommersi e i salvati. Poi c'è l'Italia, che in questa vicenda non guarda da fuori. Mentre Cina e Stati Uniti si attrezzano, gli operatori si spostano sui mercati che non sono né cinesi né americani, e per chi truffa l'italiano non è più un ostacolo. Fonti principali: l'inchiesta Reuters su Duncan Okindo; il lavoro di Ivan Franceschini e Ling Li, autori con Mark Bo del libro di riferimento sui compound; l'inchiesta France-Presse sulle antenne satellitari; le sanzioni del Consiglio dell'Unione europea del 30 luglio 2026; ; l'intervista d'archivio a Primo Levi.

  • October 6 · 13 min

    Il più grande furto di tecnologia AI: Nvidia, la talpa, la Cina

    Centotrenta server Super Micro con dentro le GPU Nvidia B300, i chip per l'intelligenza artificiale più potenti al mondo, partono da Taiwan e finiscono in Cina passando da Indonesia, Giappone e Hong Kong. Washington ne vieta la vendita a Pechino senza licenza dal 2022, e attorno a quei chip Nvidia e Super Micro hanno costruito un muro di regole: liste di compratori approvati, dichiarazioni sull'utente finale, divieto di rivendita, ispezioni fisiche per ogni ordine importante. Il muro non è stato abbattuto da fuori, qualcuno ha aperto i cancelli, da dentro. Il 24 agosto 2026 la procura di Keelung ha incriminato nove persone, tra cui un manager di Nvidia Taiwan, due dirigenti della filiale taiwanese di Super Micro e l'amministratore delegato di un distributore. Al centro dell'accusa c'è un'ispezione fatta nel settembre 2025 in una stanza che non avrebbe mai potuto ospitare quei computer, e una mail partita subito dopo verso la sede centrale per dire che era tutto in ordine. In questa puntata: come si costruisce un cliente che non esiste, perché a Taiwan esportare hardware per l'AI non è ancora un reato, e che cosa resta dei controlli quando chi deve farli ha interesse a non vedere. Le spie non hanno più il trench. Hanno un badge aziendale. DigitMondo è il podcast di Digitalic, scritto e raccontato da Francesco Marino. Se ti piace, segui il podcast.

  • September 29 · 27 min

    Trump, Xi: perché nessuno vuole fermare l'AI

    Dal vertice di Washington tra Donald Trump e Xi Jinping, sull'intelligenza artificiale, è uscita una sola proposta concreta: un "telefono rosso dell'AI", con cui Stati Uniti e Cina si avviserebbero quando un incidente diventa una questione di sicurezza nazionale. Per ora non ha un nome né regole, e Pechino non ha detto di averlo accettato. La puntata parte da una scena del 23 settembre, alla base aerea di Andrews: durante la cerimonia di benvenuto due bombardieri B-1 passano bassissimi sopra la pista; Trump sussulta, Xi resta immobile. Quel momento riassume il rapporto delle due superpotenze con l'AI. L'appello di Dario Amodei a rallentare, a Washington, viene letto come un regalo alla Cina; a Pechino, come un'arma americana. Per questo nessuno tocca il freno. Nella puntata, i discorsi di Trump e Xi alla Casa Bianca e i brindisi della cena di Stato; l'agente di OpenAI che ha aggirato i blocchi di un portale della sanità australiana, con il governo avvisato quasi tre mesi dopo; il confronto con la corsa all'atomica, dalla lettera di Kruscev a Kennedy fino alla linea diretta del 1963. Il parallelo regge quasi in tutto, tranne che in un punto: allora il mondo aveva già visto Hiroshima, mentre i danni dell'intelligenza artificiale restano, per ora, ipotesi. Un podcast di Francesco Marino, Digitalic. Fonti dei video (Casa Bianca): • Arrivo di Xi alla Casa Bianca: https://www.whitehouse.gov/videos/president-xi-arrives-at-the-white-house/ • Discorsi di Trump e Xi: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-president-of-china-deliver-remarks/ • Accoglienza per la cena di Stato: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-first-lady-greet-the-president-of-china-and-madame-peng-for-a-state-dinner/ Audio d'archivio: John F. Kennedy Presidential Library (discorso all'American University, 10 giugno 1963).

