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Artwork for Comunicazione relazionale e non verbale
EducationSelf-Improvement

Comunicazione relazionale e non verbale

Sergio Omassi | Formatore e Life Coach

Benvenuta e benvenuto nel mio podcast nativo in Spotify.
Ogni lunedì mattina ti porterò argomenti che riguardano la comunicazione relazionale e il linguaggio del corpo.
Mi chiamo Sergio Omassi e sono un formatore e un life coach, con il pallino di facilitare le relazioni, soprattutto quelle fondamentali, ovvero quelle con le persone con cui passiamo la maggior parte del tempo ogni giorno.
Sono specializzato nella lettura del linguaggio del corpo dell'essere umano, che considero la base irrinunciabile per poter capire realmente chi abbiamo davanti, ma anche noi stessi.

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  • 23 episodes
  • weekly
  • Avg 13 min
  • Italian
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  • S2026 · E26
    Yesterday · 15 min

    Ti danno sempre RAGIONE

    Racconti la stessa storia da mesi, in macchina, nel gruppo su whatsapp, ai tuoi genitori. E ogni volta viene fuori un po' più pulita, un po' più tonda, e il pezzo in cui c'eri anche tu si accorcia di due frasi. Nessuno sta mentendo. Però dopo dieci racconti la storia che porti in giro e la serata che hai vissuto davvero sono diventate due cose diverse. In questo episodio ti faccio vedere come si costruisce quella che chiamo la "versione da tavolo", guardiamo le quattro dimensioni del pubblico a cui la racconti sempre, e poi torniamo a quella lista di nomi. Perché te la sei costruita tu. Buon ascolto.

  • S2026 · E25
    August 24 · 12 min

    Quando il mostro smette di servirti

    Per uscire da una storia le persone hanno bisogno che l'altro sia stato sbagliato. È un passaggio normale, lo fanno tutti e due, e serve a darsi il permesso. Il conto arriva dopo, quando quel mostro resta acceso per anni e ti riscrive all'indietro la vita che hai vissuto davvero. Buon ascolto

  • S2026 · E24
    August 17 · 13 min

    Perché non te ne vai

    Con questo episodio si chiude un ciclo e ne comincia un altro. I primi ventitré episodi giravano tutti intorno alla stessa domanda, cioè dove si rompe una relazione?, e da quella domanda è nato il libro che è appena uscito. Da oggi la domanda cambia, ed è parecchio più scomoda: adesso che lo vedi, cosa te ne fai? Si parte da un esperimento del 1985, fatto al botteghino di un teatro universitario, che spiega perché continuiamo a pagare per cose che abbiamo già pagato. Da lì entriamo nelle case, dove lo stesso meccanismo suona così: stiamo insieme da diciannove anni. Poi ci sono gli alibi con cui si tiene in piedi tutto quanto. Aspettiamo che siano grandi. Abbiamo il mutuo. A cinquant'anni ricominci da capo? Li guardiamo uno per uno, compreso quello dei figli, dove per fortuna qualche dato solido ce l'abbiamo. E c'è la parte che mi sta più a cuore, quella in cui una frase che non hai mai pronunciato arriva lo stesso a chi ti dorme accanto, tutti i giorni, finché una sera esce intera in mezzo a una discussione partita per la macchina parcheggiata male. Alla fine ti lascio una domanda da farti a mente fredda. Serve a capire se stai scegliendo, oppure se stai solo pagando un conto che avevi già saldato. È uscito il mio nuovo libro OLTRE LE PAROLE, nato dai ventitré episodi precedenti. Lo trovi su Amazon in versione cartacea e in e-book. Buon ascolto.

