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(...) Perché sotto la pressione c’è una faccenda più grande, ed è il senso. Chiedo ai miei amici cosa gli mancava, e nessuno dice i soldi, o il tempo, o il capo. Dicono che il venerdì sera erano incapaci di indicare una cosa che esistesse grazie a loro. Avevano il loro stipendio in più e il loro tempo in meno, e in compenso un titolo in inglese. Il lavoro c’era, ed era tanto. Ore vere, la sera sul divano con gli occhi che bruciano. Quello che mancava era la traccia. Un muratore a fine giornata può appoggiare la mano sul muro. Quando torno dall’orto ho la terra sotto le unghie e so esattamente cosa ho fatto, anche quando è poco. I miei amici a fine giornata avevano una casella di posta un po’ più vuota di come l’avevano trovata, e la mattina dopo era di nuovo piena. Producevano altro lavoro: un documento che giustifica il documento dopo, un progetto che fa partire il progetto dopo. In fondo alla catena una busta paga, unico residuo di tutto quel girare.