  • September 22 · 15 min

    Il Palantir buono: l'AI italiana che prevede le guerre

    In un palazzo di Corso Re Umberto, a Torino, un monitor mostra il planisfero e si aggiorna ogni cinque minuti. Quando uno Stato diventa rosso vuol dire che lì, entro dodici settimane, può scoppiare un conflitto. I segnali che lo annunciano sono minuscoli: la coda davanti a un compro oro, i diritti delle donne che arretrano in una provincia, gli ambasciatori che tornano a casa. Questa AI si chiama Deeplomacy, legge oltre duemila basi dati su duecentotrenta Paesi. Quando le società che sulle guerre ci guadagnano si sono fatte avanti per comprare le previsioni, si sono sentite dire no. Da quel rifiuto viene il soprannome che Paola Pisano, già Ministra per l'Innovazione tecnologica e oggi alla guida di un laboratorio dell'Università di Torino, usa per la sua creatura: il Palantir buono. Nella puntata: i sessantuno conflitti aperti sulla mappa, il numero più alto dal 1945; cosa succede all'Italia il giorno in cui chi possiede l'intelligenza artificiale chiude i rubinetti; il divario che pesa davvero, quello tra chi l'AI la usa e chi la costruisce; perché la Cina va studiata senza copiarla; l'indice di sovranità digitale che ci mette a 6,5 mentre l'Europa sta a 16; le tre cose che nessuna macchina, per ora, sa fare al posto di una persona. Con l'intervist di Paola Pisano DigitMondo è il podcast di Digitalic. Nuove puntate ogni martedì.

  • September 15 · 17 min

    NVIDIA compra Hugging Face: quanto costa la neutralità dell’AI

    Quasi tredici miliardi di dollari: è quanto NVIDIA ha pagato per comprare Hugging Face, la più grande biblioteca di intelligenze artificiali del mondo. Un anno prima Clément Delangue aveva risposto a Jensen Huang con una parola di due lettere, no; poi ha venduto tutto. Cosa è cambiato in dodici mesi? In questa puntata parto dal documento depositato alla SEC, torno alla telefonata finita con quel rifiuto, e arrivo alla domanda che nessun contratto chiude: una comunità può restare libera, quando il suo punto di passaggio appartiene a chi costruisce le macchine su cui gira quasi tutta l'intelligenza artificiale del mondo? Dentro c'è il giorno in cui un modello aperto cinese, DeepSeek, ha fatto crollare il titolo NVIDIA a Wall Street; c'è la corsa dei modelli aperti, l'open source, che sullo scaffale di Hugging Face hanno superato quelli americani; c'è l'intrusione di luglio, quando un'AI chiusa ha forzato la casa dell'AI aperta. Geopolitica a trazione tecnologica, non dietrologia. Aperto non vuol dire di nessuno; vuol dire soltanto che la porta è ancora senza serratura, finché qualcuno non decide di montarne una. Segui DigitMondo, il podcast di Digitalic, per non perdere la prossima storia. Argomenti: NVIDIA, Hugging Face, Jensen Huang, Clément Delangue, DeepSeek, intelligenza artificiale, open source, modelli aperti, geopolitica del digitale, Digitalic.

  • September 8 · 26 min

    La rapina digitale da 951 milioni di dollari e il vassoio vuoto

    Dhaka, venerdì 5 febbraio 2016. Quindici gradi, foschia bassa sui palazzi di Motijheel; al decimo piano della banca centrale del Bangladesh una stampante da ufficio non ha stampato niente. Il vassoio è vuoto. I quattro uomini che se ne accorgono pensano al solito guasto, danno il comando manuale, riprovano, poi vanno a casa: in Bangladesh il fine settimana comincia il venerdì. Nessuno avvisa un superiore. Dall'altra parte del pianeta è ancora giovedì pomeriggio. La Federal Reserve sta lavorando, e trentacinque ordini di pagamento stanno portando via novecentocinquantun milioni di dollari: circa un quinto delle riserve valutarie del Paese. Il più grande furto informatico mai tentato ai danni di una banca centrale non nasce da un colpo di genio sulla rete interbancaria; nasce da una rete costruita male, da un malware scritto su misura per il software che parlava con SWIFT, da tre orologi che non coincidono mai. I ladri avevano previsto tutto, compreso l'unico testimone rimasto fuori dal sistema: la carta. Non avevano previsto le due cose che hanno salvato ottocentosettanta milioni di dollari, un refuso e il nome di una strada di Manila. Dieci anni dopo, il processo non è ancora cominciato. Sono Francesco Marino, questo è DigitMondo, il podcast di Digitalic.

