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Si ricorda come un bambino timido e balbuziente e che cercava rifugio nell’immaginazione e nell’osservazione, ma i suoi primi ricordi «non si possono dire» perché hanno a che fare con «impulsi e pulsioni».
In questa intervista con Malcom Pagani, Nicolangelo Gelormini racconta di essere cresciuto al Vomero, quartiere della nuova borghesia napoletana, e che la sua prima folgorazione cinematografica è il nudo di Isabella Rossellini in “Velluto blu” di David Lynch. Parla dell’ossessione necessaria al mestiere, di un «cul-de-sac emotivo» e di una «relazione tossica». E racconta del suo primo lungometraggio, un film duro, che nasce perché «se una cosa è difficile la vado a fare» e perché il cinema, dice, non è cronaca ma «porre un interrogativo».
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