
Guido Brera: «Chi controlla le parole controlla le cose»
Ep. 148: Dice che «dolore» nella vita l'ha sempre incontrato e che, anzi, non trovarlo e non capire così dove sta e come si sta muovendo, lo «terrorizza». Ragazzo riflessivo nella Roma degli anni '80, cresciuto con il mito dell'Argentario e con le tensioni tra la semplicità materna e l'animo aristocratico, seppur libero da etichette, del padre, in questa intervista con Malcom Pagani, Guido Brera ripercorre le tappe di una vita vissuta tra la voglia di riscatto e il desiderio di appartenenza. Brera racconta di aver trovato presto la propria strada allontanandosi da una capitale in cui, confessa, era «tagliato completamente fuori»: da un back office in Fineco fino a fondare una società a soli 29 anni, l'imprenditore racconta poi l'ascesa fulminea e totalizzante nel mondo spietato degli hedge fund. Tra l'ammissione dei propri errori sui divieti imposti ai figli e le riflessioni sulla finanza moderna, trasformatasi in strumento biopolitico entrando prepotentemente «nella carne delle persone», Brera si sofferma sui bivi fondamentali della sua esistenza: dall'esperienza dura ma formativa come volontario alla Stazione Centrale di Milano accanto a Frate Ettore, fino al ritiro esistenziale, in un momento di estrema fragilità, in un maso di montagna a 2000 metri. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices