

Neighbours - So'Stanze - S01E05
Scorrono sostanze nel palazzo. Alcune indefinite, altre fin troppo chiare! Vicini faticano a trovare l'incontro. Colpa della Brexit o di disagi più profondi che si riescono a malapena a nominare? Quanto ne capiamo di droga e dipendenze, ma soprattutto come incidono queste nelle relazioni di vicinato? Quanto la difficoltà di dialogo dipende in realtà dall’assenza a se stessi, che è propria della tossicodipendenza? In questa puntata cerchiamo di capire come farci carico della marginalità. E se la chiave fosse tenere insieme solidarietà e sicurezza, e gettare la cura oltre l’ostacolo? Ne parliamo con Aldo Iezza, psicologo e responsabile del centro terapeutico e riabilitativo Il Camino. Alert: La storia di Ben e’ in Inglese, ma anche se lo sappiamo che siete tutt* vicin* poliglott*, Serenella userà la sua proverbiale britishness per un riassunto da Queen! Siamo Serenella e Maddalena, e ogni settimana viaggeremo tra androni e ballatoi a tutte le latitudini per raccogliere le vostre storie di vicinato! Con l’aiuto di espert* sui temi sollevati, analizzeremo e commenteremo i vostri racconti, apriremo improbabili sportelli condominiali, perché, anche se ancora non lo sapete: sul pianerottolo ci sta tutto il mondo! [TRADUZIONE messaggio Ben] La storia è ambientata a Bruxelles, forse nel 2012. Vivevo in un appartamento bello, abbastanza grande, luminoso e spazioso, insieme alla mia coinquilina. Probabilmente ci abitavo da circa nove mesi e fino a quel momento era andato tutto bene. Sai, ci divertivamo e ci godevamo la vita. Poi una notte, verso le 3 del mattino, un martedì qualunque, mi sono svegliato di soprassalto. Dormivo e mi sono svegliato e ho pensato: cos’è successo? Cos’è questo rumore? E mi sono reso conto che c’era un colpo, un battere che veniva da sotto, dal soffitto del piano di sotto, e poi si è fermato di colpo. Ho pensato: ok, strano. Ma non ci ho dato molto peso. Sono tornato a dormire. Fastidioso, ovviamente, perché il giorno dopo ero stanco al lavoro, ma nulla di grave. Poi, forse qualche giorno dopo, una settimana dopo, è successo di nuovo. Era a metà settimana, io dormivo e ho sentito questo battere a caso. E questo è praticamente quello che è successo a orari stranissimi nelle settimane successive, forse per un mese circa: semplicemente colpi casuali sul soffitto nel cuore della notte, che io immaginavo fossero del vicino del piano di sotto, in piedi su un tavolo con una specie di scopa a battere contro il soffitto. Ora, perché mai faresti una cosa del genere, a meno di essere davvero pazzo? Pensavo: ma sarò io? Forse russo troppo forte? Sarà la mia coinquilina? Cammina in giro con gli stivali o cosa? Alla fine scendiamo di sotto e parliamo con il vicino, in francese. Il mio francese non è granché e la conversazione non è andata molto lontano. Non abbiamo ottenuto una vera risposta, ma quello che avevamo dedotto su di lui era che sicuramente prendeva qualcosa, magari molte cose. Aveva un giro interessante di visitatori, che vedevamo ogni tanto quando entravamo o uscivamo dal palazzo. E durante la conversazione che abbiamo avuto con lui, e credo che ci fosse anche il padrone di casa, ha detto qualcosa tipo: «Oui mais tu es anglais, hein?» («Sì, ma tu sei inglese, eh?»). Ho pensato che fosse una ragione davvero ottima per giustificare il fatto di battere a caso sul soffitto alle 3 del mattino: il fatto che fossi inglese. E ovviamente era prima della Brexit, quindi i rapporti tra il Regno Unito e i paesi europei non si erano ancora deteriorati. Le cose sono andate avanti così per un po’. Il vicino non ha dato nessuna vera spiegazione, a parte dire: «Beh, sì, ma siete inglesi». Nessuna vera ragione per il suo comportamento, né se potevamo cambiare qualcosa noi. Finché, qualche mese dopo, siamo tornati a casa e abbiamo notato che c’era del liquido davanti alla porta. E questo ha cominciato a succedere sempre più spesso. C’era del liquido davanti alla porta e, annusandolo, abbiamo capito che era urina. In pratica questo tizio saliva le scale mentre eravamo al lavoro e pisciava davanti alla nostra porta. Poi, una settimana dopo circa, siamo tornati a casa e la porta era stata sfondata a calci: era entrato in casa. Non aveva rubato niente, non c’era granché da rubare. Ma insomma, abbiamo chiamato la polizia. Ce ne siamo andati abbastanza in fretta dopo quell’episodio, ma è stata un’esperienza stranissima. Ripensandoci ora ci rido su, ma all’epoca è stato incredibilmente stressante. E poi non capivo davvero il perché. Prima i colpi, poi pisciare davanti alla nostra porta e poi entrare in casa nostra. Non abbiamo mai saputo la ragione per cui ci abbia fatto tutto questo. Ma insomma, ormai sono quasi 15 anni, ed è una storia divertente. All’epoca è stato piuttosto stressante, ma sì, bisogna stare attenti a dove si va a vivere.



