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Artwork for Una sera con Te(o)
Una sera con Te(o) · October 14 · 56 min

S 03 - E 01: Teo & Simon Quattrini

In questa puntata di “Una sera con Teo” incontro Simon Quattrini, 19 anni e un’idea molto chiara: provare a diventare ogni giorno una versione migliore di se stesso. Simon pratica Kung Fu, suona la chitarra, studia lingue, si interessa di trading, psicologia, business e crescita personale. Ma soprattutto crede nella disciplina e in una regola apparentemente semplicissima: migliorarsi dell’1% al giorno. Partiamo proprio da qui per parlare di obiettivi, successo e fallimento. Di quanto sia importante avere una direzione, ma anche accettare che quella direzione possa cambiare mentre cresciamo. Perché forse fallire non significa sbagliare strada: significa fermarsi, capire cosa è successo e ripartire con qualcosa in più. Poi entriamo nel mondo della Gen Z: social, relazioni, timidezza, ghosting e quella strana contraddizione per cui oggi è facilissimo entrare in contatto con qualcuno, ma sembra sempre più difficile costruire un rapporto che abbia il tempo di diventare qualcosa. Parliamo anche d’amore e della paura di rimanere soli, soprattutto quando una relazione finisce. Simon racconta un pensiero che diventa uno dei fili conduttori della puntata: anche quando amiamo qualcuno non dovremmo lasciare noi stessi da parte. E poi ci scambiamo i ruoli. Simon comincia a fare domande a me e finiamo a parlare di automobili, pittura, dei miei improbabili esordi con tele e pennelli, di Picasso, tatuaggi e di quanto sia difficile accettare di non essere immediatamente bravi quando iniziamo qualcosa di nuovo. Alla fine rimangono soprattutto due idee. La prima è che non servono necessariamente rivoluzioni: a volte basta quell’1% in più ogni giorno. La seconda è che fallire non significa essere falliti. Possiamo cambiare strada, ricominciare, rischiare, scoprire che qualcosa non fa per noi e persino tornare indietro. L’importante è portarsi dietro quello che abbiamo imparato. A 19 anni Simon sta ancora costruendo la persona che vuole diventare. Ma forse è proprio questo il punto: in fondo, lo stiamo facendo tutti.

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show notes

In questa puntata di “Una sera con Teo” incontro Simon Quattrini, 19 anni e un’idea molto chiara: provare a diventare ogni giorno una versione migliore di se stesso.


Simon pratica Kung Fu, suona la chitarra, studia lingue, si interessa di trading, psicologia, business e crescita personale. Ma soprattutto crede nella disciplina e in una regola apparentemente semplicissima: migliorarsi dell’1% al giorno.


Partiamo proprio da qui per parlare di obiettivi, successo e fallimento. Di quanto sia importante avere una direzione, ma anche accettare che quella direzione possa cambiare mentre cresciamo. Perché forse fallire non significa sbagliare strada: significa fermarsi, capire cosa è successo e ripartire con qualcosa in più.


Poi entriamo nel mondo della Gen Z: social, relazioni, timidezza, ghosting e quella strana contraddizione per cui oggi è facilissimo entrare in contatto con qualcuno, ma sembra sempre più difficile costruire un rapporto che abbia il tempo di diventare qualcosa.


Parliamo anche d’amore e della paura di rimanere soli, soprattutto quando una relazione finisce. Simon racconta un pensiero che diventa uno dei fili conduttori della puntata: anche quando amiamo qualcuno non dovremmo lasciare noi stessi da parte.


E poi ci scambiamo i ruoli.


Simon comincia a fare domande a me e finiamo a parlare di automobili, pittura, dei miei improbabili esordi con tele e pennelli, di Picasso, tatuaggi e di quanto sia difficile accettare di non essere immediatamente bravi quando iniziamo qualcosa di nuovo.


Alla fine rimangono soprattutto due idee.


La prima è che non servono necessariamente rivoluzioni: a volte basta quell’1% in più ogni giorno.


La seconda è che fallire non significa essere falliti.


Possiamo cambiare strada, ricominciare, rischiare, scoprire che qualcosa non fa per noi e persino tornare indietro. L’importante è portarsi dietro quello che abbiamo imparato.


A 19 anni Simon sta ancora costruendo la persona che vuole diventare.


Ma forse è proprio questo il punto: in fondo, lo stiamo facendo tutti.