  • September 1 · 17 min

    Watermark AI: la firma invisibile dell'intelligenza artificiale

    Dal 2 agosto 2026 ogni testo che Claude produce ha una firma invisibile, statistica, nascosta nelle parole. Non è un metadato, non è un codice: è il testo stesso. Un watermark che dice una cosa, solo una: questo testo è passato da un'AI. Non dice chi lo ha pensato, non dice chi lo ha scritto. La provenienza non è paternità. Il watermark esisteva già nel 2022. Lo ha inventato un professore di calcolo quantistico, Scott Aaronson, prestato a OpenAI. Funzionava, era pronto, e non è stato attivato: non conveniva. Quattro anni dopo la attiva Anthropic, non OpenAI, perché in Europa l'AI Act chiede che i testi generati siano riconoscibili. Un giornalista scrive di suo pugno ottomila battute, chiede alla macchina di correggere i refusi, e il testo è bollato con una lettera scarlatta. Ma la firma dice solo che è passato da un'AI. Chi la legge penserà che lo ha scritto la macchina. Ma se il detector non trova la firma, questo non vuol dire che il testo lo ha scritto una persona. Una storia di parole, di macchine, di sospetto. Questo testo l'ha scritto una macchina o una persona? Fonte: la lezione di Aaronson, Austin 2022. https://www.youtube.com/watch?v=fc-cHk9yFpg

  • August 25 · 21 min

    Meta patteggia al processo: 18 Mld e i numeri che contano davvero

    Autunno 2021, una ragazza di sedici anni pubblica su Instagram la fotografia di un'automobile. Le piacciono le macchine, ha aperto il profilo da poco, sta provando a farsi un pubblico. Sotto la foto, uno sconosciuto scrive tre parole: torna in cucina. Lei può bloccare quel profilo oppure cancellare il commento. Nessuna delle due cose cambia qualcosa, perché quel commento non viola nessuna regola della piattaforma. Suo padre legge quelle tre parole. Lavora per Instagram: lo hanno richiamato per occuparsi del benessere degli utenti, di problemi come quello di sua figlia. Il 18 agosto 2026, in un tribunale federale di Oakland, quell'uomo è il primo testimone chiamato contro Meta. Si chiama Arturo Béjar. Del processo, in Italia, è arrivato quasi solo un numero: 1.400 miliardi di dollari. Non moltiplica i ragazzi danneggiati; moltiplica le volte in cui l'azienda ha dichiarato che andava tutto bene. Lo aveva dichiarato pubblicando un indicatore. Negli stessi mesi, dentro Instagram, un questionario mandato a quasi 240.000 utenti ne misurava un altro: fra i due ci sono tre ordini di grandezza, e nessuno dei due è falso. Poi ce n'era un terzo e quello lo guardavano tutti. La stessa domanda è già passata da un tribunale del New Mexico, dove Meta ha perso 942 milioni di dollari, dalla Commissione europea, che chiede di spegnere lo scorrimento infinito, e da un'aula del Tribunale delle Imprese di Milano, dove il 19 novembre si discute la stessa richiesta. Il 26 agosto 2026 il processo di Oakland si ferma prima del previsto: Meta patteggia. Pagherà almeno 12,1 miliardi di dollari in dieci anni, fino a 17,1 se anche le altre piattaforme accetteranno le stesse regole, e accetta una serie di limiti sull'uso dei minori. Nessuna sentenza. Quelle tre parole non sono mai diventate un verdetto: l'azienda ha scelto un numero, e lo ha pagato per non arrivare in fondo.

  • August 4 · 26 min

    Chris Bangle e i due millimetri che l'AI non sa spostare

    Nel 2001, 14.800 persone firmano una petizione per farlo licenziare; la colpa era la forma di un'auto, in particolare il bagagliaio, quello della nuova BMW Serie 7. Chris Bangle, primo capo del design americano di BMW e tra i car designer più influenti di sempre, si trova per primo davanti a un problema, lo risolve e viene criticato; poi tutti lo copiano. In questa puntata di DigitMondo, Chris Bangle racconta cosa può e cosa non può fare l'intelligenza artificiale nel design, la differenza tra un'automobile e una car, i due millimetri che separano un progetto riuscito da uno fallito, il progetto Second Existence per il governo tedesco, la frase dipinta sui gradini del suo studio che risponde a molte domande. Un episodio su design, automobili,, creatività e intelligenza artificiale: perché una macchina può fare bene quello che facciamo noi, ma non quello che ci rende insostituibili. DigitMondo è il podcast di Digitalic per chi guida la tecnologia in Italia; se ti piace, segui il podcast e lascia una recensione.