  • S2026 · E23
    August 10 · 11 min

    Ti scrivo, così vinco

    Questo episodio nasce da un commento. Daniela, che segue il podcast, mi ha chiesto se la risonanza limbica si attivi anche quando la comunicazione è scritta. La risposta breve è no. La risposta lunga è questo episodio. Parliamo di quelle discussioni che vanno avanti a messaggi per giorni, quelle in cui qualcuno si è sentito ferito o frainteso e invece di incontrarsi ci si scrive. Di cosa succede quando consegni un testo levigato in venti minuti a qualcuno che lo legge in tre secondi mentre parcheggia. Del volto dell'altro che manca e che il tuo cervello si inventa, sempre con l'espressione peggiore. Di due ricerche del 2017 che dicono qualcosa di preciso su come cambiamo agli occhi degli altri quando ci leggono invece di ascoltarci. E dei messaggi vocali, che sembrano risolvere il problema e invece lo raddoppiano. Zero nostalgia per la cabina telefonica: lo scritto fa benissimo il suo mestiere per un sacco di cose. Il territorio di cui parlo qui è stretto, ed è il contrasto. Buon ascolto.

  • S2026 · E22
    August 3 · 11 min

    Tu avevi detto…

    Tu avevi detto che venivi. Io ti ho detto che ci avrei provato. Guarda che mi ricordo benissimo. Anch'io. Ci siamo passati tutti: due persone, la stessa conversazione, due ricordi che si contraddicono. E tutti e due sinceri. In questo episodio partiamo da un esperimento che faccio fare direttamente a te che ascolti, e poi andiamo a vedere cosa ha scoperto la ricerca sulla memoria: da Frederic Bartlett, che negli anni Trenta dimostrò che ricordare significa ricostruire, fino a Elizabeth Loftus e ai suoi vetri rotti che nessuno aveva mai visto, ma che tanti giuravano di ricordare. La parte scomoda arriva a metà episodio, quando il discorso smette di riguardare gli altri e comincia a riguardare te. Perché quella certezza granitica che provi quando dici "me lo ricordo benissimo" la prova, identica, anche chi ti sta contraddicendo. Chiudiamo con tre mosse concrete per uscire dai processi al passato e tornare a decidere il presente. Che poi è l'unica cosa su cui abbiamo ancora voce in capitolo. Buon cammino.

  • S2026 · E21
    July 27 · 12 min

    COSA CHIEDI davvero?

    "Come va? Tutto bene?" È una delle frasi più usate nella vita quotidiana. E anche una delle più vuote. In questo episodio parto da tre domande che sentiamo e facciamo continuamente - domande che sembrano interesse ma funzionano come scudi - per arrivare a qualcosa che sta prima delle parole: la postura con cui ci avviciniamo all'altro quando apriamo la bocca. Parliamo di risonanza limbica, un concetto che Thomas Lewis, Fari Amini e Richard Lannon hanno descritto in "A General Theory of Love": il meccanismo pre-verbale con cui il nostro sistema limbico legge la presenza - o l'assenza - dell'altro, prima ancora che arrivi qualsiasi contenuto. E di come questo cambia completamente il significato di una domanda. Perché fare una domanda vera richiede tre cose precise: la forma giusta, la presenza del corpo, e la disponibilità a ricevere una risposta che potrebbe non piacerti. Manca anche uno solo di questi elementi, e la domanda resta un rituale. Educato, forse. Ma vuoto. Buon ascolto.

