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OttolinaTV · August 18 · 8 min

I Pipponi del Marru Ep.29: Londra è NELLA MERDA (letteralmente). E ora è il turno dell’Italia.

Bella Londra, eh. Peccato sia nella merda. Letteralmente. 25 dicembre 2025. Beatrice Asante sta preparando il pranzo di Natale. Mette le patate nel lavandino. Apre il rubinetto. Niente. Lo richiude. Lo riapre. Ancora niente. Corre all’unico supermercato aperto e compra delle bottiglie d’acqua. Pensa che durerà qualche ora. Sette mesi dopo, sta ancora aspettando. Beatrice è una delle centinaia di persone che vivono in nove palazzoni del Devons Road Estate, a Tower Hamlets, nell’est di Londra. Da mesi l’acqua arriva a intermittenza. A volte non arriva proprio. Non riescono a lavarsi. A cucinare. A pulire casa. E soprattutto, in alcuni momenti, non riescono nemmeno a tirare lo sciacquone. Tutto merito di Thames Water, la più grande compagnia idrica britannica e ormai il simbolo per eccellenza del disastro della privatizzazione dell’acqua inglese. Da quando è stata privatizzata, ha distribuito 7 miliardi di sterline di dividendi. Ma ha fatto precipitare il servizio idrico a livelli da Terzo Mondo, mentre accumulava qualcosa come 18 miliardi e mezzo di debiti. A mangiarsi il grosso della torta è stato un consorzio guidato da Macquarie, il più grande gestore privato di infrastrutture strategiche al mondo. E che, manco a dirlo, tra i suoi principali azionisti indovinate un po’ chi vede? Esatto: sempre loro. BlackRock, Vanguard e State Street. Sono le magnifiche sorti e progressive della privatizzazione dei monopoli naturali. Quando c’è da estrarre valore, l’acqua è privata. Quando bisogna garantire che esca dal rubinetto, improvvisamente diventa un problema di tutti.

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show notes

Bella Londra, eh.


Peccato sia nella merda.


Letteralmente.


25 dicembre 2025.


Beatrice Asante sta preparando il pranzo di Natale.

Mette le patate nel lavandino.

Apre il rubinetto.


Niente.


Lo richiude.

Lo riapre.


Ancora niente.


Corre all’unico supermercato aperto e compra delle bottiglie d’acqua.

Pensa che durerà qualche ora.


Sette mesi dopo, sta ancora aspettando.


Beatrice è una delle centinaia di persone che vivono in nove palazzoni del Devons Road Estate, a Tower Hamlets, nell’est di Londra.


Da mesi l’acqua arriva a intermittenza.

A volte non arriva proprio.


Non riescono a lavarsi.

A cucinare.

A pulire casa.


E soprattutto, in alcuni momenti, non riescono nemmeno a tirare lo sciacquone.


Tutto merito di Thames Water, la più grande compagnia idrica britannica e ormai il simbolo per eccellenza del disastro della privatizzazione dell’acqua inglese.


Da quando è stata privatizzata, ha distribuito 7 miliardi di sterline di dividendi. Ma ha fatto precipitare il servizio idrico a livelli da Terzo Mondo, mentre accumulava qualcosa come 18 miliardi e mezzo di debiti.


A mangiarsi il grosso della torta è stato un consorzio guidato da Macquarie, il più grande gestore privato di infrastrutture strategiche al mondo. E che, manco a dirlo, tra i suoi principali azionisti indovinate un po’ chi vede?


Esatto: sempre loro. BlackRock, Vanguard e State Street.


Sono le magnifiche sorti e progressive della privatizzazione dei monopoli naturali.


Quando c’è da estrarre valore, l’acqua è privata.

Quando bisogna garantire che esca dal rubinetto, improvvisamente diventa un problema di tutti.