  • July 28 · 17 min

    Chi possiede l'AI africana - La storia di Kate Kallot

    Sopra il nord della Somalia passa un satellite americano che fotografa la Terra da cinquant'anni; la sua risoluzione è tarata sulle mega-fattorie dell'Iowa,; sui campi africani, larghi meno di un ettaro, non distingue quasi niente. Ahmed Mohamud cammina lì sotto da giorni, con la sua mandria cerca la pioggia ma non la trova, ha già perso cinquanta cammelli su settanta nel viaggio. Quel punto cieco non riguarda solo lui. I modelli AI imparano dai dati e dove i dati non ci sono i modelli non funzionano: niente previsioni meteo attendibili, niente stime di siccità, niente assicurazioni sui raccolti. Un agricoltore dell'Iowa sa cosa succederà al chilometro; Ahmed no. È il buco dell'AI su cui lavora Kate Kallot, che ha lasciato NVIDIA al culmine della corsa all'intelligenza artificiale e si è trasferita a Nairobi dove ha fondato Amini per dare una vista nuova ai satelliti. Poi ha capito la questione era anche un'altra: il problema non erano solo i dati mancanti, era la direzione che prendono i dati quando esistono. Quella direzione è la stessa da due secoli: la materia prima esce grezza dall'Africa, viene lavorata altrove, poi torna come prodotto finito a caro prezzo . Stavolta al posto dell'oro e dei diamanti ci sono le informazioni. Da qui nasce l'annuncio dell'11 maggio 2026, alla Taifa Hall di Nairobi, che Kate Kallot fa davanti a William Ruto ed Emmanuel Macron; sessant'anni prima suo nonno era stato assassinato nel Centrafrica appena uscito dal dominio coloniale francese. In questa puntata si sente la sua voce spiegare cosa chiedono in cambio le grandi aziende AI quando offrono l'intelligenza artificiale gratis alle scuole africane. La risposta contiene una domanda: con noi o per noi? Vale per Nairobi quanto per Milano e Bruxelles. DigitMondo è il podcast di Digitalic condotto da Francesco Marino. Ogni martedì.

  • S1 · E20
    July 21 · 13 min

    L'antibiotico di Neanderthal: AI e medicine dagli estinti

    C'è uno scienziato che cerca nuove medicine tra i morti; anzi, tra gli estinti. Si chiama César de la Fuente, lavora a Filadelfia, e con l'intelligenza artificiale va a ripescare molecole nascoste nel DNA dei Neanderthal, dei mammut, perfino nei prioni, per creare nuovi antibiotici. La resistenza agli antibiotici è una delle minacce più grandi del nostro tempo, oltre quattro milioni di morti l'anno; la risposta di de la Fuente è un loop temporale da film di Nolan: andare nel DNA di specie estinte 40mila anni fa con una macchina del tempo: l’intelligenza artificiale, prendere molecole che i batteri di oggi non conoscono per creare nuovi antibiotici che potranno curare le infezioni di domani. In questa puntata il vero potere dell'intelligenza artificiale non è produrre di più o andare più veloci, è andare a cercare la vita dove abbiamo smesso di guardare. DigitMondo è il podcast di Digitalic, con Francesco Marino. Contributi audio: intervista a César de la Fuente nel podcast Lexicon di Interesting Engineering, https://interestingengineering.com/podcast/lexicon/molecular-de-extinction-using-ancient-molecules-to-combat-antibiotic-resistance Se ti piace DigitMondo, segui il podcast e lascia una recensione.