  • S2026 · E20
    July 20 · 11 min

    Il lusso del DUBBIO

    Inizio questo episodio confessandoti una cosa: io sono sempre stato un decisionista. Decido in fretta, a volte troppo in fretta, e qualche cicatrice che porto addosso viene esattamente da lì. Non sono, quindi, la persona più attrezzata per parlarti del dubbio. Eppure è proprio da questo punto di partenza scomodo che voglio ragionare insieme a te su qualcosa che riguarda quasi tutti, ma che pochissimi sanno nominare bene. Il dubbio fa paura. E quasi tutti, per scappare da quella paura, fanno una di tre cose: decidono troppo in fretta, non decidono affatto, cercano certezze dove non esistono. Tre strategie diverse, stesso risultato: non stare nel dubbio. Andarsene da lì il prima possibile. In questo episodio ti racconto la storia di Giulia, trentotto anni, quasi un anno di relazione con Marco e quasi un anno passato a interrogarsi su una domanda sola: lo amo davvero, o è solo la comodità di stare bene con qualcuno? Una domanda che sembra ragionevole, finché non capisci che non è una domanda. È un tribunale. Mi sono fatto aiutare da due libri che trovo preziosi: Incertezza positiva di Andrés Pascual, e L'ingannevole paura di non essere all'altezza di Roberta Milanese, psicologa e ricercatrice. Da angolazioni diverse, arrivano allo stesso posto: il dubbio non è il nemico. È l'uso che ne fai che decide tutto. La distinzione che ti porto oggi è quella tra dubbi che sono domande e dubbi che sono ansia travestita da domanda. Riconoscere la differenza cambia tutto - su come stai in una relazione, su come prendi una decisione, su come smetti di consumarti in attesa di una certezza che non arriverà mai. Buon ascolto.

  • S2026 · E19
    July 13 · 14 min

    La scelta di FIDARSI

    Carla e Rossana si incontrano per la prima volta a novembre, davanti a un tavolo apparecchiato per dodici persone. Non si scontrano, non litigano, non si dicono niente di sbagliato. Eppure, dopo un anno, non si conoscono per niente. In mezzo c'è Matteo, che fa finta di non vedere, e due persone che si proteggono a vicenda usando come scudo la propria autosufficienza. In questo episodio parto da questa storia per parlare della fiducia. Quella concreta, quotidiana - che ha poco a che fare con i discorsi motivazionali e ancora meno con l'idea che vada guadagnata come una medaglia. La fiducia, ti dico subito, è una scelta. Una postura che porti tu, prima ancora che l'altro faccia qualsiasi cosa. E aspettare le condizioni giuste per concederla è il modo più elegante che conosciamo per non rischiare nulla e poi lamentarci che le relazioni non funzionano. Parliamo anche di quell'alibi che usiamo tutti almeno una volta: "mi sono fidato e mi sono scottato, adesso non mi fido più." È comprensibile. Ma c'è un errore di logica dentro quella frase che vale la pena nominare - e che costa molto di più di quanto sembri. Buon ascolto.

  • S2026 · E18
    July 6 · 12 min

    La TRAPPOLA del confronto

    Marco Aurelio, ogni mattina prima che il mondo entrasse, si sedeva a scrivere. A se stesso. In quei taccuini privati tornava sempre sulla stessa domanda: cosa dipende da me, e cosa no. Tra le cose che non dipendevano da lui c'erano quasi sempre gli altri. E ogni volta che si accorgeva di star misurando la propria vita in confronto a qualcuno, si rimetteva in carreggiata. Non era per nulla indifferente al mondo, ma aveva capito che il confronto con gli altri è spesso un modo elegante per non guardarsi. In questo episodio parto da lì, dall'abitudine di un imperatore, per arrivare a qualcosa di molto più vicino: il meccanismo che blocca le persone e sembra un ostacolo esterno, quando è uno sguardo. Lo sguardo fisso sull'altro, su dove è arrivato lui, su cosa ha già ottenuto lei, mentre la propria strada resta lì ad aspettare. Ti racconto di Massimo, ventotto anni, fuori corso da tre, con un fratello minore già laureato con lode. Massimo sembrava uno affetto da "rimandite", ma procrastinava perché ogni volta che apriva un libro, dentro non c'era un capitolo da studiare. C'era Luca, già arrivato, col riflettore dei genitori puntato addosso. In questo episodio parliamo di confronto sociale, del meccanismo descritto da Leon Festinger negli anni Cinquanta, e di cosa succede quando smette di darti informazioni e inizia a darti verdetti. Parliamo anche della forma di confronto che funziona, quella che invece di consumarti ti orienta - e della differenza che c'è tra cercare un giudice e cercare una mappa. Buon ascolto.

