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show notes
Follia al Mapei Stadium: la Juve perde la bussola (e l'equilibrio).
Vince il Sassuolo 3-2.
La prima caduta stagionale della Juventus di Luciano Spalletti arriva nel modo più doloroso, inaspettato e caotico possibile.
Il 3-2 finale a favore del Sassuolo non è solo il verdetto di una partita incredibile decisa al 94' dall'ex Adzic, ma rappresenta anche un vistoso campanello d'allarme sulla gestione dei momenti chiave e sulla tenuta difensiva della squadra bianconera.
La Juventus ha mostrato due volti radicalmente opposti all'interno degli stessi novanta minuti.
Se da un lato va premiata la straordinaria forza di volontà nel reagire allo svantaggio iniziale, trascinata da un Edon Zhegrova in stato di grazia, autore di una doppietta, dall'altro è impossibile ignorare i blackout che hanno condizionato la gara.
Dopo aver agguantato il 2-2 in pieno recupero, una squadra matura avrebbe dovuto blindare il punto o gestire l'assalto finale con lucidità.
I bianconeri invece, hanno staccato la spina a livello mentale, concedendo il fianco alle ripartenze letali del Sassuolo e palesando una fragilità difensiva che non si vedeva da tempo.
Nel post-partita, le analisi si sono inevitabilmente concentrate sulla gestione tattica di Mister Spalletti.
Il tecnico toscano è finito sul banco degli imputati principalmente per una gestione dei cambi e delle fasi calde che ha letteralmente spaccato in due la squadra.
Mancanza di equilibrio tattico: come ammesso dallo stesso allenatore ai microfoni di Sky Sport, la Juventus ha peccato di presunzione e foga.
Nel tentativo disperato di ribaltare il match, la squadra si è riversata in avanti con troppi uomini (fino a otto elementi in fase offensiva), lasciando la retroguardia completamente scoperta e in parità numerica.
Il caso Kolo Muani: ha fatto discutere anche la scarsa concretezza nella manovra offensiva e il mancato supporto alla prima punta.
Spalletti ha sottolineato la necessità di sfruttare meglio le sponde del centravanti per ripulire i palloni e far salire i centrocampisti, una soluzione praticamente mai vista al Mapei Stadium.
La lezione da imparare: rimanere in equilibrio e accontentarsi del pareggio sarebbe stata la scelta più comoda.
La ricerca ossessiva della vittoria è una mentalità da grande squadra che Spalletti difende, ma che in fin dei conti non si è assolutamente vista, e l'eccesso di foga ha finito per esporre la Juventus a una transizione difensiva disastrosa.
Una sconfitta sanguinosa che allontana i bianconeri dalla vetta della classifica e obbliga l'ambiente a un immediato esame di coscienza.
Di questo e altro parleremo in questa puntata!
Diteci la vostra!
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Il 3-2 finale a favore del Sassuolo non è solo il verdetto di una partita incredibile decisa al 94' dall'ex Adzic, ma rappresenta anche un vistoso campanello d'allarme sulla gestione dei momenti chiave e sulla tenuta difensiva della squadra bianconera.
La Juventus ha mostrato due volti radicalmente opposti all'interno degli stessi novanta minuti.
Se da un lato va premiata la straordinaria forza di volontà nel reagire allo svantaggio iniziale, trascinata da un Edon Zhegrova in stato di grazia, autore di una doppietta, dall'altro è impossibile ignorare i blackout che hanno condizionato la gara.
Dopo aver agguantato il 2-2 in pieno recupero, una squadra matura avrebbe dovuto blindare il punto o gestire l'assalto finale con lucidità.
I bianconeri invece, hanno staccato la spina a livello mentale, concedendo il fianco alle ripartenze letali del Sassuolo e palesando una fragilità difensiva che non si vedeva da tempo.
Nel post-partita, le analisi si sono inevitabilmente concentrate sulla gestione tattica di Mister Spalletti.
Il tecnico toscano è finito sul banco degli imputati principalmente per una gestione dei cambi e delle fasi calde che ha letteralmente spaccato in due la squadra.
Mancanza di equilibrio tattico: come ammesso dallo stesso allenatore ai microfoni di Sky Sport, la Juventus ha peccato di presunzione e foga.
Nel tentativo disperato di ribaltare il match, la squadra si è riversata in avanti con troppi uomini (fino a otto elementi in fase offensiva), lasciando la retroguardia completamente scoperta e in parità numerica.
Il caso Kolo Muani: ha fatto discutere anche la scarsa concretezza nella manovra offensiva e il mancato supporto alla prima punta.
Spalletti ha sottolineato la necessità di sfruttare meglio le sponde del centravanti per ripulire i palloni e far salire i centrocampisti, una soluzione praticamente mai vista al Mapei Stadium.
La lezione da imparare: rimanere in equilibrio e accontentarsi del pareggio sarebbe stata la scelta più comoda.
La ricerca ossessiva della vittoria è una mentalità da grande squadra che Spalletti difende, ma che in fin dei conti non si è assolutamente vista, e l'eccesso di foga ha finito per esporre la Juventus a una transizione difensiva disastrosa.
Una sconfitta sanguinosa che allontana i bianconeri dalla vetta della classifica e obbliga l'ambiente a un immediato esame di coscienza.
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