  • S1 · E19
    July 14 · 17 min

    Il film AI che sfida l'Iran e protegge un popolo con i Deepfake

    Nel 2007, a Teheran, un ragazzo di poco più di vent'anni viene arrestato mentre suona il basso a un concerto clandestino. Diciannove anni dopo sale sul palco del Tribeca Film Festival con un film che nessun elicottero può fermare. Si chiama Ash Koosha, e il suo Dreams of Violets è il primo lungometraggio interamente generato con l'intelligenza artificiale ad arrivare in un grande festival: settantacinque minuti, due mesi e mezzo di lavoro e un budget di appena duemila dollari, per raccontare la repressione in Iran del gennaio 2026. Al centro c'è un ribaltamento che riguarda la tecnologie e non solo. I deepfake che temiamo perché è una la tecnologia che può rubare i volti alla alle perosone; Koosha li ha usati per la ragione opposta, per inventare volti che non esistono e proteggere le persone vere dalla vendetta del regime. La tecnologia della menzogna che diventa tecnologia della salvezza. Ma quella stessa scelta, lo scoprirà tra gli applausi di una sala di New York, ha un prezzo. Una storia di esilio, di intelligenza artificiale e di cinema che ci interroga sul nostro mondo: quando l'unico modo per mostrare la verità è rendere tutto finto, che cosa stiamo guadagnando, e che cosa stiamo perdendo? DigitMondo è il podcast di Digitalic. Se la puntata ti piace, segui il programma e falla ascoltare a qualcuno.

  • S1 · E18
    July 7 · 13 min

    Il lavoro sporco dietro l'AI - Joan Kinyua

    In un edificio di Nairobi c'è una stanza al secondo piano a dove è seduta Joan Kinyua, lei guarda al posto nostro le cose che non vorremmo vedere mai: deve etichettare e catalogare le scene e i testi più atroci che internet e la mente umana possono generare, fa in modo che l'AI possa riconoscere questi orrori per non inserirli mai nelle risposte che domani darà agli utenti. Lei fa la Data labeler, come altre migliaia di persone nei paesi più poveri, pagata pochissimo, spesso senza un contratto vero. Il suo è il lavoro invisibile che fa progredire l'AI, ma è anche quello di cui nessuno parla. Un giorno Joan ha spento lo schermo e si è alzata dalla sedia. Nel 2024 ha fondato la Data Labelers Association, la prima associazione dei lavoratori del dato nata in Kenya per dare voce e dignità a migliaia di persone che fino a ieri ufficialmente non esistevano. In questo episodio di DigitMondo attraversiamo la geografia nascosta dell'intelligenza artificiale, il cervello nei Paesi ricchi e le mani in quelli poveri; l'inchiesta che ha svelato chi rende ChatGPT meno tossico; la corsa al ribasso che lascia questi lavoratori senza tutele. Chi si sporca le mani al posto nostro?

  • S1 · E17
    June 30 · 15 min

    ChatGPT a processo - Sycophancy e la storia di Adam Raine

    L'11 aprile 2025, in una villetta di Rancho Santa Margarita, in California, Maria e Matt Raine trovano il loro figlio Adam, sedici anni, senza vita. Cercano una spiegazione dove la cercherebbe ogni genitore, nel suo telefono: si aspettano i bulli, una chat di troppo, un volto da accusare. Quello che trovano un volto non ce l'ha. Sono mesi di conversazioni con ChatGPT, diventato per Adam un confidente, un amico.. che però gli dice sempre sì. Da quella stanza nasce la prima causa al mondo che accusa un'intelligenza artificiale di una responsabilità nella morte di un minore: i Raine contro OpenAI e il suo fondatore, Sam Altman. Al centro c'è una parola, sycophancy (siconfazia), l'accondiscendenza di una macchina addestrata per piacere, costruita per dire sempre sì. In questo episodio di DigitMondo ricostruiamo il caso pezzo per pezzo: i documenti interni di OpenAI che, secondo i legali, raccontano test di sicurezza ridotti pur di arrivare sul mercato prima di Google; la difesa dell'azienda, che ribalta la colpa su chi usa male lo strumento; lo studio di Stanford pubblicato su Science che misura, per la prima volta, cosa ci fa davvero una voce che ci dà sempre ragione. E i quarantadue procuratori generali americani che hanno già notificato a OpenAI un mandato proprio sulla sycophancy. Poi la storia si sposta, e diventa nostra. Perché quella stessa voce, in tono magari più educato e con la cravatta, oggi siede dentro le nostre aziende, sulle nostre scrivanie, nelle camerette dei nostri figli. Le chiediamo se una scelta ci convince, e ci conferma quello che speravamo; le facciamo rileggere un contratto, e ci dice che va bene. Non legge la realtà ma quello che desideriamo. Cosa vogliamo davvero da queste macchine, che ci dicano la verità anche quando non ci piace, oppure che ci tengano compagnia dicendoci sempre di sì? Fonti Raine contro OpenAI, atto di citazione (Corte Superiore della California, contea di San Francisco, ruolo CGC-25-628528, 26 agosto 2025): https://www.documentcloud.org/documents/26078522-raine-vs-openai-complaint/ Florida contro OpenAI e Sam Altman, comunicato ufficiale del procuratore generale James Uthmeier (Highlands County Circuit Court, 1 giugno 2026): https://www.myfloridalegal.com/newsrelease/attorney-general-james-uthmeier-files-first-nation-state-led-lawsuit-against-openai-ceo Coalizione di quarantadue procuratori generali, lettera alle aziende dell'AI (Ufficio del procuratore generale della Pennsylvania, dicembre 2025): https://www.attorneygeneral.gov/taking-action/ag-sunday-leads-coalition-of-42-attorneys-general-in-letter-to-a-i-software-companies-demanding-safeguards-to-protect-vulnerable-residents-from-harmful-interactions-with-bots/ Myra Cheng, Cinoo Lee, Pranav Khadpe, Sunny Yu, Dyllan Han, Dan Jurafsky, "Sycophantic AI Decreases Prosocial Intentions and Promotes Dependence", Science, 26 marzo 2026 (DOI 10.1126/science.aec8352): https://www.science.org/doi/10.1126/science.aec8352 Musica Ludwig van Beethoven, Sonata Op. 27 n. 2 "Al chiaro di luna", I. Adagio sostenuto; esecuzione di Paul Pitman, pubblico dominio, via Musopen (musopen.org).