  • S2026 · E17
    June 29 · 12 min

    Chi cambia TI SPAVENTA? Perché saboti chi ami senza accorgertene

    Quando una persona vicina cambia - riprende a studiare, inizia un progetto, prende sul serio qualcosa che teneva nel cassetto - succede una cosa curiosa. Una parte di te tifa per lei. E un'altra parte, più silenziosa e molto più furba, tira il freno a mano. In questo episodio non ti racconto una storia vista al bar. Ti propongo un esperimento. Ti chiedo di metterti nei panni di chi sta accanto a chi cambia, e di guardare con onestà quei piccoli gesti che facciamo tutti, in buona fede, per riportare l'altro al punto di partenza. La preoccupazione che sembra affetto. L'ironia che sembra leggerezza. Il "ti sei montata la testa" che sembra sincerità. Parliamo di cambiamento, di equilibri che si rompono, dei ruoli che ci assegniamo senza firmare niente, e di quel fastidio sottile che proviamo quando qualcuno vicino comincia a correre e noi siamo rimasti fermi. Con un segnale pratico per riconoscere, nel tuo corpo prima che nelle tue parole, quando stai per fare il tuo personale lavoretto di sabotaggio. Perché in questa storia il personaggio interessante non è mai chi cambia. Sei tu, che guardi. Buon ascolto.

  • S2026 · E16
    June 22 · 12 min

    La gentilezza della PAURA

    Una mattina a Brescia, un cameriere di nome Michele dice una parola sola prima di girarsi: "Volentieri." Una parola comune. Eppure quella mattina aveva il peso di un regalo inaspettato. Perché siamo così disabituati alla gentilezza vera che quando la incontriamo ci sorprende. In questo episodio parto da quella scena per smontare qualcosa che diamo quasi sempre per scontato: che la gentilezza che pratichiamo ogni giorno nasca davvero da un posto buono. Spesso nasce dalla paura. Paura del giudizio, del rifiuto, di deludere. E quella gentilezza - per quanto in superficie assomigli all'altra - ha un costo preciso: risentimento interno, aspettative non dette, relazioni che si reggono su un equilibrio fragile. Ti porto dentro la distinzione tra gentilezza autentica e cortesia strumentale, ti mostro le frasi spia che la smaschera, e chiudo con il filo che attraversa tutto il mio lavoro: il sano egoismo. Perché prendersi cura degli altri in modo vero richiede prima di tutto persone che stiano in piedi sulle proprie gambe. Buon ascolto.

  • S2026 · E15
    June 15 · 13 min

    Il DOLORE che ti parla

    Vorrei smettere di sentirmi così. È una delle frasi che sento più spesso, e nasconde sempre lo stesso presupposto: che l'emozione scomoda sia un guasto da spegnere. In questo episodio ti spiego perché quel presupposto è sbagliato, e ti sta costando più di quanto immagini. Il dolore emotivo è un'informazione. Partiamo dalla biologia dei recettori, attraversiamo il meccanismo dell'evitamento esperienziale e la storia di Anna - che aveva trasformato l'iperattività serale nel suo modo di non sentire - fino alla distinzione tra i tre tipi di dolore: evolutivo, residuo e sofferenza inutile. In chiusura, un esercizio pratico: due domande da fare alle tue emozioni prima di scappare via. Nell'episodio consiglio il libro "La sofferenza inutile" di Franco Nanetti (Ed. Pendragon). OLTRE LE PAROLE è il podcast di Sergio Omassi su come comunichi con te stesso e con gli altri, per relazioni e una vita di qualità migliore. Buon ascolto!

