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C’è qualcosa di profondamente umano in HELP(2), la compilation di inediti benefica destinata al sostegno dell’associazione War Child, che fornisce aiuto, istruzione, supporto e protezione ai bambini colpiti dai conflitti in tutto il mondo. Non solo per la causa che sostiene, ma per il modo in cui riesce a trasformare un’idea di beneficenza in un vero momento culturale. Registrato negli studi di Abbey Road Studios sotto la supervisione di James Ford, il progetto riprende lo spirito del leggendario HELP del 1995 e lo aggiorna a un presente in cui le guerre sono diventate rumore di fondo costante nei nostri feed, nei telegiornali, nelle vite degli altri.Ma la forza dell’album non sta solo nel messaggio, nell’impegno benefico. Sta nel caos creativo che tiene insieme artisti apparentemente lontanissimi: Arctic Monkeys, Olivia Rodrigo, Depeche Mode, Pulp, Fontaines D.C., Sampha e Black Country, New Road convivono in una tracklist che sembra costruita più sull’urgenza emotiva che sulla coerenza stilistica. Ed è proprio questo il punto.L’apertura con “Opening Night” degli Arctic Monkeys ha il peso di un sipario che si alza lentamente: elegante, scura, quasi cinematografica. Poco dopo arrivano le tensioni spoken-word di “Flags”, dove Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest trasformano la protesta in una liturgia post-britpop.Il disco però dà il meglio quando smette di cercare il “momento evento” e lascia spazio alla vulnerabilità. “Warning” di Cameron Winter è probabilmente il brano più spoglio e destabilizzante del lotto, mentre “Sunday Light”, con Anna Calvi, Ellie Rowsell e Nilüfer Yanya, sembra sospesa tra spiritualità e collasso emotivo. Anche Wet Leg sorprendono rallentando tutto in “Obvious”, rinunciando all’ironia per qualcosa di molto più fragile.E poi c’è il fattore Abbey Road. Non come semplice location iconica, ma come presenza sonora. Si sente che molti brani sono nati da incontri improvvisi, da artisti entrati nelle stanze sbagliate al momento giusto. La cover di “The Book of Love” cantata da Olivia Rodrigo con la chitarra di Graham Coxon è uno di quei casi in cui il contesto conta quasi quanto la canzone stessa.La cosa più sorprendente è che HELP(2) evita quasi sempre la retorica. Sarebbe stato facile costruire un disco “importante” ma pesante, pieno di slogan e collaborazioni senz’anima. Invece il progetto funziona perché lascia spazio alle crepe, ai silenzi, alle imperfezioni. È una compilation disordinata, sì, ma viva. E forse oggi è l’unico modo possibile di fare un disco politico senza sembrare artificiale.In un’epoca in cui le charity compilation sembravano relitti degli anni Novanta, HELP(2) riesce nell’impresa più difficile: far sembrare di nuovo necessaria la musica collettiva.
VOCE
Antonini Jonathan Luzzi
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Antonini Jonathan Luzzi