  • S1 · E16
    June 23 · 14 min

    Da divo a contadino: l'AI che travolge il lavoro

    L'intelligenza artificiale può cancellare migliaia di posti di lavoro in una notte? È successo in Cina, dove ByteDance, l'azienda di TikTok, ha lanciato Seedance 2.0: un modello AI che genera scene professionali per realizzare micro-drama in sessanta secondi da un semplice prompt. In 90 giorni le produzioni AI sono diventate il 95% del mercato dei microdrama, l'industria da 12,8 miliardi di euro che ha superato il cinema tradizionale cinese. Zhang Xiaolei, attore con oltre 200 produzioni alle spalle, 200 micro-drama, oggi coltiva peperoncini sull'altopiano del Qinghai. La Hollywood cinese di Hengdian, lo studio più grande del mondo, è piombata nel silenzio. Ma è stata davvero l'AI? Lo stesso tipo di tecnologia in Occidente è rimasto un giocattolo: Sora di OpenAI è stato chiuso. La verità sta altrove: nel monopolio di ByteDance sull'intera filiera, nella corsa in Borsa di iQIYI, in un contratto modificato per aumentare i margini. In questa puntata: il database AI dei volti delle star, la rivolta su Weibo, lo sciopero di Hollywood del 2023 e la marcia indietro finale che rivela chi gira davvero la manopola del mercato del lavoro. DigitMondo è il podcast di Digitalic su tecnologia, intelligenza artificiale e geopolitica. Se ti piace la puntata, segui il podcast.

  • S1 · E2
    June 19 · 22 min

    AI e corpo umano, la danza impossibile - Cora Gasparotti

    Quando pensiamo all’intelligenza artificiale la prima cosa che ci viene in mente è il cervello, ma cosa succede se l’AI interagisce con il corpo? Cosa vuol dire affidare all’AI l’immaginazione del corpo e della danza? In questo episodio di DigitMondo, ne parliamo con Cora Gasparotti, ricercatrice e coreografa che esplora il confine tra AI, tecnologia e movimento: da Casa Paganini, il laboratorio dell'Università di Genova, alla sua compagnia, la Omnia Visual Dance Theatre. Dalle allucinazioni dell'AI trasformate in passi di danza alle pose anatomicamente impossibili portate sul palco; dal corpo sapiente che immagina di non avere limiti all'intelligenza artificiale che non ha un corpo ma immagina di poterlo avere. Cora Gasparotti racconta come nasce una coreografia in co-creazione con l'AI, perché ha educato la sua intelligenza artificiale anche a darle torto, e cosa significa mettere le AI nei crediti di uno spettacolo, accanto ai danzatori, come autori dello spettacolo. Si parla anche del suo metodo, il Creative Movement Hacking, che usa la realtà virtuale per abitare corpi diversi dal proprio, e del rapporto con i suoi due robot da compagnia; fino a una domanda che riguarda tutti: dove finisce la tecnologia e dove cominciano le persone? DigitMondo è il podcast di Digitalic: storie di donne e uomini che stanno cambiando il nostro rapporto con la tecnologia.

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