  • S2026 · E14
    June 8 · 12 min

    La VERGOGNA che non si nomina

    C'è una frase che torna spesso nelle prime sessioni di coaching: "Io non mi vergogno di niente." Detto con una certa soddisfazione, quasi fosse un traguardo. Il problema è che, nella mia esperienza, è quasi sempre chi porta quella frase ad avere la vergogna più radicata. Quella che nel tempo ha smesso di presentarsi come vergogna e ha imparato a presentarsi come durezza, come attacco, come una franchezza che taglia. In questo episodio parliamo di vergogna. Di come si distingue dalla colpa - e la differenza non è sottile, è un abisso. Di come agisce nelle relazioni senza che nessuno la veda. E di come riconoscerla, almeno in te, cambi radicalmente quello che succede dopo. Buon ascolto.

  • S2026 · E13
    June 1 · 14 min

    Il coraggio di RICEVERE

    Ti hanno mai fatto un complimento e tu, prima ancora che finissero la frase, lo stavi già smontando? "Ma figurati, non era niente." Lo facciamo quasi tutti, in automatico, convinti di essere persone modeste e discrete. In questo episodio ti porto in uno dei territori più sottovalutati delle relazioni: la fatica di ricevere. Perché dare è la parte comoda, quella che ti tiene un gradino più in alto e in pieno controllo. Ricevere ti scopre, ti mette in debito, ti obbliga ad ammettere che da solo non bastavi. Parliamo di chi dà tutto e non accetta niente, del prezzo che paga chi gli sta accanto, e di cosa significa davvero tenere le mani aperte. Chiudiamo con un esercizio da quattro secondi che ti sembrerà ridicolo finché non lo provi. Buon ascolto.

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  • S2026 · E12
    May 25 · 15 min

    Chi reciti QUANDO LITIGHI?

    Hai mai notato che durante una discussione importante cambiatteggiamento più volte, senza accorgertene? Inizi attaccando, poi ti senti la vittima, poi provi a fare il pacificatore di turno. Tre ruoli in pochi minuti, e nessuno te li ha insegnati. Inquesto episodio ti porto dentro il triangolo drammatico di Stephen Karpman, una mappa psicologica del 1968 che spiega meglio di mille teorie quello che ci succede quando litighiamo. Vittima, carnefice e salvatore: tre costumi che indossiamo aturno, spesso nella stessa identica conversazione, con una velocità di cambio che farebbe invidia a un attore consumato. Ti racconto due scene reali, una a cena tra amici e una inriunione di lavoro, per mostrarti come questi tre ruoli ruotano nel concreto e perché nessuno dei tre è davvero quello "buono". Anche il salvatore, che sembra il più nobile, alimenta la dinamica esattamente come gli altri. Chiudo con due esercizi pratici: uno per riconoscere il tuocostume preferito, quello in cui scivoli senza accorgertene, e uno più scomodo per smettere di salvare le persone che non ti hanno chiesto di essere salvate. Buon ascolto!

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  • S2026 · E11
    May 18 · 13 min

    La fame di essere VISTI

    C'è una fame antica che pochissimi sanno nominare: la fame di essere visti, non solo per quello che facciamo, ma per chi siamo davvero. In questo episodio ti racconto la storia di Diletta, una donna che dopo vent'anni passati a reggere tutto è crollata per una frase apparentemente piccola, e ti porto dentro un territorio dove si decidono crisi di coppia, allontanamenti familiari e amicizie che si spengono senza un motivo evidente. Parlo anche di chi non sa dare riconoscimento perché a sua volta non lo ha mai ricevuto, e del livello più scomodo: quello del riconoscimento che non sappiamo dare a noi stessi. Chiudo con due indicazioni pratiche e un riferimento agli studi di René Spitz ed Eric Berne, per dare a tutto questo la cornice scientifica che merita. Buon ascolto!

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  • S2026 · E10
    May 11 · 12 min

    Leader persona, non personaggio - Empatia dannosa e sicurezza psicologica

    Decimo episodio di OLTRE LE PAROLE. Per la prima volta usciamo dalle relazioni "fondamentali" - partner, figli, amici - per entrare in un territorio dove le stesse dinamiche si presentano amplificate: la leadership. Cosa significa guidare un gruppo di persone senza indossare una maschera? Perché il "capo bravo" che non ferisce mai nessuno finisce per perdere i collaboratori migliori? Attraverso la storia di Stefano e la distinzione tra leader-persona e leader-personaggio, un episodio che riprende tutti i fili dei precedenti e li applica al mondo del lavoro. Buon ascolto!

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  • S2026 · E9
    May 4 · 11 min

    Quello che fai per evitare l’ABBANDONO

    C'è un motore nascosto dietro molti dei comportamenti che roviniamo le nostre relazioni. Non è la stanchezza, non è il carattere, non è il fatto che "siamo fatti così". È la paura di essere lasciati. Gira in silenzio, in sottofondo, e trasforma i sì automatici in abitudine, i silenzi in punizione, le etichette in grida di terrore mal tradotte. In questo episodio parto da una domenica sera qualunque - un cassetto chiuso con troppa forza, cinquanta centimetri di letto che hanno il sapore di chilometri - per arrivare al meccanismo che quasi nessuno nomina, ma che quasi tutti conoscono. Con la storia di Riccardo, e con il contributo della teoria dell'attaccamento di John Bowlby, provo a mostrarti come riconoscere questo schema quando è in corso - e come smettere di lasciare che una ferita vecchia decida al posto tuo. Buon ascolto!

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  • S2026 · E8
    April 27 · 12 min

    Il corpo NON MENTE mai

    Credi di stare ascoltando, ma hai le braccia conserte e gli occhi da qualche altra parte. Credi di essere presente, ma il tuo corpo ha già dichiaratoche sei altrove. In questo episodio entriamo nel territorio che finora abbiamo solo sfiorato: il corpo come primo linguaggio. Quello che parla prima di te, spesso al posto tuo, e a volte contro di te. La storia di Davide e di sua figlia ci mostra come sia possibile dire le parole giuste e trasmettere esattamente il contrario - e come bastino tre gesti concreti per invertire la rotta dopo mesi di muri. Scopriamo perché il corpo è il primo Intervento del ciclo ORGI, cosa significa davvero "essere presenti" e qual è la differenza abissale tra controllare il corpo per sembrare qualcosa e diventare consapevole di cosa stai già trasmettendo. Il corpo non mente mai. Il problema è un altro. Buon ascolto.

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  • S2026 · E7
    April 20 · 15 min

    Dominare l'istinto: il ciclo ORGI

    Ti sei mai chiesto perché, a volte, esplodi prima ancora di aver capito cosa sia successo davvero? In questo settimo episodio di OLTRE LE PAROLE, entriamo nella biomeccanica della nostra anima per smontare il ciclo O.R.G.I. di Edgar Schein. Scopriremo insieme come l’Osservazione, la Reazione, il Giudizio e l’Intervento si intreccino in millisecondi, trasformando un semplice fatto in una condanna senza appello. Spesso chiamiamo "spontaneità" quella che è solo schiavitù verso un software arcaico progettato per la savana. Relazionarsi in modo eroico significa invece imparare l'arte della risposta consapevole, creando quel "dosso" necessario tra l'impulso biologico e la parola che pronunciamo. In questo episodio esploreremo: Perché il nostro cervello detesta l'incertezza e preferisce inventare colpe inesistenti. Come disinquinare il ciclo dei nostri impulsi per tornare a vedere la realtà. La forza della vulnerabilità come strumento per costruire ponti invece di trincee. La responsabilità di non essere più sudditi delle proprie emozioni. Smettere di essere prevedibili e mollare l'alibi del "sono fatto così" è l'unico modo per essere finalmente liberi e offrire agli altri la stessa libertà. Buon cammino.

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